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	<title>La Società Cooperativa &#187; Fabio Gavelli &#8211; Globale e solidale</title>
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	<description>Il blog delle cooperative di Forli&#039;-Cesena</description>
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		<title>Le buone pratiche non fanno notizia</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 15:49:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabio Gavelli - Globale e solidale]]></category>

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		<description><![CDATA[Reggio Emilia fa gli acquisti “verdi” per ridurre l’impatto ambientale dei beni pubblici, Capannori si prefigge di non produrre più rifiuti indifferenziati entro il 2020, Acquanegra distribuisce brocche con filtri ai cittadini perché sostituiscano la carissima minerale con l’altrettanto buona ma molto meno costosa “acqua del sindaco”, Padova stende il piano di efficienza energetica, Cassinetta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Reggio Emilia fa gli acquisti “verdi” per ridurre l’impatto ambientale dei beni pubblici, Capannori si prefigge di non produrre più rifiuti indifferenziati entro il 2020, Acquanegra distribuisce brocche con filtri ai cittadini perché sostituiscano la carissima minerale con l’altrettanto buona ma molto meno costosa “acqua del sindaco”, Padova stende il piano di efficienza energetica, Cassinetta di Lugagnano ha messo uno stop al consumo di territorio, Mezzago valorizza le produzioni orticole locali.<br />
Sono alcuni dei comuni virtuosi, che hanno deciso di cambiare registro ponendo il cittadino, l’ambiente e la responsabilità sociale al centro delle proprie decisioni. Purtroppo alle centinaia di buone pratiche che fanno capolino in giro per l’Italia i media non dedicano attenzione. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, ricordano Marco Boschini e Michele Dotti nel libro “L’anticasta – L’Italia che funziona”, che raccoglie molte esperienze dei comuni a 5 stelle.<br />
Infatti da tv e giornali si ricava l’impressione che corruzione, illegalità e disservizi siano dominanti, mentre esiste un Paese nascosto del tutto diverso. Le numerose iniziative condividono alcuni punti: una forte volontà politica, la liberazione da nefasti modelli imposti dalla pubblicità e dall’ideologia consumistica, il coinvolgimento attivo dei cittadini. Tre capisaldi per progettare mille idee valide, cui servirebbe una rete di scambio per fecondare tutto il territorio. Leggendo dei successi (in genere limitati, spesso parziali) si riceve una sana ventata di ottimismo e la conferma che è molto più facile che i cambiamenti virtuosi sgorghino dal basso.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Fabio Gavelli</em></strong></p>
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		<title>Ricicliamo anche i peluche</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 16:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabio Gavelli - Globale e solidale]]></category>

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		<description><![CDATA[Si chiama “Ogni cosa al suo posto” , è un pieghevole in forma di calendario distribuito dal Gruppo Hera. Indica qual è la destinazione, fra i vari cassonetti, di 202 categorie di oggetti, disposti in ordine alfabetico (da Abiti a Zoccoli): quelle indirizzate all’indifferenziato sono ben 80. Fra queste, figurano i giocattoli e i peluche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama “Ogni cosa al suo posto” , è un pieghevole in forma di calendario distribuito dal Gruppo Hera. Indica qual è la destinazione, fra i vari cassonetti, di 202 categorie di oggetti, disposti in ordine alfabetico (da Abiti a Zoccoli): quelle indirizzate all’indifferenziato sono ben 80. Fra queste, figurano i giocattoli e i peluche. Spesso guardati dai bambini distrattamente per qualche minuto, i regali costruiti in Cina e imballati in Italia, finiscono rapidamente nel bidone sotto casa. Sono perlopiù di plastica: bruciata, sviluppa diossine. Triste epilogo per una manifestazione d’affetto.<br />
