La Società Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli'-Cesena

Archive for ottobre, 2008

Ripartono i corsi per la sicurezza sul lavoro

La tematica della sicurezza sul lavoro risulta oggi molto attuale, infatti da un lato il numero di infortuni in sensibile diminuzione dimostra un aumento della “sensibilità”, dall’altro l’entrata in vigore del Nuovo Testo Unico ha apportato rilevanti novità alla legislazione vigente. Novità che le imprese si trovano in questo momento ad affrontare, quali la necessità di redigere un nuovo Documento di Valutazione dei rischi (entro il 1° gennaio 2009) e i nuovi obblighi formativi per le figure della sicurezza.

Per Legacoop Forlì-Cesena la promozione della sicurezza del lavoro, della prevenzione dei rischi  e la tutela della salute nei luoghi di lavoro rappresentano da sempre un fondamento per l’azione associativa da perseguire anche attraverso iniziative di pieno coinvolgimento di tutte le parti interessate. 

Cogliendo le opportunità offerte dalla continua evoluzione delle normative, l’associazione propone, in collaborazione con Cesvip Forlì-Cesena, percorsi formativi rispondenti ai requisiti di legge.

Ampio il catalogo dei corsi di formazione. Verranno infatti attivati aggiornamenti per gli RSPP, che nel 2007 hanno frequentato i corsi di formazione, per integrare il percorso formativo con la nuova normativa D.Lgs. 81/08 e corsi di aggiornamento per datori di lavoro che svolgono anche il ruolo di RSPP (resi obbligatori dal D.Lgs. 81/2008). Altra novità riguarda la formazione relativa al rapporto tra D.Lgs. 231/01 e D.Lgs. 81/08 e le figure ad esso correlate.

I corsi si svilupperanno tra ottobre 2008 e giugno 2009, per informazioni ed iscrizioni contattare: Tania Panizza

Cesvip Forlì:  0543/785421

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Tutto va peggio? Non è vero

 

«Non è vero che tutto va peggio», è il titolo di un libro appena uscito, scritto da Michele Dotti, educatore faentino e volontario di Mani Tese, assieme a Jacopo Fo. La professione di ottimismo a prima vista sembrerebbe fuori luogo. Poi, scavando sotto la superficie, ignorate dalle telecamere televisive, si scopre che qualcosa di buono si muove. Per esempio a Torraca, paesino del Salernitano con 1400 abitanti: hanno abbattuto la bolletta elettrica da 45 mila a 18 mila euro impiegando i led nell’illuminazione pubblica, costruito tre impianti fotovoltaici e realizzeranno la monorotaia elettrica più lunga del mondo (5,5 km). Si scopre che a Capannori, in provincia di Lucca, è stato lanciato il progetto «Rifiuti Zero» da raggiungere nel 2020. Un’utopia? Forse no, se si considera che già ora nel centro toscano sono all’80% di raccolta differenziata (utilizzano il sistema domiciliare) e la produzione totale di immondizia è in calo. Ad Avigliana e Carugate, paesini della cintura torinese e milanese, i nuovi edifici e le ristrutturazioni avvengono solo con i criteri della bio-edilizia e dell’efficienza energetica. Indagando ancora, si può sapere che a Padova è sorto da quattro anni il Cityporto, una piattaforma logistica fuori città dove le merci sono scaricate e affidate a mezzi a metano che le dirottano a destinazione. A Parma parte una sperimentazione nata da un’intesa fra la Provincia e alcuni gruppi della grande distribuzione: in alcuni punti vendita si vendono  cibi e bevande alla spina, per ridurre o abolire l’impatto di imballaggi inutili che finiscono direttamente nel cassonetto e ingrossano il costo dello smaltimento rifiuti.

Questi e numerosi altri esempi sono promossi dall’Associazione Comuni Virtuosi che facilita anche lo scambio delle informazioni e delle conoscenze. Purtroppo  le perle che spuntano in giro per l’Italia non brillano in Romagna. Se scarseggiano le idee, basta un pizzico di curiosità e si dà un’occhiata a quello che fanno gli altri.

