Il falso problema dell’identità
L’Italia si allontana dall’Europa. Solo che anche l’Europa si allontana da se stessa. È il risultato di un peggioramento netto nato a Nizza nel 2000, quando per l’ennesima volta fu allontanata l’idea di approvare una vera Costituzione europea. Poi è arrivato Bush, l’attentato alle Torri gemelle, l’oscuramento storico che prosegue, mitigato dal sogno di Obama, ma non privo di contraddizioni in corso. L’Italia sente come ossessione il problema dell’identità, come se improvvisamente avessimo scoperto di non avere salde radici. Anziche ritrovarle in una nuova sintesi fra passato e futuro, le individuiamo in un eterno presente che deve rimediare a tutte le nostre paure: l’uomo nero che ti porta via (e che ti violenta la madre, la figlia, la nipote, magari anche te stesso), la perdita della sicurezza economica (che è anche colpa – in questo delirio di irriflessione – dei sindacati, disposti a tutelare solo i garantiti), la stampa indiscreta e impicciona, gli immigrati. Il mondo della cooperazione deve pensare più in grande, perché ha un’antica consapevolezza della socialità in tutte le sue forme. Nessun imprenditore privato sembra porsi il problema delle prospettive di futuro. Se fossimo in condizioni di uscire dalla crisi solo con le nostre gambe, non avremmo bisogno degli altri. Solo che rischiamo molto se proseguiamo in questo modo. Non sono fra coloro che intendono alimentare il “gossip” sul premier. Ci pensa da solo ad alimentare un modo di fare informazione sulla quale lui e le sue aziende hanno guadagnato miilioni di euro. Ora c’è il rischio, come in “Quinto Potere” che la “macchina” assorba e indebolisca anche il suo artefice. Cosa ci sarebbe da stupirsi? Sono invece preoccupato per il fatto che invece di osservare il nostro cielo preferiamo osservare le nostre interiorità. E non credo che tutti lo stanno facendo partendo dalla bocca… E allora? Rinvio la memoria di chi legge ai segnali di pericolo per la tenuta della nostra democrazia e per quella che regola la convivenza pacifica nel mondo. Fate qualcosa, se non è già troppo tardi.
Pietro Caruso
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