Aumento dell’IVa per le cooperative sociali: le Centrali incontrano i parlamentari romagnoli

«Aiutateci a modificare il disegno di legge di stabilità che aumenta l’IVA per le cooperative sociali dal 4 al 10%». Questo l’appello che le centrali cooperative AGCI, Confcooperative e Legacoop di tutta la costituenda provincia unica hanno lanciato ai parlamentari del territorio nel corso dell’incontro svolto questa mattina a Cesena, presso la sede di Confcooperative di via Arrigoni.

Per il PDL era presente il deputato Sergio Pizzolante, mentre per il PD sono intervenuti Sandro Brandolini, Elisa Marchioni e Gabriele Albonetti. Altri parlamentari, come Sandro Gozi (PD) e Luisa Bianconi (PDL), pur impegnati altrove hanno dato la loro disponibilità ad entrare nel merito della questione, supportando le richieste delle imprese del non profit. In generale dai rappresentanti delle diverse forze politiche sono giunte rassicurazioni sulla volontà di modificare un provvedimento che va a penalizzare le imprese che lavorano con le fasce più deboli della popolazione.

In sala era presente una vasta rappresentanza delle cooperative sociali, che hanno espresso forte preoccupazione in merito ai provvedimenti che il Governo intende mettere in atto in materia di Welfare e più in generale rispetto alla possibilità di tenuta di un sistema colpito da politiche di pesanti tagli.

A preoccupare è soprattutto il provvedimento inserito nel Disegno di legge di stabilità, in base al quale si prevede di portare l’IVA per le cooperative sociali dall’attuale 4% al 10% dal 1°gennaio 2013 e 11% da luglio, per i servizi resi ad anziani, disabili, infanzia, persone con problemi psichiatrici o di dipendenza.

Questo provvedimento rappresenterebbe un vero colpo di grazia per il welfare del nostro Paese, determinando insostenibili aggravi di costi per la committenza pubblica (si stimano 70 milioni di euro in più nella sola Emilia-Romagna da inizio 2013), per le famiglie e per le stesse cooperative sociali, che non potranno continuare a garantire gli stessi servizi con rincari di costi verosimilmente non riconosciuti dai committenti e dubbi sulla capacità di mantenimento dell’occupazione.

A gettare incertezze preoccupanti sulla tenuta del sistema di welfare locale sono anche i tagli del 5% sui servizi previsti dalla spending review, le incognite legate all’adeguamento tariffario per le cooperative che operano nei servizi accreditati (quelli che garantiscono assistenza ad anziani e disabili), il perdurare di situazioni insostenibili di ritardi nei pagamenti, che fanno lievitare gli oneri finanziari delle imprese costrette sempre più spesso a fare da “banca” agli enti pubblici.

«Nei prossimi mesi – hanno detto i rappresentanti di Agci, Confcooperative e Legacoop – le cooperative sociali dovranno sostenere i costi legati al contratto nazionale, con una terza tranche di aumenti in busta paga, la sanità integrativa, la formazione in tema di sicurezza. Alcune inoltre si vedranno costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Per noi il rispetto del contratto nazionale è e resta un valore e vorremmo poter continuare ad essere nelle condizioni di poterlo pienamente applicare, quale strumento di tutela del lavoro delle persone che sono impegnate a garantire qualità di servizi ad anziani, minori, disabili, persone in condizione di svantaggio. In questo quadro riteniamo che la scommessa dei prossimi tempi sia quella di mantenere inalterata l’occupazione».

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