Fabio Gavelli

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I cammelli della crisi

«Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove hanno fatto il deserto, quello chiamano pace». (Tacito) 

Siamo vicini alla cruna dell’ago. Dentro il ministro dell’economia vorrebbe farci passare i cammelli della crisi, che è profonda e strutturale. Con astuzia, per tempo, aveva configurato nella scarsezza della politica il vero nodo per il governo delle economie governative invece dalle alchimie finanziarie e bancarie. Sembra quasi che un ministro della Repubblica, navigatore da oltre venti anni il retropalco della grande politica romana sia semplicemente un tecnico e non il vicepresidente di Forza Italia, secondo soltanto al patron di un partito che è il più familiare e aziendale che sia mai comparso sulla faccia della terra italiana. Gli scarsi di memoria dimenticano che dopo essere stato un consigliere dei “Reviglio boy’s” e non senza talento, si è avvicinato a quel centro che tanto sembrava emergere dopo la caduta di Tangentopoli e poi via, via, con rapide tappe di avvicinamento al governo del Paese, con Forza Italia e con un rapporto di amicizia anche con Lega Nord.Si ha un bel che ricordare il fatto che fino a qualche tempo fa il “liberismo” alla Thatcher l’aveva sedotto, si ha un bel che rammentare che ora è tornato ad essere il “lib-lab” Keynes il faro d’orientamento.

La blindatura della spesa pubblica, i tagli pesanti non sono però quelli che teorizzano la piena occupazione, né l’intervento dello Stato nell’economia. Certo una certa ubriacatura liberista la sinistra neofita alla socialdemocrazia l’ha provata, ma non si può con cinismo amorale tenere insieme due politiche che sono dialettiche l’una all’altra. Certo in un Paese nel quale sono in pochi a mantenere il tratto della coerenza ideale e politica l’astro di Giulio Tremonti è destinato ad ascendere.

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Intervista a Tiziano Alessandrini

Il neopresidente della Camera di Commercio, Tiziano Alessandrini, parla della situazione economica generale ai microfoni della Società Cooperativa.

 

L’economia italiana vive un momento di difficoltà. Qual è l’impatto sul tessuto economico della provincia di Forlì-Cesena?

La nostra provincia è caratterizzata da una economia plurale: agricoltura, manifatturiero, servizi,   turismo, commercio, terziario. Spesso questi settori si intersecano, dando vita a vere e proprie filiere. 

Ciò consente alla nostra economia, anche in fasi congiunturali molto negative come quella che stiamo attraversando, di non subire picchi negativi drammatici. 

L’altra faccia della medaglia, però, è data da trend normali anche quando la congiuntura è molto favorevole. 

Inoltre, la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni colpisce soprattutto le imprese che producono per il mercato interno e siccome solo un quarto del valore della nostra produzione è destinato all’export, nel medio-lungo periodo rischiamo di essere seriamente penalizzati. 

Quali sono i principi ispiratori del suo mandato?

Il primo è quello di confermare le linee di intervento che sono ritenute ancora valide (internazionalizzazione, sostegno al credito, ecc.) e di introdurne altre come il tema delle reti e filiere, capitali privati, ricerca e Università, trasmissione d’impresa, sostegno a chi promuove l’utilizzo di energie rinnovabili. 

Vogliamo promuovere azioni che aiutino ad agganciare le reti lunghe dello sviluppo. Penso sia importante agire con visione di area vasta, a geografia variabile. 

Opereremo per accorpare le risorse per progetti intersettoriali ed interassociativi, facendo leva sul concetto della filiera. Bisogna premiare i progetti che abbiano il segno della non ripetitività, ma dell’innovatività e dell’efficacia, non solo per le imprese ma per il territorio. 

Insomma, i progetti devono essere innovativi, originali rispetto a precedenti iniziative, devono contenere la persistenza degli effetti, l’ampiezza, la generalità dei destinatari ed il turnover dei beneficiari.

Cosa può fare la C.C.I.A.A. per sostenere di più e meglio le imprese del territorio?

La Camera di Commercio può svolgere azioni di carattere politico e culturale, ma anche pratico attraverso l’incentivazione finanziaria. 

Può sostenere ad esempio i progetti di cui parlavamo prima. Può sostenere i confidi dei vari settori economici, come peraltro sta facendo. Ma occorre promuovere l’innovazione in senso lato. Qui sta la sfida vera. 

E allora, occorre fare azione verso le banche affinchè strumenti come il private equity o il venture capital possano operare anche con le piccole imprese. Occorre promuovere le reti di imprese per fare fronte alla ricerca, all’innovazione ed all’internazionalizzazione. 

Occorre orientare le imprese sull’innovation, comunication, tecnology (ICT). La Camera di Commercio può essere il soggetto che si candida per coordinare tutti i soggetti assumendosi l’impegno di coordinare competenze, risorse,e sforzi che il sistema territoriale sarà in grado di sviluppare sul piano dell’innovazione.

In un tessuto economico formato prevalentemente da piccole e medie imprese come quello del nostro territorio, il movimento cooperativo che contributo può dare?

Direi che può dare un contributo molto importante. Nel nostro territorio abbiamo cooperative che rappresentano eccellenze su scala nazionale ed internazionale. 

Penso ai grandi gruppi che operano nella filiera agroalimentare e nella distribuzione. 

