Come Napoleone a Waterloo

Youtube l’ha massacrato. Striscia la notizia, annullando ogni possibile ‘digital divide’ (in questo caso benefico…), l’ha definitivamente consegnato al ludibrio nazionale. Roba da nascondersi fino alla fine dei giorni. Stiamo parlando del manager di una grande azienda di telecomunicazioni che nel corso di una convention s’è inventato un tragicomico discorso motivazionale per i suoi incolpevoli sottoposti: «Dovete essere vincenti come Napoleone a Waterloo!». E, tanto per gradire, ha sostituito  i vetusti termini inglesi del vocabolario manageriale  con dei più saporiti epiteti da bar Sport. Milioni di italiani comuni hanno riso di lui (ma forse c’è stato bisogno dei sottotitoli per spiegare ai più che Waterloo è stata la sconfitta più clamorosa dell’imperatore francese). Milioni di italiani intelligenti (o sedicenti tali) hanno invece pontificato sul senso profondo di questa messinscena aziendale, tirando in ballo la decadenza della classe dirigente, la supponenza cialtronesca dei manager tricolori, la permanenza degli stilemi fantozziani, eccetera eccetera. Tutto vero, ci mancherebbe. Smaltite le grasse e impieteose risate (magari come risarcimento invidioso verso un tipo che si porta a casa 900 mila euro l’anno, e non se li merita), a me resta però l’amara considerazione che bastano due minuti di riprese galeotte col telefonino –complice l’immane potenza e leggerezza della rete – a sfregiare irrimediabilmente l’immagine di una persona. Un “risultato” che i giornali nemmeno se lo sognano.

Emanuele Chesi

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