I miei primi quarant’anni
I miei primi quarant’anni hanno portato in dono una prima serie di acciacchi che a trentanove non avevo. Nulla di grave, ma che mi hanno comunque costretto ad una full immersion nel pezzo forlivese del sistema sanitario nazionale pubblico. Transitando da otorinolaringoiatria a gastroenterologia, da neurologia a reumatologia e radiologia e soggiornando inoltre anche qualche giorno in medicina mi sono fatto una bella esperienza del sistema lato paziente.
La prima cosa che mi ha impressionato positivamente è stata l’organizzazione molto flessibile che mi ha permesso in tempi rapidi ed incastrando le visite tra i miei appuntamenti di unire la rapidità degli accertamenti al rispetto delle mie esigenze, attraverso la formula del percorso in ambulatorio protetto. Formula che ha fatto pensare in automatico ad alcuni miei colleghi romani che mi servissi di chissà quale clinica privata.
La seconda cosa che mi ha stupito è stato trovare una gamma di opzioni sul menù degna di un ristorante. Per uno che è abituato al panino al prosciutto del bar sotto l’ufficio è già una bella sensazione.
Ma la cosa che mi ha fatto più piacere in assoluto è stato trovare in medici (a dire il vero uno aveva un po’ fretta), infermieri ed ausiliari, molta attenzione, cura, gentilezza e disponibilità a volte perfino simpatia nei confronti del paziente “Maretti”. Non ero una pratica da sbrigare, ma una persona con un problema da risolvere ed un presidio di persone era lì in scienza e coscienza ad aiutarmi. Anche questo fa bene alla salute. Sapere che malgrado le “cricchette” e le “loggette” che ammorbano questo Paese ci sono delle italiane e degli italiani (e non solo) che fanno con cura il loro lavoro nel più importante e delicato degli enti pubblici per i forlivesi, il loro ospedale.
Cristian Maretti
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