Da tempo c’è chi si è reso conto del paradosso e tenta di dare una seconda vita a bambole e automobiline gettate via con disinvoltura. È il caso dell’associazione “Gian Burrasca” di Venezia, che raccoglie e rimette a nuovo giocattoli, accessori e vestiti usati.<br />
Il materiale è consegnato dagli stessi soci (sono 214), due addetti si occupano di rigenerarli per poi esporli e venderli nella bottega di Gian Burrasca. Il progetto è nato nel 2004 per iniziativa della cooperativa sociale Macramé (www.coopmacramevenezia.it), che si occupa di integrazione sociale, lo spaccio si trova nella sede della cooperativa. La selezione e la pulitura di abiti e giochi è curata da persone in borsa lavoro, il risultato finale è un oggetto recuperato, che incontra sempre più i favori di famiglie libere dai condizionamenti degli spot. Il negozietto è diventato così un luogo di conoscenza e scambio di relazioni. Un piccolo esempio di come consapevolezza, fantasia e intraprendenza possano trasformare un problema ambientale in un’opportunità di lavoro.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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		<title>Le cooperative dell&#8217;acqua</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 13:42:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabio Gavelli - Globale e solidale]]></category>

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		<description><![CDATA[Grande è bello, se si parla di servizi di pubblica utilità. Questo almeno è il credo diffuso da un quarto di secolo dagli economisti che poi ha contagiato anche la politica. Con le conseguenze che le vecchie società municipalizzate che gestivano acquedotti e smaltivano rifiuti, sono state spazzate via da società multiservizi (private o miste) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Gavelli" src="../wp-content/uploads/2007/07/fabio_gavelli.gif" alt="Gavelli" width="200" height="307" /></p>
<p>Grande è bello, se si parla di servizi di pubblica utilità. Questo almeno è il credo diffuso da un quarto di secolo dagli economisti che poi ha contagiato anche la politica. Con le conseguenze che le vecchie società municipalizzate che gestivano acquedotti e smaltivano rifiuti, sono state spazzate via da società multiservizi (private o miste) che a loro volta assumono dimensioni sempre maggiori. Fra qualche anno scadranno concessioni e affidamenti anche in Romagna e si procederà ai nuovi bandi, cui potranno prendere parte società di tutta Europa. Il binario ormai tracciato è quello della holding multiservizi: ora Hera (da Modena a Rimini), in futuro si vedrà. Sembra quasi impossibile, eppure  esistono ancora in Italia esperienze del tutto diverse, gestite proprio da cooperative. Parliamo di piccoli paesi, ma che devono garantire gli stessi servizi delle città maggiori. È il caso di Appiano, in provincia di Bolzano, dove l’approvvigionamento idrico è fornito da una cooperativa che nel 2007 ha distribuito 550 milioni di litri e fatturato 145 mila euro. Tariffa: 0,25 euro a metro cubo (non comprende il servizio depurazione, in capo al Comune). Un esempio più strutturato si trova nel Biellese, dove sono presenti 34 cooperative di cittadini che gestiscono l’acquedotto nelle loro frazioni. Si sono associate e hanno costuito un consorzio e conserveranno fino al 2023 la concessione degli acquedotti della zona di Mezzana Montaldo.<br />
Sono casi marginali, senza dubbio. Ma a fronte di aziende con staff dirigenziali pletorici, strutture ridondanti e consiglieri di amministrazioni pagati centinaia di migliaia di euro (costi che finiscono inevitabilmente in bolletta), è in atto un ripensamento generale sulla gestione dei servizi. La flessibilità non è infatti caratteristica delle maxi aziende, che non a caso puntano a diventare proprietarie degli acquedotti e delle reti infrastrutturali, per ora  in mano pubblica. L’acqua sarà un terreno su cui si misurerà, fra i politici,  la reale volontà democratica e la disponibilità a chiamare i cittadini a compiere scelte decisive.</p>
