L’impresa dell’informazione
È tutto un problema di forza e di potere. Dopo la proposta di bavaglio sulle intercettazioni, dopo l’aumento scellerato delle tariffe postali per i giornali e soprattutto per i periodici, siamo arrivati al capitolo successivo.
L’allarme lanciato da Mediacoop, l’associazione nazionale delle cooperative editoriali aderenti a Legacoop, è stato chiaro: l’incertezza, per il terzo anno consecutivo, dei contributi pubblici all’editoria non sono il rispetto alla pesantezza della manovra rivolta a tutti i cittadini ma il disegno ormai esplicito di tagliare fuori dal mercato il 20 per cento delle aziende editoriali, spartirsene il piccolo ma agguerrito mercato commerciale pubblicitario, tagliare fuori dalla società giornalistica che conta il 25 per cento della categoria dei professionisti dell’informazione. Naturalmente non c’è bisogno di evocare lo stratega di questa operazione di negazione della democrazia, nè i solerti colonnelli che sono in azione quotidiana. È molto probabile che dopo le minacce, le battaglie combattute su questo terreno negli anni scorsi, dalla fine del 2010 cominceranno a cadere sul campo tante piccole imprese che hanno comunque avuto il merito di chi da quaranta, chi da trenta o da venti anni hanno creato il pluralismo dell’informazione allargando l’informazione in quasi tutta Italia. Non c’è bisogno che citi i meriti della Cooperativa editoriale giornali associati che edita il “Corriere Romagna”. Ora però è il tempo di provare, se non si vuole soccombere, a tentare un salto di qualità. E’ possibile in Emilia-Romagna creare un unico polo produttivo dell’informazione? E’ possibile trovare un grande partner nazionale dell’editoria che rispetti la vocazione cooperativa per rinnovare l’offerta dell’editoria della comunicazione e del giornalismo? Le migliori imprese cooperative di questo territorio si guardano attorno per costruire alleanze e strategie adatte per stare sul mercato salvando quanti più lavoratori possibili e le professionalità finora espresse. In questa versione sarebbe determinante anche affrontare il nodo della distribuzione che, in chiave logistica, è uno dei punti deboli dell’informazione in Italia quando si parla di carta stampata. La verità è che sono questi orribili tempi di crisi, favoriti da una pessima classe dirigente innanzi tutto politica e di governo, a imporre la drastica alternativa: combattere o perire. E se attribuiamo alla metafora il suo valore credo che siamo capiti.
Pietro Caruso
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