La Società Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli'-Cesena

I cammelli della crisi

«Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove hanno fatto il deserto, quello chiamano pace». (Tacito) 

Siamo vicini alla cruna dell’ago. Dentro il ministro dell’economia vorrebbe farci passare i cammelli della crisi, che è profonda e strutturale. Con astuzia, per tempo, aveva configurato nella scarsezza della politica il vero nodo per il governo delle economie governative invece dalle alchimie finanziarie e bancarie. Sembra quasi che un ministro della Repubblica, navigatore da oltre venti anni il retropalco della grande politica romana sia semplicemente un tecnico e non il vicepresidente di Forza Italia, secondo soltanto al patron di un partito che è il più familiare e aziendale che sia mai comparso sulla faccia della terra italiana. Gli scarsi di memoria dimenticano che dopo essere stato un consigliere dei “Reviglio boy’s” e non senza talento, si è avvicinato a quel centro che tanto sembrava emergere dopo la caduta di Tangentopoli e poi via, via, con rapide tappe di avvicinamento al governo del Paese, con Forza Italia e con un rapporto di amicizia anche con Lega Nord.Si ha un bel che ricordare il fatto che fino a qualche tempo fa il “liberismo” alla Thatcher l’aveva sedotto, si ha un bel che rammentare che ora è tornato ad essere il “lib-lab” Keynes il faro d’orientamento.

La blindatura della spesa pubblica, i tagli pesanti non sono però quelli che teorizzano la piena occupazione, né l’intervento dello Stato nell’economia. Certo una certa ubriacatura liberista la sinistra neofita alla socialdemocrazia l’ha provata, ma non si può con cinismo amorale tenere insieme due politiche che sono dialettiche l’una all’altra. Certo in un Paese nel quale sono in pochi a mantenere il tratto della coerenza ideale e politica l’astro di Giulio Tremonti è destinato ad ascendere.

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