<p><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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		<title>Vantaggi fiscali per chi non inquina</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Dec 2008 09:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabio Gavelli - Globale e solidale]]></category>

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		<description><![CDATA[Più tasse sui prodotti ‘energivori’, vantaggi fiscali per le soluzioni a basso impatto ambientale. Per capire: i bicchieri di plastica che non sono riciclabili dovranno costare di più, mentre gli imballaggi biodegradabili di meno. Come? Applicando in modo intelligente la leva fiscale: si incentivano i produttori responsabili, si scoraggiano gli altri. Bel programma, ma chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/21313845@N04/2699426341/"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3224/2699426341_8eca4aa391.jpg?v=0" alt="" width="500" height="369" /></a></p>
<p>Più tasse sui prodotti ‘energivori’, vantaggi fiscali per le soluzioni a basso impatto ambientale. Per capire: i bicchieri di plastica che non sono riciclabili dovranno costare di più, mentre gli imballaggi biodegradabili<br />
di meno. Come? Applicando in modo intelligente la leva fiscale: si incentivano i produttori responsabili, si scoraggiano gli altri. Bel programma, ma chi se la sente di cominciare?<br />
Il governo francese. Con una recente legge quadro sulla difesa dell’ambiente ha introdotto una ridda di eco-tasse e individuato 25 aree del territorio dove sarà aumentata l’Iva su prodotti di largo consumo che<br />
non rispettano determinati requisiti. Il provvedimento indica inoltre obiettivi di risparmio energetico per le abitazioni, che dovranno scendere da 230 a 150 chilowatt al metro quadro.<br />
Norme simili sono state approvate negli ultimi anni in Germania, Danimarca e in altri Paesi europei, che hanno compreso come la sfida del futuro si giocherà sulle tecnologie ‘morbide’, come vengono chiamate.<br />
Un mix che prende le mosse dal risparmio di risorse e facilita lo sviluppo di aziende innnovative, con conseguenze positive su più livelli: creazione di posti di lavoro, ambiente più sano. Le prime dichiarazioni del neo presidente americano Barack Obama lasciano intendere che anche l’amministrazione Usa imbocchi questa strada. L’Italia sta purtroppo prendendo la piega opposta.<br />
Il governo si è battuto in sede europea per strappare una proroga al Protocollo di Kyoto: raggiungere gli obiettivi fissati, ha sostenuto il premier Berlusconi, costerebbe troppo alle aziende italiane. Come purtroppo accade sempre più spesso, nell’occasione sono state fornite cifre in contrasto con quelle di studi internazionali e i cittadini si trovano sempre più disorientati. In Francia i provvedimenti<br />
che innalzano le tasse agli inquinatori sono stati approvati quasi all’unanimità; destra e sinistra sul punto hanno convenuto sui principi di fondo. L’Italia potrebbe pagare il nuovo oscurantismo a carissimo prezzo.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
<p style="text-align: right;">(La foto, da Flickr, è di <a href="http://www.flickr.com/photos/21313845@N04/2699426341/">pfala</a>)</p>
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		<title>Il Festival di Internazionale</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 15:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabio Gavelli - Globale e solidale]]></category>

