Ormai i ricorrenti rapporti sullo stato dell’informazione in Italia non fanno altro che confermare dati e impressioni largamente diffusi.
Secondo il Censis gli italiani che leggono un quotidiano almeno tre volte alla settimana sono crollati dal 51% al 34,5% nell’ultimo biennio.
Una caduta verticale che coinvolge anche settimanali e mensili. Da anni si sa che più della metà degli italiani (forse addirittura tre su quattro, un rapporto che non ha eguali nei paesi avanzati) ha come unica fonte d’informazione la tv.
Curiosamente, ma non troppo, appare in discesa anche la percentuale dei lettori di siti d’informazione in rete. Chi vuol vedere il bicchiere mezzo pieno evidenzia che ormai la comunicazione ha perso il suo carattere verticale e attraverso i contatti via internet si è democratizzata, ampliando quindi la sua influenza al di là della mediazione giornalistica.
Tutto ok, se la considerazione (valida in molte altre parti del mondo) non si scontrasse in Italia con la bassissima penetrazione di internet (sotto il 50% della popolazione) e con la sostanziale saturazione della frequentazione dei canali informativi e comunicativi.
Esponendo oltre tutto la larga parte passiva degli utenti alla sempre più attenta azione diretta degli agenti politici, ben felici di saltare la mediazione professionale dei giornalisti e di rivolgersi faccia a faccia ai cittadini.
Come fanno le aziende per vendere i loro prodotti.
Emanuele Chesi
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