La Società Cooperativa

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Innovazione nelle imprese agricole, il rapporto di Agri2000

Quali innovazioni hanno introdotto le imprese agricole nel corso del 2010? I Piani di sviluppo rurale e le banche sono di sostegno alle aziende? Quale sarà l’impatto della Direttiva uso sostenibile degli agrofarmaci? Sono solo alcune delle domande a cui darà risposta il 4° Rapporto dell’Osservatorio sulla Innovazione nelle Imprese Agricole realizzato da Agri2000 e con il patrocinio di oltre 50 enti e associazioni della filiera agroalimentare, durante un convegno previsto per giovedì 11 novembre alle 15 alla fiera di Bologna, nell’ambito di Eima.

Come spiega Camillo Gardini, presidente di Agri2000, “il 4° rapporto sarà, sulla scia dei precedenti, molto concreto e fornirà risposte su quello che le imprese agricole professionali vivono ogni giorno sulla propria pelle. I dati presentati saranno recentissimi, in quanto le indagini svolte su un campione di 1200 aziende, sono in corso di svolgimento.

Noi crediamo che il settore agro-alimentare possa diventare perno per lo sviluppo economico del Paese puntando sull’innovazione e solo le aziende professionalmente preparate possono dare risposte precise su cosa è necessario per migliorare la propria imprenditorialità”.

Il 3° rapporto, quello pubblicato nel 2009, aveva evidenziato che circa un terzo delle imprese ha come unico obiettivo quello di sopravvivere all’attuale crisi. Il 13% degli intervistati ha dichiarato che nell’arco di 3-5 anni terminerà la propria carriera professionale.

Un altro aspetto emerso dal rapporto è che il 23,5% delle aziende ha come strategia di sviluppo principale quello della crescita dimensionale.

Era emerso, inoltre, che il mondo imprenditoriale agricolo ha una scarsa propensione alla collaborazione e alla realizzazione di “reti di imprese”, aspetto perseguito invece da aziende di altri settori produttivi.

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Un “assaggio” di New York per il Sangiovese di Romagna

Un tardo pomeriggio qualunque da Sherry–Lehmann, uno dei wine store più alla moda di Park Avenue, a New York. Un luogo di  culto in cui l’appassionato di vini può immergersi tra migliaia di etichette da tutto il mondo, partendo dall’economico Sauvignon Blanc neozelandese fino ad arrivare all’imponente “Imperial” di Ornellaia da 600 dollari al litro. «In questo paradiso dell’enofilo ci sono 58 etichette toscane, 34 piemontesi e decine di altre ancora trentine, friulane, laziali e siciliane. Ma nemmeno una bottiglia di vino romagnolo. E non è un caso». Monica Fantini, direttore e responsabile Agroalimentare di Legacoop Forlì-Cesena, lo sa bene. Poche settimane fa, a inizio estate, ha gestito per conto del Consorzio Appennino Romagnolo una missione nella Grande Mela: una settimana fitta di visite e incontri con referenti finanziari, istituzionali, manager e pubblicitari, per studiare il contesto e capire se c’è la possibilità di sbarcare in forze al di là dell’Atlantico. Con un primo problema da affrontare, grande come l’Empire State Building. Mentre le altre regioni d’Italia, con la Toscana e il Veneto in testa, sono tutte più o meno presenti,all’ombra di Central Park, il nostro pezzo di “Made in Italy” è ignoto ai più.

«La Romagna a New York non è affatto conosciuta – spiega la Fantini – se non facendo riferimento a Fellini e alla Dolce Vita, che comunque nell’immaginario collettivo vengono associati comunemente a Roma». La Romagna, insomma, uno dei luoghi più ospitali e solari d’Italia, sempre pronta ad aprire le sue porte a un turismo fiorente, in America non ha nessuna possibilità di “sfondare”? «Evidentemente il nostro territorio è stato poco propenso, e non solo per sua responsabilità, ad esportare oltre oceano la sua storia, i suoi colori, i suoi profumi e la sua tipicità. Il risultato – chiarisce il direttore – è che rischiamo di perdere una grande opportunità».

Entrare nel mercato di New York, dicono infatti gli esperti, è difficile, ma non impossibile. Basti osservare una “case history” come quella del Prosecco di Conegliano, che non solo è diventato lo “sparkling wine” di riferimento di aperitivi e grandi chef, ma è addirittura arrivato ad arruolare testimonial celeberrimi come Paris Hilton e a conquistare i severi recensori del Wall Street Journal.