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		<description><![CDATA[  Ore di coda per assistere a un dibattito sul futuro senza petrolio o sulla politica della paura. Teatri e sale super affollate, mostre ed eventi percorsi da grande energia, interesse e partecipazione. Per ricevere una conferma che esiste un’Italia desiderosa di informarsi, di capire cosa succede nel mondo e non si accontenta dei telegiornali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Ore di coda per assistere a un dibattito sul futuro senza petrolio o sulla politica della paura. Teatri e sale super affollate, mostre ed eventi percorsi da grande energia, interesse e partecipazione. Per ricevere una conferma che esiste un’Italia desiderosa di informarsi, di capire cosa succede nel mondo e non si accontenta dei telegiornali, bastava passare da Ferrara, fra il 3 e il 5 ottobre. In quei giorni si è svolto il secondo Festival della rivista Internazionale (www.internazionale.it), che ha richiamato 32  mila persone a oltre trenta  incontri ed eventi con 64 giornalisti, scrittori, docenti e illustratori di graphic novel, provenienti da 28 Paesi.</p>
<p>Molti si sono dovuti accontentare di ascoltare le conferenze all’esterno o di seguirle nei monitor, perché gli ingressi (tutti gratuiti) bisognava guadagnarseli mettendosi in fila per tempo. E’ un successo che arride soprattutto alla redazione del settimanale, ma non solo. Merito del Comune di Ferrara e dell’Arci aver creduto in una manifestazione dal forte orientamento culturale che in questi periodi potrebbe apparire in controtendenza. Invece è molto più ampia di quello che si immagina la richiesta di cultura e di informazione seria e approfondita e la presenza di tantissimi giovani smentisce alcuni luoghi comuni diventati addirittura prassi di governo.</p>
<p>Il Festival suggerisce inoltre che per rilanciare le città occorrono soprattutto le idee e le capacità organizzative, prima ancora che i fondi. Iniziative del genere (che fra l’altro hanno riempito per tre giorni alberghi, ristoranti e bar) avrebbero potuto tenersi anche in Romagna, che ha tutte le carte in regola: perimetri urbani a misura d’uomo, buone dotazioni ricettive, presenza universitaria. I casi di Ferrara, di Mantova (col Festival della Letteratura) e di Modena (con l’appuntamento dedicato alla Filosofia) devono far riflettere amministratori pubblici, imprese e cooperative. La cultura è una fortissima opportunità di crescita.</p>
<p style="text-align: right; "><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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		<title>Tutto va peggio? Non è vero</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 07:25:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  «Non è vero che tutto va peggio», è il titolo di un libro appena uscito, scritto da Michele Dotti, educatore faentino e volontario di Mani Tese, assieme a Jacopo Fo. La professione di ottimismo a prima vista sembrerebbe fuori luogo. Poi, scavando sotto la superficie, ignorate dalle telecamere televisive, si scopre che qualcosa di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>«Non è vero che tutto va peggio», è il titolo di un libro appena uscito, scritto da Michele Dotti, educatore faentino e volontario di Mani Tese, assieme a Jacopo Fo. La professione di ottimismo a prima vista sembrerebbe fuori luogo. Poi, scavando sotto la superficie, ignorate dalle telecamere televisive, si scopre che qualcosa di buono si muove. Per esempio a Torraca, paesino del Salernitano con 1400 abitanti: hanno abbattuto la bolletta elettrica da 45 mila a 18 mila euro impiegando i led nell’illuminazione pubblica, costruito tre impianti fotovoltaici e realizzeranno la monorotaia elettrica più lunga del mondo (5,5 km). Si scopre che a Capannori, in provincia di Lucca, è stato lanciato il progetto «Rifiuti Zero» da raggiungere nel 2020. Un’utopia? Forse no, se si considera che già ora nel centro toscano sono all’80% di raccolta differenziata (utilizzano il sistema domiciliare) e la produzione totale di immondizia è in calo. Ad Avigliana e Carugate, paesini della cintura torinese e milanese, i nuovi edifici e le ristrutturazioni avvengono solo con i criteri della bio-edilizia e dell’efficienza energetica. Indagando ancora, si può sapere che a Padova è sorto da quattro anni il Cityporto, una piattaforma logistica fuori città dove le merci sono scaricate e affidate a mezzi a metano che le dirottano a destinazione. A Parma parte una sperimentazione nata da un’intesa fra la Provincia e alcuni gruppi della grande distribuzione: in alcuni punti vendita si vendono  cibi e bevande alla spina, per ridurre o abolire l’impatto di imballaggi inutili che finiscono direttamente nel cassonetto e ingrossano il costo dello smaltimento rifiuti.</p>
