La Societa’ Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli’-Cesena

Archive for giugno, 2009

Potate gli alberi senza manifesti

Maretti

Non posso fare a meno di notarlo. È un grande manifesto che recita trionfalmente «Già potati in questo quartiere 8.500 alberi». Sotto – siamo a Roma, nei pressi di Villa Torlonia – ferve un piccolo cantiere. Gli operai, tutti di arancione vestiti, stanno mettendo in posa geometrica dei plinti metallici. Non resisto alla tentazione e chiedo a quale scopo si stia sbrecciando del sampietrino romano per posizionare strutture metalliche dall’incerto significato. La risposta, corale: «Ma non  vede che sono i basamenti dei pali a cui poi verranno agganciate le biciclette del Municipio da prendere a noleggio?». Iniziativa lodevole, ma di dubbia riuscita: in sei anni di permanenza a Roma avrò avvistato in totale una decina di bici. In realtà, capisco di essere il solito conservatore travestito da progressista. Di sicuro ci sono folle di turisti olandesi che desiderano vedere Roma spingendo sui pedali, incuranti dei colli.
Il tempo è passato e quei “poveri plinti” sono ancora lì, ricoperti da un telo di plastica che va via via degradando. Senza pali e, soprattutto, senza biciclette.
Un mese fa, uscendo dal Copa Cogeca a Bruxelles, ho notato distrattamente che stavano scavando sulla strada. Due giorni fa, al mio ritorno, al posto dei lavori c’erano delle magnifiche biciclette di color giallo fiammante. Sono rimasto interdetto dalla velocità di esecuzione dei lavori. Perché? In effetti l’opera non appare grandiosa, per una città normale.Poco più di una manutenzione ordinaria. Ecco appunto: per una città normale, in un paese normale, che pota le piante quando vanno potate, senza fare i manifesti.

Cristian Maretti

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Culturali e ricreative tra luci e ombre

rudente ottimismo per i risultati conseguiti nel 2008 dalla cooperazione ricreativa, la quale, pur iniziando a risentire della crisi, ha saputo tenere. Il settore riunisce le case del popolo attive sull’intero territorio provinciale, molte delle quali vere e proprie “istituzioni” per le comunità locali di riferimento (per quartieri o interi paesi), per un totale di soci che si attesta oltre quota 5 mila. Si tratta per lo più di realtà ben patrimonializzate e alquanto longeve, che hanno saputo dare attuazione ad uno dei principi cardine della cooperazione, quella intergenerazionalità che le ha portate a costruire dal nulla non solo le fondamenta materiali, ma anche a dare corpo allo spirito solidaristico e alla mutualità, tramandati nel corso del tempo. In attivo l’esercizio sia per Unica che per Novacoop.
La prima riunisce gran parte delle case del popolo del forlivese, e ha fatto registrare nell’anno trascorso un valore della produzione di oltre 600.000 euro, con un utile di poco inferiore ai 10.000 euro (a determinare il quale hanno però inciso anche fattori contingenti, quali l’alienazione di parte di un immobile di proprietà).
Quanto a Novacoop, nella quale sono confluite molte delle strutture cooperative ricreative del cesenate, a fronte di un valore della produzione di circa 360.000 euro, l’utile si è attestato oltre i 17.300 euro. Significativi, in entrambi i casi, anche i dati del prestito da soci, che confermano la fiducia che la base sociale continua a riservare a queste cooperative.
Tendenzialmente in linea con questi risultati anche gli andamenti delle altre cooperative che compongono il settore, non ricomprese in Unica o Novacoop: pur a fronte di una generalizzata contrazione nei consumi, conseguenza della crisi in atto, queste realtà mantengono viva la loro missione, rinnovando l’attenzione ad introdurre elementi di innovazione, legati anche al ricambio generazionale e alle nuove esigenze della cittadinanza. Qualche ombra in più invece nell’ambito della cooperazione culturale nel 2008: il settore, che pure annovera cooperative di esperienza consolidata e professionalità qualificate, riconosciute ormai non più solo a livello locale, ha risentito del non facile momento, le cui ripercussioni si fanno sentire in maniera più consistente in questo comparto, nel quale non sono mancate contrazioni nelle risorse disponibili.
Enrica Mancini

