Le statistiche europee sui proventi degli agricoltori nel 2009 parlano chiaro, calo rispetto al 2008 in molti paesi, crollo del 25% in Italia. Per il nostro Paese dunque, né pessimismo, né ottimismo, semplicemente la realtà certificata da Eurostat, che i produttori agricoli conoscevano già sulla propria pelle e con molte manifestazioni in molte città e paesi avevano cercato di porre al centro dell’attenzione dell’agire governativo. In realtà le risposte di Zaia sono state poche: qualche taglio, qualche riallocazione di risorse, qualche spesa con soldi di altri e molti annunci di clamorosi successi su tutti i fronti.
Purtroppo in questo momento funziona così, ma i magnifici vestiti dell’Imperatore sembrano sempre più ai miei occhi dei piccoli fogli di carta velina. Ancora poco tempo e qualcuno che gridi “il Re è nudo” si troverà, e potremo forse ricominciare nel mondo agricolo a parlare di cose vere tutti insieme.
Nel 2010 si capirà quanto l’Unione europea vorrà destinare ancora al bilancio agricolo. Una cosa è certa: la Politica Agricola Comune cambierà, e non è detto che lo farà in meglio, anzi. Allo stesso tempo dobbiamo essere certi che il sistema agroalimentare nazionale non verrà ucciso o salvato dalla PAC, ma dalla sua capacità di superare, almeno in parte, i limiti che ne minano le possibilità di sviluppo. A partire dal considerare il proprio vicino non come un concorrente, ma un alleato con cui sviluppare azioni condivise per migliorare la propria presenza sul mercato, anzi sui mercati.
Cristian Maretti
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