<p>Questi e numerosi altri esempi sono promossi dall’Associazione Comuni Virtuosi che facilita anche lo scambio delle informazioni e delle conoscenze. Purtroppo  le perle che spuntano in giro per l’Italia non brillano in Romagna. Se scarseggiano le idee, basta un pizzico di curiosità e si dà un’occhiata a quello che fanno gli altri.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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		<title>Se non si investe in comunicazione</title>
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		<pubDate>Fri, 16 May 2008 17:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alla luce delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale, non soffia un vento favorevole alla cooperazione col nuovo governo. Eppure negli ultimi dieci anni in Italia il movimento cooperativo è cresciuto: le cooperative sociali per esempio sono 8 mila, hanno 3,4 milioni di utenti e 250 mila addetti. Forse proprio per questo si assiste a un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Alla luce delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale, non soffia un vento favorevole alla cooperazione col nuovo governo. Eppure negli ultimi dieci anni in Italia il movimento cooperativo è cresciuto: le cooperative sociali per esempio sono 8 mila, hanno 3,4 milioni di utenti e 250 mila addetti.</span></p>
<p><span>Forse proprio per questo si assiste a un attacco nutrito da una forte carica ideologica. Un tema sviscerato bene da Carlo Borzaga, docente di politica economica all’Università di Trento, fra i maggiori esperti del ramo, in una intervista pubblicata sul numero di aprile della rivista Altreconomia (www.altreconomia.it). «Il codice civile italiano ha favorito l’impresa for profit con finalità speculativa – dice il professore – e a livello globale ci troviamo di fronte all’effetto culturale del Washington Consensus, secondo cui un’economia di mercato popolata solo da attori for profit è superiore alle altre. Si costruiscono modelli economici irrealistici per creare istituzioni». In altre parole: l’impianto ideologico fortemente supportato dal denaro disegna un modello politico e culturale, a volte  negativo alla prova dei fatti, ma venduto come vincente.</span></p>
<p><span>Non è sul piano economico e sociale che la cooperazione ha bisogno di dimostrare le proprie qualità. È sul fronte della comunicazione e dell’immagine che pare schiacciata davanti alle corazzate del “profitto a qualunque costo”. Borzaga giustamente insiste sul fatto che le cooperative spesso producono beni e servizi migliori a minor prezzo, che i fini sociali risultano portatori di maggior benessere all’intera collettività, che l’impresa cooperativa è (o dovrebbe essere) gestita in forma democratica. </span></p>
<p><span>Tutti fattori noti a chi opera in modo mutualistico, clamorosamente ignorati da molti cittadini (e dagli elettori), che ormai si sono bevuti la storiella che le cooperative non pagano l’Iva e l’Irap&#8230; </span></p>
<p><span>Lo studioso prevede ancora ampi spazi di sviluppo per il movimento, considerando che recenti ricerche mettono in evidenza che l’impresa capitalistica spesso non riesce a garantirsi la fedeltà del lavoratore. Ma se non si investe in informazione, restano puri desideri.</span></p>
