Scelte sbagliate che affondano la pesca

Negli ultimi anni il mestiere della pesca ha imboccato una deriva che, va sempre più assumendo le caratteristiche di un declino senza possibilità di risalita.

In questo declino la legislazione comunitaria ha avuto un ruolo rilevante.

L’Unione Europea ha la responsabilità imperdonabile di avere adottato, soprattutto per il segmento dello strascico, politiche di indirizzo profondamente sbagliate, che costituiscono l’origine del disastro.

Consentire l’accorpamento delle licenze di pesca delle imbarcazioni e favorire così la messa in esercizio, in un piccolo bacino come il Mare Adriatico, di imbarcazioni enormi in grado di uscire in mare anche con condizioni meteo proibitive, dotate di apparati motore potentissimi capaci di trainare attrezzi di pesca giganteschi, ritengo sia stata, soprattutto alla luce degli effetti prodotti, una scelta puramente demenziale.

In questo modo si è compromesso irreparabilmente l’equilibrio fra la capacità di ripopolamento del nostro mare e lo sforzo di pesca praticato. Si è ottenuto quel fenomeno di desertificazione dei fondali, con il quale i pescatori sono sempre più spesso costretti a misurarsi.

L’Unione Europea ha continuato a sbagliare attraverso l’adozione del Regolamento Comunitario N°1967/2006, che ha imposto il divieto di pesca entro le tre miglia dalla costa e l’utilizzo di reti a maglia quadra di 40 millimetri o romboidale di 50 millimetri, che anziché centrare l’obiettivo di ridurre lo sforzo di pesca e ricostituire gli stock ittici ha solo acuito la difficoltà delle imprese, soprattutto quelle che detenevano piccole imbarcazioni .

Il risultato evidente è quello di avere sfasciato quella straordinaria rete di piccole e medie imbarcazioni che negli anni, attraverso uno sforzo di pesca compatibile con il nostro mare, sono servite ad elevare socialmente il pescatore dal ruolo di semplice prestatore d’opera a quello di imprenditore ittico e sono state strumento di crescita economica per i pescatori e le comunità ove essi hanno operato.

Nel giro di pochi anni, in Emilia Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia sono sprofondate in una crisi gravissima ben 400 imprese di pesca e sono stati messi a rischio 4.000 posti di lavoro. La cooperazione ha fatto il possibile per osteggiare gli indirizzi imposti dall’Unione Europea, così come in tutte le sedi ha contrastato l’entrata in vigore del Regolamento CE 1967/2006, producendo uno sforzo enorme, conclusosi purtroppo con una sconfitta.

Ciò che ci rammarica maggiormente non sono le nostre sconfitte, quanto piuttosto che con esse soccomba anche l’idea di una pesca più responsabile e in armonia con la capacità di ripopolamento del nostro mare.

Facciamo qualcosa in fretta, aiutateci. Aiutate i pescatori a mantenere la dignità che loro spetta.

 

Arnaldo Rossi

Cooperativa Casa 

del Pescatore di Cesenatico

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