Ma ci sono realtà importanti anche nelle costruzioni, nell’impiantistica elettrica ed idraulica, nei servizi alla persona, nei servizi ambientali. La cooperazione svolge quindi un ruolo importante anche nella produzione del PIL. 

Alcuni di questi soggetti si fanno interpreti del processo di internazionalizzazione e di innovazione anche delle piccole imprese che lavorano in rete con essi. Lo sforzo comune da fare è che i grandi gruppi cooperativi e la costellazione di micro e piccole imprese facessero massa critica e costruissero un rapporto non solo di sub fornitura, ma di vera e propria partnership, sfruttando la grande flessibilità dei piccoli.

a cura di Emilio Gelosi e Matteo Marchi

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Una splendida utopia su cui è utile confrontarsi

Il 13 Maggio 1978 fu approvata “la 180”, nota anche come legge Basaglia, dal nome dello psichiatra che la ispirò.

Negli anni ’50 si stima fossero almeno centomila i “pazzi” internati nelle strutture e i manicomi fungevano da mero contenitore sociale. L’internamento era la sola risposta al disagio e alla malattia mentale viste come un pericolo per l’intera società.

Negli anni ’60, in linea con la cultura del momento, si pone l’esigenza di un radicale ripensamento della follia e delle regole con cui deve essere trattata. 

Nasce l’idea della prevenzione come prassi rivolta alla salute mentale di tutti, non solo dei malati. Viene dunque messa in discussione la cosiddetta presa in carico dei pazienti psichiatrici, si guarda alla malattia mentale non solo nei suoi aspetti clinici ma come parte di una società, si chiede continuità terapeutica tra ospedale psichiatrico e territorio.

Il luogo di cura viene ribaltato: niente coercizione e isolamento in ospedali-parcheggio, ma luoghi terapeutici inseriti nel territorio e nella società. Il malato mentale viene visto come portatore di diritti e bisogni. Al territorio si chiede di costruire percorsi in cui realizzare un equilibrio tra questi bisogni e i diritti di tutti. Ai servizi pubblici viene affidato il compito di concretizzare tali obiettivi.

Nasce l’idea strategica di “comunità terapeutica”. Su queste basi viene costruita la legge 180. Una legge che viene dopo quella sul divorzio e prima della 194 sull’aborto, figlie tutte di una stagione di forte affermazione dei diritti individuali.

Trent’anni dopo la magnifica utopia di Basaglia e di un piccolo e coraggioso gruppo di psichiatri occorre riflettere, con attenzione e responsabilità, sul cammino percorso. Ne sentiamo tutti il bisogno, soprattutto dinanzi ai tentativi di liquidare sbrigativamente il cammino fin qui fatto. Il malato come persona, l’affermazione dei suoi diritti di cittadinanza, il superamento della istituzione manicomiale, il rapporto tra servizi e territorio, il ruolo dello Stato, le difficoltà incontrate e le possibilità di risoluzione: sono questi i temi che abbiamo di fronte. I due seminari che le nostre cooperative Tragitti e Al Margine hanno organizzato, più di riflessione sulla legge e il lavoro svolto l’uno, più di approccio clinico l’altro, intendono dare un contributo ragionato in tal senso.

Guglielmo Russo

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A trent’anni dalla Basaglia le coop aprono il dibattito

A trent’anni dall’entrata in vigore della legge 180, la cosiddetta Basaglia, che portò alla chiusura degli ospedali psichiatrici, due convegni promossi da cooperative sociali di Legacoop Forlì-Cesena faranno il punto sullo stato di attuazione della normativa e sull’impatto della stessa. Il primo appuntamento, promosso dalla cooperativa Al margine, è in programma il 10 ottobre e sarà incentrato sulle pratiche del recovery nella salute mentale. Il recovery (la ripresa/la guarigione) costituisce un approccio innovativo nel campo della salute mentale. È l’esito dei processi di de-istituzionalizzazione avvenuti in Italia e in altri contesti internazionali; è frutto della presenza attiva dei familiari e delle associazioni degli utenti sullo scenario della salute mentale di comunità. 

Il convegno si svolgerà alla sala Gandolfi di corso Diaz, a Forlì, a partire dalle 9.30 e vedrà tra i relatori anche Roberto Mezzina (Centro Studio OMS di Trieste), Ernesto Venturini (Organizzazione Mondiale della Sanità), Gisella Trincas (Presidente UNASAM), Anna del Mugnaio (Istituto Minguzzi di Bologna). I lavori termineranno con una visita al Villaggio Marino di Vecchiazzano, struttura pilota nell’ambito della residenzialità psichiatrica. 