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L’aumento dei costi mette in difficoltà le coop sociali

eno investimenti pubblici sul welfare, costo del lavoro in aumento, basi d’asta che non recuperano gli incrementi contrattuali: questi i principali motivi che stanno determinando tensioni non irrilevanti sui bilanci delle cooperative sociali di Forlì-Cesena. «Che però stanno ragionando e affrontando la stiuazione con grande consapevolezza – afferma il responsabile di settore di Legacoop Forlì-Cesena, Guglielmo Russo – approntando processi di miglioramento dell’organizzazione interna». Dalle assemblee emerge comunque la richiesta di una forte iniziativa politica da parte di Legacoop, che sta promuovendo con forza un sistema di sinergie tra cooperative.
«Non ci nascondiamo, infatti, che le chiusure dei primi bilanci evidenziano uno stato di sofferenza del  mercato». I motivi? «Il netto ridimensionamento dell’investimento pubblico sul welfare, determinato da un taglio dei trasferimenti pubblici dal governo centrale alle pubbliche amministrazioni. La definitiva fuoriuscita dal regime contributivo del salario medio convenzionale. L’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro che mediamente ha determinato un incremento di costi superiore al 12%.
Se aggiungiamo che le basi d’asta delle gare che stiamo monitorando non seguono l’incremento di costi delle cooperative si comprende perché la situazione non è semplice».
Le richieste che provengono dalle cooperative sociali sono sostanzialmente due.  «Risolvere il problema dei tempi di pagamento – afferma Russo – e lotta al massimo ribasso, con l’applicazione integrale dell’offerta economicamente vantaggiosa nelle gare».
Passando al multiservizi la più grande realtà del comparto affronta con grande forza imprenditoriale un difficile andamento di mercato. «L’assemblea di Formula Servizi con 515 voti ha approvato all’unanimità il Bilancio 2008 che si chiude con un fatturato di 47.726.310 euro  incrementato del 7,53% rispetto all’anno precedente», racconta Russo. «Dopo un 2008 ancora positivo si guarda al futuro con realismo e con la consapevolezza di dover superare sfide impegnative in un contesto economico difficile che ha manifestato una forte contrazione della domanda già a partire dagli ultimi mesi del 2008. Un risultato che riduce l’utile rispetto agli esercizi precedenti ma che consente di distribuire il ristorno ai soci per un ammontare totale di circa una mensilità per ciascun lavoratore».
Per la logistica e il facchinaggio la situazione è difficile. «Anche qui registriamo sofferenze nei bilanci determinate dalla forte contrazione che diversi settori produttivi (metalmeccanico e edilizia) stanno vivendo in questi tempi di crisi più generale. Calo delle commesse, accorciamento del portafoglio ordini, unito anche per questo settore alla parificazione del regime contributivo con il resto del settore produttivo italiano, hanno determinato uno squilibrio sul regime dei costi e dunque finanziario particolarmente preoccupante per coop scarsamente patrimonializzate», spiega Russo. «Anche in questo settore le cooperative stanno mettendo a punto operazioni di consolidamento e ricapitalizzazione, grazie – come è accaduto nella realtà cesenate – al fondamentale apporto dei soci».
Emilio Gelosi

