Archivio per la 'Cristian Maretti – Roma, Romagna' Categoria
I rami secchi della politica
Il taglio ai rami secchi della politica è un grido populista? Non lo so, io sto solo cercando di tagliare, più modestamente, una decina di robinie mezze secche dietro casa mia, per rinvigorirle un poco. In comunità montana, del resto, mi hanno detto che i rami secchi si possono tagliare. Basta una comunicazione (in duplice copia) in cui indicare la particella catastale, l’età dell’albero e la superficie complessiva. La prima volta – era maggio – mi sono sentito dire che tale operazione si può compiere solo da ottobre ad aprile. La seconda volta, quindi, sono andato per consegnare la domanda, ma mi hanno detto che occorre farlo in settembre, perché tanto in estate non si può potare.
Giunto finalmente settembre mi sono baldanzosamente presentato con la duplice copia della domanda, completa di fotocopia di cartina e visura catastale. Risposta dello stupefatto funzionario: «Ah! Ma la Robinia ha più di 11 anni, allora occorre un’autorizzazione, con marca da bollo di 16 euro e 62. Poi veniamo a vedere ed entro due mesi vi arriverà per posta il permesso alla potatura». Ma saranno al massimo una decina di piante!
E il funzionario, occhi al cielo: «La normativa non fa distinzione tra dieci piante o dieci ettari». Naturalmente dopo essermi complimentatato mentalmente con il “normatore” mi sono chiesto perché tocca fare tanta fatica per rispettare le leggi. Ma soprattutto perché, oltretutto, le informazioni vengono erogate a rate e non attraverso un modesto vademecum, oppure alla sezione “taglio alberi” del sito internet che sicuramente tutte le comunità montane hanno. Che qualcuno, sentendo parlare di taglio dei rami secchi, si sia sentito chiamato in causa?
Nessun commentoMamma, ho finito lo champagne!
Nel mezzo di un’estate flagellata da incendi e incidenti d’auto, una bella notizia: non c’è abbastanza champagne per tutti!
In poche parole lo sviluppo economico mondiale, che viaggia da anni a ritmi maggiori del 4%, genera nuovi ricchi che vogliono consumare le pregiate bollicine fini e ascendenti, mettendo in difficoltà chi ricco lo era già. Chi vuole bere champagne deve pagare di più, altrimenti gli tocca il Brachetto.
Questa notizia, per chi opera nel mondo agroalimentare, assume una valenza estremamente positiva. Contrariamente a quel che si crede lo champagne ha avuto in passato forti difficoltà nelle vendite e nei prezzi, ed è solo grazie ad una rigida ed inflessibile gestione dell’offerta a partire dagli anni ’90 che si è recuperato terreno dal punto di vista qualitativo, di immagine, ma soprattutto di adeguamento dell’offerta alla domanda solvibile e disposta a pagare il giusto prezzo. Quello, cioè, che fa tornare i conti a casa dei viticoltori.
Un esempio più unico che raro in un settore in cui dietro la bandiera della libertà d’impresa si è nascosto molto disordine, comportamenti opportunistici di piccola speculazione e l’assoluta insofferenza per qualunque azione di filiera e per la cooperazione tra imprese agricole. Tutti elementi che ci rendono l’anello più debole nella catena del valore, come si vede anche oggi nel dibattito sull’incremento (finalmente!) dei prezzi delle materie prime agricole: invece di dire «È il mercato bellezza, ieri a te, oggi a me» stiamo lì a cincischiare su quanta farina ci si mette a fare il pane. Come se l’acqua, il sale e il lievito li regalassero, e la commessa che lo vende facesse volontariato.
Nessun commentoTutti in coda nel deserto
Chiunque di voi abbia visto il film “Taxisti di notte” ricorderà certamente l’episodio in cui Roberto Benigni svelava una Roma notturna e deserta, e proprio per questo affascinante e magica.
È lo stesso fascino notturno che provo sul nodo tangenzial–autostradale di Bologna dopo le 22, nonostante la lunghissima coda di macchine e camion (tutti in attesa di capire il perché sono in coda) non rappresenti proprio l’immagine del deserto.
Tutti sanno che ci sono dei lavori, ma forse questa sera c’è anche un incidente (si legge su un cartello che dall’inizio dell’anno ce ne sono stati già 22). Potrebbe bastare un cartello a messaggio variabile che dica a chi arriva dall’aeroporto: «7 km di coda in tangenziale per Ancona – Consigliamo ingresso in autostrada a Bologna Casalecchio».
Se il messaggio è troppo lungo potrebbero utilizzare i vecchi cartelli delle code che si facevano per il cambio del guard rail di due anni fa. Se ci fosse una pattuglia di polizia municipale, provinciale, stradale, statale o venatoria chiederei consiglio, ma il fascino del deserto torna a colpirmi con forza. E un pover’uomo che comincia ad avere le palpebre pesanti deve constatare desolato che in autostrada si corre che è una meraviglia, mentre per noi in tangenziale c’è solo noia.
Passano le ore e non si è ancora visto un giubbottino rifrangente che possa consigliare percorsi alternativi. Poi finalmente il motivo di tanta attesa: un normalissimo cantiere per il rifacimento dell’asfalto, e non la costruzione di un viadotto sopra San Lazzaro. Finalmente A14, e la prima informazione utile per il cliente: “Fino alle 5 caffè gratis in Autogrill”.
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