La babele degli sproloqui

In tutte le dotte disquisizioni sul futuro dell’informazione, l’orizzonte più citato è quello del giornalismo partecipativo. Persino Rupert Murdoch, il magnate del colosso mondiale Fox,  si è lasciato andare a un peana sulla necessità del coinvolgimento dei lettori nel processo della comunicazione. È bene tenersi alla larga dall’infatuazione degli editori per l’apporto dei cittadini, visti,  per ora, solo come giacimento di materia prima a prezzo zero e non certo come attori della scena dell’informazione. Più interessanti appaiono invece le iniziative ‘dal basso’ che rifuggono però la sterile contrapposizione tra ‘casta professionale’ dei giornalisti e blogger ‘fuoricasta’ (anche se spesso aspiranti a loro volta all’ingresso nella casta’). Nel campo televisivo prometteva bene, ma è rimasta finora al di sotto delle aspettative, la rete satellitare ‘Current tv’, attiva da qualche anno negli Usa sotto l’egida di Al Gore e lanciata recentemente anche in Italia. Propone un mix di servizi realizzati da professionisti e da semplici cittadini, magari con velleità di produzione professionale.Il rischio di trasformarsi in un’informe copia di YouTube (con la semplice amplificazione del già esorbitante brusìo informativo presente in rete) è purtroppo sempre dietro l’angolo. Ancor più recente è il sito www.agoravox.it, riproposizione di un’esperienza pionieristica francese, in cui si dovrebbero intrecciare i contributi dei cittadini e il lavoro di selezione e approfondimento della redazione giornalistica. E’ una sfida da seguire con attenzione per verificare se il giornalismo partecipativo sia la giusta direzione di marcia per rinnovare l’informazione, oppure l’ennesima formula vuota che nasconde solo la babele delle opinioni e degli sproloqui.

Emanuele Chesi

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