Il secondo appuntamento, dal titolo “Follia e ragione. Trent’anni di legge Basaglia tra storia e attualità” è organizzato dalla cooperativa Tragitti e si svolgerà il 24 ottobre all’hotel Globus di Forlì, a partire dalle ore 9. L’iniziativa rappresenta una occasione di lettura ed interpretazione dei risultati della Basaglia, con attenzione particolare al ruolo svolto dalla cooperazione sociale. 

Interverranno, tra gli altri, Benedetta Prugnoli (DSM Imola) e Luigi Missiroli (DSM Forlì), che relazionerà sul nuovo modello di psichiatria territoriale; Paolo Tranchina (psicanalista e direttore della rivista “Fogli di informazione”), che presenterà due numeri monografici della rivista; Alberto Alberani (responsabile Legacoopsociali Emilia-Romagna) traccerà il contributo della cooperazione sociale nella applicazione della Basaglia, mentre le conclusioni saranno affidate ad Emilio Lupo (segretario nazionale di Psichiatria democratica), il cui contributo sarà incentrato sulle prospettive future della 180. 

Saranno presenti inoltre rappresentanti della Associazione Ca’ del Vento di Imola. Moderatore dell’incontro sarà Guglielmo Russo, responsabile settore welfare di Legacoop Forlì-Cesena.

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Il fenomeno Sarah Palin

Com’era logico che accadesse, nei giorni della sua nomina a candidato vicepresidente da parte di McCain, l’attenzione del pubblico americano si è concentrata ossessivamente sul fenomeno Sarah Palin. La semisconosciuta governatrice dell’Alaska ha attirato un mare di attenzioni anche in rete. I navigatori di internet – che amano spesso rappresentarsi come la parte più evoluta e sveglia della società – hanno puntato la lente sui caratteri peculiari della nuova arma anti-Obama dei conservatori Usa. L’edizione online di Time si è presa la briga di inventariare le più cliccate chiavi di ricerca associate al nome di Sarah Palin. Che avranno dunque chiesto a Google gli internauti a stelle e strisce? Cosa pensa Sarah Palin della situazione mediorientale? Le sue posizioni nella lotta al riscaldamento globale? Se e favorevole o no all’estensione dell’assicurazione sanitaria a quei milioni di americani che non ne usufruiscono ancora? Niente di tutto questo. ‘Sarah Palin nude’, ‘Hot photos’, ‘Beauty pageant’ e ‘Bikini photos’ hanno intasato il motore di ricerca. ‘Alaska: Coldest State, Hottest Governor’, lo slogan coniato da qualche buontempone conservatore (o cripto-obamiano?), è parso più che mai centrato. Anche in questo caso, se mai ce ne fosse ancora bisogno, la ‘contabilità’ delle ricerche in rete si è rivelata lo specchio fedele delle pulsioni che attraversano la società. L’aura progressista di internet (incensata dalla campagna elettorale e dalla raccolta fondi di Obama) ne viene fortemente ridimensionata. Ma è giusto che sia così. Lo strumento è ottimo, realmente innovativo per la politica (in Italia però è pura fantascienza), ma il ‘manico’ è ancora quello della società di massa che si esprime allo stesso modo nelle tv e nei giornali. Internauti, occhio a fare i primi della classe.

Emanuele Chesi

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Il nuovo numero della Società Cooperativa

 

La Società Cooperativa di settembre 2008

La Società Cooperativa di settembre 2008

Il numero di settembre 2008 è disponibile in anteprima per il download in formato PDF.

- Storia di copertina: “Ragazzi, che successo”: la nuova stagione del Teatro Il Piccolo
- Editoriale: Le cooperative editoriali a rischio chiusura
- Venerdì 7 novembre l’assemblea Legacoop
- La prevenzione in rosa, il 22 ottobre convegno con LILT
- Ripartono i corsi di formazione per la sicurezza sul lavoro
- Intervista al presidente di CCIAA, Tiziano Alessandrini
- Enrico Salvi (CLAFC) nominato vicepresidente della Camera di Commercio
- Il Consorzio agrario chiude un ottimo bilancio
- Cereali: Sfondato il record del milione di quintali
- L’assemblea delle agricole
- Aderire a Fon.Coop è possibile anche per le coop agricole
- Copari fa riflettere i dirigenti con l’aiuto di Workopp
- Fornicoop “adotta una stanza”
- Sotto alla doccia con il braccialetto per risparmiare acqua ed energia
- Giochidea, una città in festa
- Operatori di quartiere contro la solitudine
- A trent’anni dalla Basaglia le coop aprono il dibattito
- Piccolo: una stagione per divertirsi
- Almaverde Bio e IOR insieme per la prevenzione contro i tumori
- Servicefest: crescita costante
- Le rubriche di Luciano Liuzzi, Workopp, Emanuele Chesi, Pietro Caruso, Fabio Gavelli, Associazione Virginia Senzani e Cristian Maretti

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