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Le cooperative dell’acqua

Gavelli

Grande è bello, se si parla di servizi di pubblica utilità. Questo almeno è il credo diffuso da un quarto di secolo dagli economisti che poi ha contagiato anche la politica. Con le conseguenze che le vecchie società municipalizzate che gestivano acquedotti e smaltivano rifiuti, sono state spazzate via da società multiservizi (private o miste) che a loro volta assumono dimensioni sempre maggiori. Fra qualche anno scadranno concessioni e affidamenti anche in Romagna e si procederà ai nuovi bandi, cui potranno prendere parte società di tutta Europa. Il binario ormai tracciato è quello della holding multiservizi: ora Hera (da Modena a Rimini), in futuro si vedrà. Sembra quasi impossibile, eppure  esistono ancora in Italia esperienze del tutto diverse, gestite proprio da cooperative. Parliamo di piccoli paesi, ma che devono garantire gli stessi servizi delle città maggiori. È il caso di Appiano, in provincia di Bolzano, dove l’approvvigionamento idrico è fornito da una cooperativa che nel 2007 ha distribuito 550 milioni di litri e fatturato 145 mila euro. Tariffa: 0,25 euro a metro cubo (non comprende il servizio depurazione, in capo al Comune). Un esempio più strutturato si trova nel Biellese, dove sono presenti 34 cooperative di cittadini che gestiscono l’acquedotto nelle loro frazioni. Si sono associate e hanno costuito un consorzio e conserveranno fino al 2023 la concessione degli acquedotti della zona di Mezzana Montaldo.
Sono casi marginali, senza dubbio. Ma a fronte di aziende con staff dirigenziali pletorici, strutture ridondanti e consiglieri di amministrazioni pagati centinaia di migliaia di euro (costi che finiscono inevitabilmente in bolletta), è in atto un ripensamento generale sulla gestione dei servizi. La flessibilità non è infatti caratteristica delle maxi aziende, che non a caso puntano a diventare proprietarie degli acquedotti e delle reti infrastrutturali, per ora  in mano pubblica. L’acqua sarà un terreno su cui si misurerà, fra i politici,  la reale volontà democratica e la disponibilità a chiamare i cittadini a compiere scelte decisive.

Fabio Gavelli

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PL in frenata, in calo volumi e portafogli

Prudenza e consapevolezza di stare vivendo un momento di crisi generalizzato. È quanto emerge dalla prima tornata di assemblee di bilancio delle cooperative di produzione lavoro, già sufficiente però a tracciare un quadro piuttosto preciso di quello che è l’andamento generale del settore “pesante”: industria, costruzioni, cantieristica. «Dalla chiusura dei bilanci del 2008 – spiega il responsabile di settore di Legacoop Forlì-Cesena, Valdes Onofri – si riscontra che nella quasi generalità delle cooperative si è riscontrato un freno nell’attività. Già alla fine del 2008, quindi, le imprese hanno preso coscienza del cambiamento di prospettiva. Questo si nota solo in parte nei bilanci 2008, su cui tutto sommato la recessione ha avuto un’influenza negativa piuttosto leggera». La soddisfazione, però, è destinata a scontrarsi con le asperità della crisi economica. «La situazione di difficoltà ha perdurato e sta perdurando per tutto il 2009 – prosegue Onofri – e si riscontra, come considerazione complessiva, un contenimento del portafoglio ordini e una riduzione delle marginalità sui lavori. Quindi il 2009 è un anno cruciale: bisogna capire come avverrà e se ci sarà la ripresa». Entrando nello specifico i segnali sono differenziati. «Per il settore edile e costruzioni (opere pubbliche e altro) si ravvisa ancora una frenata e non c’è ombra di ripartenza. Sull’immobiliare le cooperative non sono molto impegnate, però in questi ultimi due-tre mesi si è vista una lieve rivitalizzazione delle vendite, soprattutto nel residenziale».
Buone soddisfazioni provengono soprattutto dalle cooperative di dimensioni medio-grandi che si occupano di attività connesse all’edilizia e competono ormai a livello nazionale.
«Ci sono imprese di dimensioni importanti – dice Onofri – molto forti dal punto di vista tecnologico e della progettazione che hanno chiuso bilanci soddisfacenti e hanno per il 2009 un portafoglio ordini buono».
Le difficoltà più severe, come detto, riguardano le imprese che hanno l’attività più propriamente connesse alle costruzioni.
«Abbiamo riscontrato una forte crisi in alcuni settori specifici, legati alle opere pubbliche, a causa dei ritardi di pagamento e del calo dei volumi dei fatturati. A questo si aggiunge il problema del portafoglio ordini ridimensionato in seguito alla contrazione generale del mercato».