<p><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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		<title>Una linea bio che è una bellezza</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2008 17:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si può fare ricerca e sviluppo, scegliere materie prime eque e solidali e vincere le sfide del mercato pur essendo una piccola impresa. È la lezione di Gala, una società forlivese, che festeggia in questi giorni i quattro anni di attività. Tre giovani, animati da un’idea: produrre cosmetici con basi (tè verde, aloe, spezie) qualificate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può fare ricerca e sviluppo, scegliere materie prime eque e solidali e vincere le sfide del mercato pur essendo una piccola impresa. È la lezione di Gala, una società forlivese, che festeggia in questi giorni i quattro anni di attività. Tre giovani, animati da un’idea: produrre cosmetici con basi (tè verde, aloe, spezie) qualificate per la maggior parte come «fair trade». Sono partiti in un piccolo magazzino della zona industriale di Forlì, grazie a Ctm Altromercato, consorzio di cooperative numero uno in Italia nel commercio equo e solidale, che gli affidò il compito di progettare e realizzare una linea completa di fitocosmesi.<br />
È nato così il marchio Natyr, che ora figura nelle confezioni di shampoo, creme per il corpo e mousse detergenti vendute anche in Francia, Belgio e Spagna, su concessione di Ctm. La capacità di mettere a punto prodotti che incontrano il gusto e la sensibilità del mercato ha permesso a Gala di produrre anche per un colosso del settore erboristico come Santiveri, industria spagnola di grandi tradizioni.<br />
I cosmetici di Gala, venduti nelle Botteghe del Mondo e nelle erboristerie, si sono rivelati un successo. L’impresa si è trasferita in una sede da 800 metri quadri, nei pressi dell’aeroporto, dotata di laboratori, linea produttiva, uffici e magazzino; ai tre soci Davide Fiumi, Patrizia Poggiali e Lorenzo Zanotti si sono aggiunti sei collaboratori e si sfornano 200 mila pezzi all’anno in totale, dai detergenti per l’intimo ai dentifrici. Gala ora sta per lanciare un’altra scommessa, quella del biologico.<br />
La linea Natyr Bio, certificata da Ccpb, è frutto di tre anni di ricerche. Per la prima volta nella cosmesi si abbinerà l’etica (le materie prime eque e solidali) alla salubrità (quelle biologiche). Le confezioni sono corredate di informazioni sui progetti da cui provengono oli ed essenze. Per acquisti ingenti, l’impresa è in grado di realizzare anche prodotti personalizzati, che sono molto richiesti tanto è vero che il suo sito (<a href="http://www.galacosmetici.com">www.galacosmetici.com</a>) è preso d’assalto dalle richieste.</p>
<p><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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		<title>Il coraggio di cambiare ruota</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Mar 2008 11:46:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(la foto &#232; di J.Salmoiral, tratta da Flickr) Gli olandesi la considerano il mezzo di trasporto per eccellenza, a Parigi il comune ne ha disseminate 20 mila in 1500 mini-stazioni e ora Londra intende copiare i francesi. Parliamo di biciclette, sistema di locomozione ottocentesco che risulta pi&#249; moderno ed efficiente di tanti altri, nati dopo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/juanillooo/390083362/"><img alt="" src="http://farm1.static.flickr.com/130/390083362_b563494e4e.jpg?v=0" /></a></p>
<p><em>(la foto &egrave; di J.Salmoiral, tratta da Flickr)</em></p>
<p>Gli olandesi la considerano il mezzo di trasporto per eccellenza, a Parigi il comune ne ha disseminate 20 mila in 1500 mini-stazioni e ora Londra intende copiare i francesi. Parliamo di biciclette, sistema di locomozione ottocentesco che risulta pi&ugrave; moderno ed efficiente di tanti altri, nati dopo. Messa sconsideratamente da parte negli anni Sessanta e Settanta, la bici oggi ha recuperato importanza e &lsquo;appeal&rsquo;, grazie al fatto che permette di spostarsi agevolmente senza inquinare. Nella capitale transalpina il progetto Velib ha riscosso un notevole successo: a ogni pensilina si trovano a disposizione in media una ventina di biciclette che si possono prendere tramite carta di credito. Gli abbonamenti costano 1 euro (per una giornata), 5 euro il settimanale e 29 (quello di un anno). Il passo successivo, annunciato dal sindaco di Parigi, &egrave; la diffusione di 2 mila auto elettriche. Intanto Londra si attrezza per incentivare gli inglesi a salire in sella: si comincer&agrave; con 6 mila mezzi a due ruote.</p>
