
Le passate elezioni amministrative ci lasciano in eredità una serie di spunti di riflessione sulla comunicazione politica.
Mai come stavolta l’esercito dei candidati ha sfoderato tutto l’armamentario della propaganda. Un’articolazione di mezzi piuttosto vasta, seppure in apparente contrasto col dimesso tono generale, probabilmente un portato della stanchezza per il confronto bipartitico e della relativa limitazione dei budget.
Sarà stato anche per questi motivi (e per il fatto che la comunicazione televisiva è ormai sotto il pressoché totale controllo del governo) ma oltre a spot tv e messaggi radio, i candidati sono tornati in forze al porta a porta, al volantinaggio a tappeto e addirittura ai comizi.
Certo, gli appelli alla piazza hanno riscosso successo soltanto quando alle parole (poche, per non stancare) i candidati hanno abbinato musica, barzellette, sfilate di moda, distribuzioni di uova, pane, piadine e sangiovese. Insomma quasi un ritorno alle origini, al folklore della politica ma anche al rapporto diretto con l’elettore.
E i siti istituzionali? I blog elettorali? Facebook? Certo, ci sono, ma li guardano i soliti noti. E poi i candidati stessi mica li frequentano. Preferiscono la piazza (o la tv, chi può). Altro che Obama.
Emanuele Chesi
1 comment so far ↓
più che il programma… poté il menù
Leave a Comment