Intervista a Tiziano Alessandrini

Il neopresidente della Camera di Commercio, Tiziano Alessandrini, parla della situazione economica generale ai microfoni della Società Cooperativa.

 

L’economia italiana vive un momento di difficoltà. Qual è l’impatto sul tessuto economico della provincia di Forlì-Cesena?

La nostra provincia è caratterizzata da una economia plurale: agricoltura, manifatturiero, servizi,   turismo, commercio, terziario. Spesso questi settori si intersecano, dando vita a vere e proprie filiere. 

Ciò consente alla nostra economia, anche in fasi congiunturali molto negative come quella che stiamo attraversando, di non subire picchi negativi drammatici. 

L’altra faccia della medaglia, però, è data da trend normali anche quando la congiuntura è molto favorevole. 

Inoltre, la perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni colpisce soprattutto le imprese che producono per il mercato interno e siccome solo un quarto del valore della nostra produzione è destinato all’export, nel medio-lungo periodo rischiamo di essere seriamente penalizzati. 

Quali sono i principi ispiratori del suo mandato?

Il primo è quello di confermare le linee di intervento che sono ritenute ancora valide (internazionalizzazione, sostegno al credito, ecc.) e di introdurne altre come il tema delle reti e filiere, capitali privati, ricerca e Università, trasmissione d’impresa, sostegno a chi promuove l’utilizzo di energie rinnovabili. 

Vogliamo promuovere azioni che aiutino ad agganciare le reti lunghe dello sviluppo. Penso sia importante agire con visione di area vasta, a geografia variabile. 

Opereremo per accorpare le risorse per progetti intersettoriali ed interassociativi, facendo leva sul concetto della filiera. Bisogna premiare i progetti che abbiano il segno della non ripetitività, ma dell’innovatività e dell’efficacia, non solo per le imprese ma per il territorio. 

Insomma, i progetti devono essere innovativi, originali rispetto a precedenti iniziative, devono contenere la persistenza degli effetti, l’ampiezza, la generalità dei destinatari ed il turnover dei beneficiari.

Cosa può fare la C.C.I.A.A. per sostenere di più e meglio le imprese del territorio?

La Camera di Commercio può svolgere azioni di carattere politico e culturale, ma anche pratico attraverso l’incentivazione finanziaria. 

Può sostenere ad esempio i progetti di cui parlavamo prima. Può sostenere i confidi dei vari settori economici, come peraltro sta facendo. Ma occorre promuovere l’innovazione in senso lato. Qui sta la sfida vera. 

E allora, occorre fare azione verso le banche affinchè strumenti come il private equity o il venture capital possano operare anche con le piccole imprese. Occorre promuovere le reti di imprese per fare fronte alla ricerca, all’innovazione ed all’internazionalizzazione. 

Occorre orientare le imprese sull’innovation, comunication, tecnology (ICT). La Camera di Commercio può essere il soggetto che si candida per coordinare tutti i soggetti assumendosi l’impegno di coordinare competenze, risorse,e sforzi che il sistema territoriale sarà in grado di sviluppare sul piano dell’innovazione.

In un tessuto economico formato prevalentemente da piccole e medie imprese come quello del nostro territorio, il movimento cooperativo che contributo può dare?

Direi che può dare un contributo molto importante. Nel nostro territorio abbiamo cooperative che rappresentano eccellenze su scala nazionale ed internazionale. 

Penso ai grandi gruppi che operano nella filiera agroalimentare e nella distribuzione. 

Ma ci sono realtà importanti anche nelle costruzioni, nell’impiantistica elettrica ed idraulica, nei servizi alla persona, nei servizi ambientali. La cooperazione svolge quindi un ruolo importante anche nella produzione del PIL. 

Alcuni di questi soggetti si fanno interpreti del processo di internazionalizzazione e di innovazione anche delle piccole imprese che lavorano in rete con essi. Lo sforzo comune da fare è che i grandi gruppi cooperativi e la costellazione di micro e piccole imprese facessero massa critica e costruissero un rapporto non solo di sub fornitura, ma di vera e propria partnership, sfruttando la grande flessibilità dei piccoli.

a cura di Emilio Gelosi e Matteo Marchi

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