Russia, Cina e l’Italietta
L’estate appena trascorsa ha riconsegnato in maniera tangibile e definitiva (se qualcuno avesse avuto ancora dei dubbi) la potenza cinese e quella russa all’attenzione del mondo. La prima dispiegando parte della propria forza nell’organizzazione dei giochi olimpici, la seconda regolando militarmente certe contese territoriali in prossimità dei propri confini. Ho detto riconsegnato perché sono passati poco più di 150 anni da quando la Cina deteneva quasi il 50% del commercio mondiale e non ancora 20 anni da quando la Russia (spina dorsale dell’URSS) influenzava politicamente la metà meno libera del mondo.
Questo ormai conclamato scenario multipolare (non per forza foriero di un futuro migliore) ha occupato con forza le pagine dei giornali con analisi preoccupate, scenari probabili o temuti e nuovi ragionamenti relativi agli elementi di competizione economica.
Queste nuove sfide di altissimo livello sono state immediatamente fatte proprie dall’opinione pubblica nazionale.
A partire dal grande consenso dato alle ordinanze comunali che vietano di stendersi sui prati o sulle panchine oppure di camminare con gli zoccoli sul lungomare, o quella di più triste memoria in cui se tre persone parlano in un parco pubblico scatta l’allerta al comando della polizia municipale.
Non dobbiamo stupirci: siamo il paese che pensa di risolvere i propri problemi di inflazione con i mercatini degli agricoltori, il latte crudo alla spina e le rinnovate tessere annonarie in formato magnetico. Ci manca solo un provvedimento per la valorizzazione degli orti nelle aiuole e sui balconi e che la prossima crisi internazionale venga gestita dalle Maldive o da un’amena villa in Sardegna telefonando all’amico Vladimir tra un Martini e l’altro.
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