Reggio Emilia fa gli acquisti “verdi” per ridurre l’impatto ambientale dei beni pubblici, Capannori si prefigge di non produrre più rifiuti indifferenziati entro il 2020, Acquanegra distribuisce brocche con filtri ai cittadini perché sostituiscano la carissima minerale con l’altrettanto buona ma molto meno costosa “acqua del sindaco”, Padova stende il piano di efficienza energetica, Cassinetta di Lugagnano ha messo uno stop al consumo di territorio, Mezzago valorizza le produzioni orticole locali.
Sono alcuni dei comuni virtuosi, che hanno deciso di cambiare registro ponendo il cittadino, l’ambiente e la responsabilità sociale al centro delle proprie decisioni. Purtroppo alle centinaia di buone pratiche che fanno capolino in giro per l’Italia i media non dedicano attenzione. Fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, ricordano Marco Boschini e Michele Dotti nel libro “L’anticasta – L’Italia che funziona”, che raccoglie molte esperienze dei comuni a 5 stelle.
Infatti da tv e giornali si ricava l’impressione che corruzione, illegalità e disservizi siano dominanti, mentre esiste un Paese nascosto del tutto diverso. Le numerose iniziative condividono alcuni punti: una forte volontà politica, la liberazione da nefasti modelli imposti dalla pubblicità e dall’ideologia consumistica, il coinvolgimento attivo dei cittadini. Tre capisaldi per progettare mille idee valide, cui servirebbe una rete di scambio per fecondare tutto il territorio. Leggendo dei successi (in genere limitati, spesso parziali) si riceve una sana ventata di ottimismo e la conferma che è molto più facile che i cambiamenti virtuosi sgorghino dal basso.
Fabio Gavelli
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