Aspettando l’ondata

«La parola fede deriva chiaramente, io credo, da fare ciò che si è promesso» (Cicerone)

 Di questi tempi va molto di moda attendere l’onda della crisi economica alla stregua di quella vissuta nel “big crash” del 1929. Non si tiene conto che proprio quella crisi ha insegnato al mercato della finanza e alle istituzioni che presiedono il mondo del credito a non offrire l’intero fianco all’esposizione dei movimenti oceanici del denaro. Eppure una parte di quello che succede, per esempio, nelle speculazioni sui prodotti petroliferi sfugge al senso comune. E se qualcuno chiede l’elenco delle banche che hanno concesso credito facile, esigenti rate, a chi la casa non se la poteva permettere è tutto un cercare di nascondere i più alti livelli di responsabilità. Del resto sono tempi nei quali al rigore economico e finanziario dei liberisti si è sostituito il sogno populista. Non è dunque escluso che ad aprire i rubinetti della demagogia interessata al voto sia negli Usa quella stessa amministrazione che da quando è al potere ha vissuto solo l’economia di guerra.

 Da questo punto di vista le organizzazioni dei consumatori e i sindacati sono state spesso al di qua delle responsabilità collettive che sono loro demandate. Non c’è bisogno che si scomodi il Fondo monetario internazionale per capire che gli oneri dei pericolosi mutui “subprime” interessano, per il 40 per cento, il sistema bancario europeo. Proprio perché siamo in piena interconnessione finanziaria dovremmo porci il problema di quanto nuoccia a tutto questo lo strato demagogico che si è avvertito in taluni toni in campagna elettorale italiana e di cosa abbia veramente bisogno il Paese. Stiamo aspettando l’onda che arriverà, ma cercheremo di aggrapparci alle nostre convinzioni e alla forza di chi vuole sfidare il clima tempestoso. No, non dobbiamo farci piegare dalle avverse fortune. 

Pietro Caruso

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