<p>In Italia la bicicletta &egrave; abbastanza usata in Emilia-Romagna e in qualche altra area del Nord, meno nelle regioni del centro ed &egrave; un oggetto raro nel sud. La responsabilit&agrave; pesa anche sulle spalle delle miopi amministrazioni che ora devono fare i conti con alti tassi di inquinamento e una popolazione che tende sempre pi&ugrave; al sovrappeso. Di recente uno studio della London School of Hygiene ha proposto contro l&rsquo;obesit&agrave; di ripensare le strutture urbane, su misura di pedoni e ciclisti. Le citt&agrave; dovrebbero insomma essere realizzate in modo da facilitare il movimento fisico. &Egrave; singolare che molti trascorrano ore in auto tutto il giorno e&nbsp; poi non vedano l&rsquo;ora di andare in palestra dove pedalare su cyclette. Per dimagrire. La cooperazione non &egrave; affatto estranea a questi fenomeni. In alcuni centri, piccole cooperative gestiscono gi&agrave; la gestione e la manutenzione delle biciclette in affitto. Ma le prospettive potrebbero essere ben pi&ugrave; ampie se si avesse il coraggio di cambiare&#8230; ruota.</p>
<p><strong>Fabio Gavelli</strong><br />
&nbsp;</p>
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		<title>Facciamo le pulci alla Finanziaria</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2008 16:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fabio Gavelli - Globale e solidale]]></category>

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		<description><![CDATA[Della legge Finanziaria i cittadini sanno molto poco. Sui giornali si leggono informazioni perlopi&#249; dedicate alle novit&#224; fiscali, per singoli e aziende. Eppure &#232; un documento che d&#224; il senso dell&#8217;azione di governo. Da anni &#232; al lavoro un gruppo di 47 associazioni della societ&#224; civile che fa le pulci alla Finanziaria e ne propone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Della legge Finanziaria i cittadini sanno molto poco. Sui giornali si leggono informazioni perlopi&ugrave; dedicate alle novit&agrave; fiscali, per singoli e aziende. Eppure &egrave; un documento che d&agrave; il senso dell&rsquo;azione di governo. Da anni &egrave; al lavoro un gruppo di 47 associazioni della societ&agrave; civile che fa le pulci alla Finanziaria e ne propone una alternativa, riallocando le risorse partendo da altre basi: pi&ugrave; sociale, ambiente, scuola e sanit&agrave;, meno spese militari e grandi opere.</p>
<p>Il vincolo &egrave; di mantenere gli stessi costi. La campagna si chiama Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.org) e anche quest&rsquo;anno non risparmia critiche severe alla Finanziaria, a partire dall&rsquo;11% in pi&ugrave; dei fondi destinati alla Difesa: in totale 23 miliardi di euro, uno dei quali andr&agrave; al progetto dei caccia Eurofighter. Il governo poi continua a dare soldi, col meccanismo Cip 6, alle energie &ldquo;assimilate&rdquo; alle rinnovabili, con la conseguenza che si finanzia una raffineria perch&eacute; produce energia bruciando gli scarti di lavorazione del petrolio.</p>
<p>Tra le proposte di &ldquo;Sbilanciamoci 2008&rdquo; c&rsquo;&egrave; la tassazione degli investimenti in pubblicit&agrave;, l&rsquo;introduzione di un serio prelievo fiscale sull&rsquo;imbottigliamento delle acque minerali, la riconversione dell&rsquo;industria bellica. Con questi e altri mezzi si potrebbe dar vita a un piano straordinario per costruire 3 mila asili nido e realizzare a un fondo (si parla di 450 milioni) di sostegno agli affitti per i cittadini a basso reddito. Per favorire il lavoro dipendente il governo dovrebbe riconoscere poi un credito d&rsquo;imposta a chi assume un collaboratore. Corposo infine il capitolo riservato alle politiche ambientali: si mira a ridurre la CO2, a promuovere il trasporto pubblico e ad avviare una decisa lotta all&rsquo;abusivismo edilizio.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>
<p><strong>Fabio Gavelli</strong></p>
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