Ricicliamo anche i peluche

Si chiama “Ogni cosa al suo posto” , è un pieghevole in forma di calendario distribuito dal Gruppo Hera. Indica qual è la destinazione, fra i vari cassonetti, di 202 categorie di oggetti, disposti in ordine alfabetico (da Abiti a Zoccoli): quelle indirizzate all’indifferenziato sono ben 80. Fra queste, figurano i giocattoli e i peluche. Spesso guardati dai bambini distrattamente per qualche minuto, i regali costruiti in Cina e imballati in Italia, finiscono rapidamente nel bidone sotto casa. Sono perlopiù di plastica: bruciata, sviluppa diossine. Triste epilogo per una manifestazione d’affetto.
Da tempo c’è chi si è reso conto del paradosso e tenta di dare una seconda vita a bambole e automobiline gettate via con disinvoltura. È il caso dell’associazione “Gian Burrasca” di Venezia, che raccoglie e rimette a nuovo giocattoli, accessori e vestiti usati.
Il materiale è consegnato dagli stessi soci (sono 214), due addetti si occupano di rigenerarli per poi esporli e venderli nella bottega di Gian Burrasca. Il progetto è nato nel 2004 per iniziativa della cooperativa sociale Macramé (www.coopmacramevenezia.it), che si occupa di integrazione sociale, lo spaccio si trova nella sede della cooperativa. La selezione e la pulitura di abiti e giochi è curata da persone in borsa lavoro, il risultato finale è un oggetto recuperato, che incontra sempre più i favori di famiglie libere dai condizionamenti degli spot. Il negozietto è diventato così un luogo di conoscenza e scambio di relazioni. Un piccolo esempio di come consapevolezza, fantasia e intraprendenza possano trasformare un problema ambientale in un’opportunità di lavoro.

Fabio Gavelli

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