La Società Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli'-Cesena

Archive for marzo, 2011

Un’alleanza non simbolica

Lanciare un’alleanza delle tre centrali cooperative italiane è una buona idea, anzi ottima. A patto che dalle enunciazioni seguano i fatti. Se la cooperazione seguisse il copione intrapreso dalle centrali sindacali il risultato sarebbe disastroso. Questo Governo accetta il dialogo fra le parti sociali solo se c’è una forza chiara e univoca. In caso contrario appena intravede un elemento di contraddizione si introduce e determina un calo di potenza negli interolocutori economici. La cooperazione ha dei problemi di definizione del proprio ruolo sulla scena europea e mondiale. Il modello cooperativistico ha preso una certa forza sul mercato al consumo alimentare, su alcuni settori della produzione lavoro e dei servizi sociali, ma pur crescendo non è ruscito a tradurre in potenza finanziaria la sua espansione. Doveva farlo prima, come è avvenuto in parte sia in Germania, sia nel Regno Unito. Non ci siamo riusciti e il modello pur importante del credito cooperativo derivato dalla mutualità artigiana e agricola da sola non ha mai costruito la “finanziaria popolare” nazionale.

Credo che l’ideale sarebbe che le tre centrali tentassero alleanze strette su alcune battaglie di principio: sulle forme di finanziarizzazione, sulla remunerazione del capitale sociale da reinvestire, nella chiara distinzione fra ciò che rappresenta il volontariato e la cooperazione che viene sempre più ad arte confuso.

Un tema che mi è particolarmente caro è quello della comunicazione. Conosco bene il lavoro che Mediacoop (Legacoop) ha svolto partendo dall’adesione a questa esperienza della Cooperativa editoriale giornali associati che ho contribuito a fondare nel 1993. Bisogna trovare un’intesa anche con le analoghe associazioni che si occupano dei media in Agci e Confcooperative.

Per contrastare i monopoli dei soliti noti, uno in particolare perché il più ingombrante e riottoso a riordinare la materia del conflitto d’interessi, proprorre nuovi sbocchi occupazionali a tanti giovani laureati in scienze della comunicazione diventata, purtroppo, la facoltà della filosofia dei segni che non si traducono in lavoro. Tutti cianciano di comunicazione, la sfruttano per i propri interessi, non ne riconoscono autonomia e ruolo. La risposta dei cooperatori dei media deve essere invece più autorevolezza, più autonomia, più potere. Le gelosie di bandiera e bandierina non servono.

Pietro Caruso

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Conferme e rinnovi per Legacoop Forlì-Cesena

Conferma per il presidente in carica Mauro Pasolini, al terzo mandato, e il direttore Monica Fantini, due nuovi vicepresidenti (Elena Grilli di CAD e Mario Tamanti di Apofruit Italia) e cinque nuovi ingressi nel Consiglio di Amministrazione di Legacoop Forlì-Cesena. Questi i risultati del ventitreesimo congresso dell’associazione, che si è svolto l’11 febbraio al palazzo del Turismo di Cesenatico.

 

L’intervento di Pasolini

«Non possiamo nasconderci – ha detto Pasolini all’assemblea congressuale – che se è vero che non fuggiamo e che sappiamo reagire mettendo in gioco patrimoni e risorse è altrettanto vero che il costo che stiamo pagando è più alto e la nostra tenuta è realmente a rischio. È questo il momento per la politica di ridefinire senza indugi gli equilibri di questa regione».

E alle altre centrali cooperative, che a livello nazionale si sono già unite con Legacoop nell’Alleanza delle Cooperative Italiane, ha lanciato un messaggio: «Il percorso per superare le nostre divisioni finalmente è iniziato ed è irreversibile. Noi dobbiamo renderlo semplice e veloce». A livello locale il progetto è di: «valorizzare le opportunità ambientali dell’intero territorio provinciale dandogli una dimensione urbana», coniugando il patrimonio esistente, «uno dei più rilevanti d’Italia costruito in cinquant’anni di buone politiche», in un unico progetto che coinvolga l’intera area romagnola.

Sulla questione “Romagna” Pasolini ha invitato a superare le sterili dispute di confine. «Si potrà aprire un confronto interregionale fra i due territori, perché di due territori si tratta, solo se la questione Romagna sarà sviluppata con l’impegno di definire un progetto comune di riorganizzazione sociale che corrisponda alle esigenze dell’insieme e non delle singole realtà».

Per superare il rischio del declino e non perdere definitivamente il confronto con la globalizzazione, Pasolini ha rigettato l’idea dei dazi.

 

Verso la sussidiarietà

La parola chiave è “sussidiarietà”, cioè «dare vita a un modello sociale e a un sistema economico che permettano al privato di ereditare il ruolo sin qui svolto dal pubblico».

Il presidente di Legacoop ha rivendicato il ruolo svolto dalle piccole e medie imprese radicate nel territorio. «Senza le protezioni, i vantaggi e il protagonismo mediatico della grande industria non minacciano migrazioni e sono da sempre la vera forza e la vera fonte di ricchezza, anche sociale, del nostro Paese. Il mondo cooperativo rappresenta 43.000 imprese, 12 milioni di soci, oltre un milione di occupati e 127 miliardi di fatturato. Qualche cosa in più della FIAT. Sarebbe interessante calcolare quanto è costato allo Stato questo sistema rispetto a quanto ci è costata sin qui la sola FIAT».

 

Gli interventi

Durante il Congresso, hanno preso la parola il Sindaco della città Nivardo Panzavolta, il presidente della Provincia Massimo Bulbi, i Sindaci di Forlì e Cesena, Roberto Balzani e Paolo Lucchi, e il presidente della Camera di Commercio Alberto Zambianchi. Le conclusioni sono state affidate al presidente di Legacoop nazionale, Giuliano Poletti.

Emilio Gelosi


 

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