I privati, però, da soli faticano, e l’impegno diretto delle istituzioni nell’internazionalizzazione dei nostri prodotti continua  ad essere fondamentale. Lo dimostrano le specialità emiliane, promosse a suon di milioni negli States grazie a lauti programmi di marketing territoriale cofinanziati da fondi pubblici. In tal modo, ad esempio, Parmigiano e prosciutto di Parma hanno fatto da traino al “povero” lambrusco, che da vino dozzinale è divenuto un nettare d’ambrosia, declinato sul mercato internazionale in decine di etichette di qualità. «Inutile dire che sarebbe ora di poter raccontare casi simili anche in Romagna», conclude la Fantini.

Emilio Gelosi

QUATTRO STEP PER UN LANCIO RIUSCITO

«Le ricerche di mercato – spiega la Fantini – ci dicono che New York è una città curiosa, attenta alle novità, e non ancora “satura”. I passi da compiere, secondo gli esperti che abbiamo interpellato, tutte autorità riconosciute nel loro settore, sono fondamentalmente quattro. Primo, trasformare il progetto in un’idea e in un brand coordinato semplice, diretto ed emozionale. Due, concentrare l’idea su pochi ma distintivi prodotti di qualità. Tre, legare l’idea del vino a una gastronomia molto identificativa e di successo, come ad esempio quella artusiana, sviluppando progetti comuni. Quarto, ma non ultimo, coordinare l’azione di lancio con il coinvolgimento dei referenti politici territoriali».

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Frutta Snack si accredita in Europa

Il progetto Frutta Snack, frutta e verdura in confezione monodose disponibile nelle scuole attraverso distributori automatici, è una delle best practice accreditate dalla Commissione Europea.
A Bruxelles, nel corso della conferenza di presentazione del programma europeo “School Fruit Schemes” svoltasi nei giorni scorsi, Frutta Snack è stato indicato come esperienza consolidata in grado di contribuire (grazie anche al progetto pilota nazionale che ha coinvolto 43.500 studenti delle scuole di Roma, Bologna e Bari) all’elaborazione di un “percorso tipo” a supporto dei Paesi Membri che, entro il 2009, devono avviare programmi di sviluppo dei consumi di frutta e verdura.
Alla conferenza “School Fruit Schemes”, che aveva lo scopo di condividere il programma con il maggior numero possibile di Stati Membri, anche attraverso il mutuo scambio delle esperienze condotto dai singoli, Frutta Snack è stato uno dei sedici poster selezionati a livello europeo ed ha portato in quella sede un modello di vending machine come quello collocato nelle scuole e supportato da un ampio programma di educazione alimentare rivolto ai giovani.
Sia il progetto che il distributore automatico hanno suscitato ampio interesse e valutazioni estremamente positive.
«Contrariamente ad altri progetti – evidenzia Romeo Lombardi, presidente di Centrale Sperimentazione e Servizi Agroambientali di Cesena, che ha messo a punto e tenuto le fila dell’attuazione del progetto- Frutta Snack non si limita ad attivare strumenti ed occasioni di educazione alimentare ma porta direttamente nei luoghi chiave, in questo caso nelle scuole, frutta di stagione, accuratamente scelta e confezionata per il consumo. Un’opportunità per uno spuntino salutare al posto delle ipercaloriche merendine».
«Combattere l’obesità attraverso l’educazione al consumo di frutta e verdura – ha sottolineato nell’occasione il direttore generale della Divisione Agricoltura e Sviluppo Rurale della Commissione Europea, Lars Hoelgaard – è il cuore del nostro programma. Si tratta di un programma dalle ampie potenzialità in termini di maggiori consumi e quindi di maggiore produzione, in particolare quelle locali. Questa è una iniziativa molto importante perché coinvolge direttamente il sistema agricolo, e lo riconnette con il consumatore».
«L’Italia – afferma Luciano Trentini, direttore del CSO, invitato a presentare a Bruxelles l’esperienza Frutta Snack – vanta esperienze di promozione e comunicazione sulla frutta che hanno riscosso notevole interesse in tutta Europa.
La Conferenza di Bruxelles è stata una occasione importante per mettere in luce il percorso di valorizzazione di una dieta più corretta per i ragazzi e le risorse messe a disposizione dalla Comunità con School Fruit Scheme saranno una importante opportunità per continuare e consolidare il percorso avviato».
Il progetto Frutta Snack è stato predisposto, con il coordinamento della Centrale Sperimentazioni e Servizi Agroambientali di Cesena, dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali e da quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

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