Nani, ballerine e TG di regime
Parliamo d’altro, così gli italiani non si preoccupano. Sembra essere questo il mantra della maggioranza dei media dinanzi agli effetti drammatici della crisi che sarà pure in via di superamento, ma intanto lascia dietro di sé aziende chiuse e lavoratori
a spasso.
Chi si diverte in questi conteggi ha valutato recentemente che, a parte l’esorbitante spazio al chiacchiericcio politico, i telegiornali italiani dedicano alla cronaca nera uno spazio venti volte superiore a quello dei tg tedeschi.
Certo, in questa spasmodica attenzione alle baruffe post-ideologiche e ai fatti grandguignoleschi gioca un ruolo forte la specificità nazionale e l’estero non è poi il paradiso dell’informazione (pensiamo solo all’invadenza del gossip nella gran parte die media popolari inglesi e americani).
Resta però legittimo il dubbio che talvolta si voglia parlar d’altro o perlomeno si preferisca non approfondire.
Ora va di moda battagliare sulla tomba di Craxi e fare dell’intitolazione della via allo scomparso statista-latitante un caso nazionale. Invece di lasciarlo al giudizio degli storici, si infierisce (in pari modo) con riabilitazioni postume e rigurgiti di damnatio memoriae. Se qualcuno ricorda che a quei tempi, mentre si parlava di modernizzazione e dell’ingresso dell’Italia tra i grandi, si gettavano le basi di un mastondotico buco della finanza pubblica che ancora oggi pesa sul nostro futuro, viene messo a tacere. Parliamo d’altro.
Emanuele Chesi
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