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Il falso problema dell’identità

L’Italia si allontana dall’Europa. Solo che anche l’Europa si allontana da se stessa. È il risultato di un peggioramento netto nato a Nizza nel 2000, quando per l’ennesima volta fu allontanata l’idea di approvare una vera Costituzione europea. Poi è arrivato Bush, l’attentato alle Torri gemelle, l’oscuramento storico che prosegue, mitigato dal sogno di Obama, ma non privo di contraddizioni in corso. L’Italia sente come ossessione il problema dell’identità, come se improvvisamente avessimo scoperto di non avere salde radici. Anziche ritrovarle in una nuova sintesi fra passato e futuro, le individuiamo in un eterno presente che deve rimediare a tutte le nostre paure: l’uomo nero che ti porta via (e che ti violenta la madre, la figlia, la nipote, magari anche te stesso), la perdita della sicurezza economica (che è anche colpa – in questo delirio di irriflessione – dei sindacati, disposti a tutelare solo i garantiti), la stampa indiscreta e impicciona, gli immigrati. Il mondo della cooperazione deve pensare più in grande, perché ha un’antica consapevolezza della socialità in tutte le sue forme. Nessun imprenditore privato sembra porsi il problema delle prospettive di futuro. Se fossimo in condizioni di uscire dalla crisi solo con le nostre gambe, non avremmo bisogno degli altri. Solo che rischiamo molto se proseguiamo in questo modo. Non sono fra coloro che intendono alimentare il “gossip” sul premier. Ci pensa da solo ad alimentare un modo di fare informazione sulla quale lui e le sue aziende hanno guadagnato miilioni di euro. Ora c’è il rischio, come in “Quinto Potere” che la “macchina” assorba e indebolisca anche il suo artefice. Cosa ci sarebbe da stupirsi? Sono invece preoccupato per il fatto che invece di osservare il nostro cielo preferiamo osservare le nostre interiorità. E non credo che tutti lo stanno facendo partendo dalla bocca… E allora? Rinvio la memoria di chi legge ai segnali di pericolo per la tenuta della nostra democrazia e per quella che regola la convivenza pacifica nel mondo. Fate qualcosa, se non è già troppo tardi.

Pietro Caruso

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Difendiamo il territorio e la sua economia civile

Viviamo in un territorio ben governato dalla politica. Qui è nato e si è sviluppato un modello che coniuga qualità dell’impresa e redistribuzione della ricchezza sul territorio. Giova ricordare che mentre qui si lavorava per portare benessere e inclusione sociale a tutti, in altri territori (come il Nord Est, per lungo tempo mitizzato dai media), le imprese avevano autonomamente scelto di spostare la propria produzione all’estero. Prima in Romania, e poi sempre più lontano, con una miopia che ha impoverito progressivamente l’Italia e il suo tessuto produttivo, nonché nel lungo periodo quelle stesse aziende. I motivi? Li sappiamo, ed è giusto ricordarli, perché oggi la crisi c’è per tutti, ma non per colpa nostra: approfittare di un costo del lavoro a livell infimi, aggirare le leggi che tutelano l’ambiente e la sicurezza dei lavoratori italiani e, in definitiva, pagare meno tasse. Una delle accuse – è ironico dirlo – che puntualmente vengono rivolte alle imprese mutualistiche, le quali, invece, sono rimaste qui. Con le loro strutture “pesanti”, i loro contratti a tempo indeterminato e la loro capacità di innovare dal punto di vista tecnologico e organizzativo, senza bisogno di ricorrere alle pratiche del dumping sociale.
Le cooperative non possono delocalizzare, perché i loro soci vivono e lavorano in Italia. Sono strutturate in modo tale che favoriscono il lavoro e le sue regole. Ma il problema non è solo delle cooperative, è di tutto un territorio che ha scelto di operare secondo i principi di un’economia civile. Tanto è vero che a Forlì, primo caso in Italia, le associazioni di impresa – dall’industria all’artigianato, dal commercio alla cooperazione – si sono presentate unitariamente con una serie di proposte condivise. Alla politica e alle nuove amministrazioni che governeranno questi territori per i prossimi cinque anni, quindi, indipendentemente dall’appartenenza e dallo schieramento, chiediamo prima di tutto di difendere il nostro modello di sviluppo e la qualità delle nostre imprese, con azioni dirette e concrete. Interventi che non richiedono complicate riforme legislative e sono alla portata di qualsiasi ente. Per fare questo occorre che la politica analizzi e rinnovi il proprio rapporto con gli apparati burocratici. Che torni a fare la politica, insomma, e a decidere in prima persona, senza nascondersi dietro il paravento dei pareri tecnici e delle valutazioni più o meno opinabili. Come quelle di chi vorrebbe reinternalizzare anche quei servizi che sono stati affidati all’esterno, nonostante siano stati generati notevoli risparmi e miglioramenti per i cittadini.

