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Il Presidente Napolitano a Forlì l’8 e 9 novembre

Giorgio Napolitano sarà a Forlì l’8 e 9 Novembre 2010. Le celebrazioni per il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia se ufficialmente dovranno iniziare dal prossimo mese di marzo del 2011, hanno già fatto registrare divergenze significative che non possono essere taciute. Del resto è davanti  agli occhi  di tutti la rilevanza politica che, giorno dopo giorno, assume l’evento che evidenzia la contrapposizione tra le linee guida del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, (i localismi, la valorizzazione dei dialetti le ombre dei processi risorgimentali) e una lettura che invece insista sul carattere della costruzione nazionale. E questo carattere unitario scaturisce da una tradizione storica che dal Risorgimento arriva alla Carta Costituzionale passando attraverso la stagione fondante della Resistenza.

Proprio quest’ultima considerazione ha indotto il Comitato Forlì-Cesena dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, le Associazioni Mazziniane Italiane della Romagna insieme alle istituzioni elettive del nostro territorio, a chiedere con forza la presenza del Capo dello Stato a quella che sarà l’apertura ufficiale del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia in Romagna.

Alla richiesta ufficiale del 16 luglio del 2010 del Prefetto di Forlì-Cesena, Angelo Trovato al Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, ha fatto seguito l’incontro al Quirinale a cui ho partecipato insieme a Donato Marra lo scorso 27 luglio.

Ne è scaturita una ufficialità ed una disponibilità a tener conto delle iniziative programmate per lunedì 8 e martedì 9 novembre a Forlì-Forlimpopoli-Cesena e Savignano sul Rubicone.

A Forlì in occasione del 66° anniversario della Liberazione, un Convegno sul primo e  secondo Risorgimento con oratori come Giuseppe Galasso, Simona Colarizi, Mario Isnenghi, Romano Ugolini, Carla Nespolo con introduzione del Sindaco di Forlì Roberto Balzani sul tema: “Forlì – una città fra primo e secondo Risorgimento”.

A Forlimpopoli significative iniziative per ricordare Pellegrino Artusi e Emilio Rosetti; a Cesena prima la biblioteca Malatestiana, inaugurazione della mostra su Alfredo Comandini e il secolo dell’Unità, mentre al teatro Bonci, Paolo Mieli, Angelo Varni e Alfredo Comandini terranno una Lectio Magistralis. A Savignano sul Rubicone, presso la Rubiconia  Accademia  dei Filopatridi, visita alla biblioteca e alle tante testimonianze del Risorgimento Italiano. Da vari mesi il Presidente della Repubblica non perde occasione per sollecitare istituzioni e società civile in senso lato, a programmare eventi comunicativi sul 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. Se la partenza in Romagna sarà sicuramente con il botto, non mancheranno in seguito altre significative iniziative che la sezione Forlì-Cesena dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano ha già programmato. Le intese con l’ANPI – Associazione Nazionale Partigiani Italiani, con i comitati Provinciali della Croce Rossa Italiana e con l’AVIS, la costante collaborazione con l’Archivio di Stato fanno prevedere incontri di grande interesse storico e documentaristico. Ogni comune del territorio Forlì-Cesena avrà in programma almeno una o due significative iniziative.

Sen. Stelio De Carolis

Difendiamo il territorio e la sua economia civile

Viviamo in un territorio ben governato dalla politica. Qui è nato e si è sviluppato un modello che coniuga qualità dell’impresa e redistribuzione della ricchezza sul territorio. Giova ricordare che mentre qui si lavorava per portare benessere e inclusione sociale a tutti, in altri territori (come il Nord Est, per lungo tempo mitizzato dai media), le imprese avevano autonomamente scelto di spostare la propria produzione all’estero. Prima in Romania, e poi sempre più lontano, con una miopia che ha impoverito progressivamente l’Italia e il suo tessuto produttivo, nonché nel lungo periodo quelle stesse aziende. I motivi? Li sappiamo, ed è giusto ricordarli, perché oggi la crisi c’è per tutti, ma non per colpa nostra: approfittare di un costo del lavoro a livell infimi, aggirare le leggi che tutelano l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori italiani e, in definitiva, pagare meno tasse. Una delle accuse – è ironico dirlo – che puntualmente vengono rivolte alle imprese mutualistiche, le quali, invece, sono rimaste qui. Con le loro strutture “pesanti”, i loro contratti a tempo indeterminato e la loro capacità di innovare dal punto di vista tecnologico e organizzativo, senza bisogno di ricorrere alle pratiche del dumping sociale.
Le cooperative non possono delocalizzare, perché i loro soci vivono e lavorano in Italia. Sono strutturate in modo tale che favoriscono il lavoro e le sue regole. Ma il problema non è solo delle cooperative, è di tutto un territorio che ha scelto di operare secondo i principi di un’economia civile. Tanto è vero che a Forlì, primo caso in Italia, le associazioni di impresa – dall’industria all’artigianato, dal commercio alla cooperazione – si sono presentate unitariamente con una serie di proposte condivise. Alla politica e alle nuove amministrazioni che governeranno questi territori per i prossimi cinque anni, quindi, indipendentemente dall’appartenenza e dallo schieramento, chiediamo prima di tutto di difendere il nostro modello di sviluppo e la qualità delle nostre imprese, con azioni dirette e concrete. Interventi che non richiedono complicate riforme legislative e sono alla portata di qualsiasi ente. Per fare questo occorre che la politica analizzi e rinnovi il proprio rapporto con gli apparati burocratici. Che torni a fare la politica, insomma, e a decidere in prima persona, senza nascondersi dietro il paravento dei pareri tecnici e delle valutazioni più o meno opinabili. Come quelle di chi vorrebbe reinternalizzare anche quei servizi che sono stati affidati all’esterno, nonostante siano stati generati notevoli risparmi e miglioramenti per i cittadini.