Mio capitano bagnati anche tu

“Al manini gli è arrivé, dall’inveran a sem scapè”

“Le manine sono arrivate, dall’inverno siam scappati”: è il detto romagnolo che apre (ricordate?) quel gran filn che è “Amarcord”, di Federico Fellini. In molti, per buona tradizione romagnola, volevano prendere le “manine”, cioè i semi piumati del cardo selvatico e di altre piante consimili. Una manina acchiappata significava buona fortuna. Inoltre, sempre secondo tradizione, una “manina” poteva anche essere posta vicina all’orecchio per ascoltare i suoi sussurri, provocati dal vento, e trarne consigli e presagi. Chissà, può valere anche oggi. Ad esempio, si può provare con le “manine” al posto degli “exit poll”, visto che siamo appena  usciti da una turbinosa campagna elettorale. Inoltre, bonariamente volendo, anche i nostri dirigenti politici potrebbero utilizzare le “manine” (nel senso dei semi piumati), in modo figurato- s’intende – per capire il vento dell’opinione pubblica. Forse sarebbe bene rispolverare un piccolo-grande libro: “I ragazzi della Via Paal”, di Ferenc Molnar. Ricordate la trama di quel libro (di più che un libro per ragazzi)? Nella banda dei ragazzi della via Paal tutti erano capitani ed ufficiali: c’era solo un soldato semplice, Ernesto Nemecseck. E sarà proprio questo soldatino a salvare le sorti della sua banda di giovani amici, facendone di tutti i colori e buscandosi persino una poi fatale polmonite per bagni più o meno forzati, fuori stagione. Piccola morale: a forza di essere tutti “capitani” il rischio di diventare autoreferenziali c’è, ed è grosso. Né sempre si può contare sullo spirito di sacrificio dei Nemecseck di turno. 

Perché oggi, probabilmente, il bravo Nemecsek direbbe: “perché sempre io devo nascondermi nell’acqua gelata della fontana dell’Orto Botanico per sfuggire all’inseguimento delle “Camice Rosse” di Feri Ats? Una volta tanto, cari amici capitani, qualche sacrificio fatelo un po’ anche voi”. Così è, se vi pare. 

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