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Piada e salame, altro che Obama

Chesi

Le passate elezioni amministrative ci lasciano in eredità una serie di spunti di riflessione sulla comunicazione politica.
Mai come stavolta l’esercito dei candidati ha sfoderato tutto l’armamentario della propaganda. Un’articolazione di mezzi piuttosto vasta, seppure in apparente contrasto col dimesso tono generale, probabilmente un portato della stanchezza per il confronto bipartitico e della relativa limitazione dei budget.
Sarà stato anche per questi motivi (e per il fatto che la comunicazione televisiva è ormai sotto il pressoché totale controllo del governo) ma oltre a spot tv e messaggi radio, i candidati sono tornati in forze al porta a porta, al volantinaggio a tappeto e addirittura ai comizi.
Certo, gli appelli alla piazza hanno riscosso successo soltanto quando alle parole (poche, per non stancare) i candidati hanno abbinato musica, barzellette, sfilate di moda, distribuzioni di uova, pane, piadine e sangiovese. Insomma quasi un ritorno alle origini, al folklore della politica ma anche al rapporto diretto con l’elettore.
E i siti istituzionali? I blog elettorali? Facebook? Certo, ci sono, ma li guardano i soliti noti. E poi i candidati stessi mica li frequentano. Preferiscono la piazza (o la tv, chi può). Altro che Obama.

Emanuele Chesi

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Il numero 5/2009 della Società Cooperativa

La copertina di maggio della Società Cooperativa


Nell’area download del sito di Legacoop Forlì-Cesena è disponibile in anteprima il nuovo numero del mensile di Legacoop “La Società Cooperativa”.

EDITORIALE :: DIFENDIAMO IL TERRITORIO E LA SUA ECONOMIA CIVILE

:: IN COPERTINA :: LA PAROLA ALLE ASSEMBLEE

  • Produzione e lavoro in frenata, in calo volumi e portafogli
  • Bene le ricreative, culturali a rischio crisi
  • L’aumento dei costi mette in difficolta’ le coop sociali
  • Su gomma la congiuntura e’ strutturale
  • CAD in equilibrio si consolida sul mercato

:: AGROALIMENTARE

  • Apofruit trasforma longiano nella capitale del biologico
  • Alimos porta innovazione nella frutta
  • Ricerca e imprese, focus sul packaging alimentare

:: EVENTI E ASSEMBLEE

  • Il bilancio sociale di cia-conad
  • COAP festeggia il cinquantesimo anniversario
  • IRAP e IRES sotto la lente d’ingrandimento
  • I corsi sulla comunicazione organizzati da Sapim
  • Legacoop protagonista al corso universitario di Multifor
  • Economia, fiscalita’ e regole

:: DALLE IMPRESE

  • Risultati positivi per C.A.C.
  • Consorzio Formula Ambiente consolida il patrimonio

:: LE RUBRICHE

  • Pietro Caruso :: Il falso problema dell’identita’
  • Emanuele Chesi :: Piada e salame, altro che obama
  • Fabio Gavelli :: Le cooperative dell’acqua
  • Cristian Maretti :: Potate gli alberi senza manifesti
  • Luciano Liuzzi :: La fortezza di montebello
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