Archive for maggio, 2008
Generazioni si riunisce il 13 giugno a Marina di Ravenna
L’Assemblea di Legacoop Generazioni si svolgerà a Marina di Ravenna, venerdì 13 giugno 2008.
A sei mesi dall’inizio dell’attività il network dei giovani cooperatori farà il punto sui gruppi di lavoro e ragionerà insieme sui futuri assetti organizzativi.
L’appuntamento è dalle 10.00 fin verso le 16.30 nelle sale congressi del Park Hotel; dalle 17.00 circa invece aperitivo in spiaggia, bagno Coco Loco, fino a sera. Per chi volesse poi fermarsi per un week end di sole c’è un’apposita convenzione. Nel PDF in allegato tutte le informazioni: invito-marina-di-ravenna-13-giugno.
Nessun commentoI vincitori di Bellacoopia 2008
“Snelli&Belli”, un servizio di lavasciuga e di parrucchiera gestito in cooperativa da mettere al servizio dei clienti di palestre e centri benessere: con questa idea, semplice ma innovativa, i ragazzi della III B IGEA dell’Istituto Tecnico Commerciale Renato Serra di Cesena si sono aggiudicati la quinta edizione di Bellacoopia, il concorso per idee d’impresa promosso da Legacoop Forlì-Cesena tra le scuole superiori della provincia. La cooperativa virtuale, sotto le cure della professoressa Alessandra Boni, ha portato a casa i duemila euro del primo premio.
Il posto d’onore (millecinquecento euro) è andato a “School Cleaning”, progetto di recupero dei rifiuti della IV Chimica dell’ITIS Marconi di Forlì, mentre la terza piazza (mille euro) è stata occupata dalla IV A dell’ITC Matteucci di Forlì, che ha stilato un interessante business plan per l’utilizzo di sistemi di risparmio energetico a led nell’illuminazione pubblica.
L’ITC Serra ha fatto il pieno di riconoscimenti importanti: la menzione per la migliore cooperativa sociale di tipo B (“Clean&Society” della IIIC IGEA, professor Stefano Papi), per la migliore cooperativa agroalimentare (“Mulinergia” della VB Mercurio, professor Giulio Valdinoci) e per aver saputo unire promozione della cultura e sostegno ai disabili (“Handart” della IV A Erica, professor Stefano Campana). Nel carniere del Serra di Cesena anche il premio per la migliore comunicazione, assegnato a “Pensaci tu” della VB Mercurio: una cooperativa mista tra studenti e pensionati che ha portato sul palco un simpatico mix di generazioni. Menzioni anche per la IV A dell’ITAS Giorgina Saffi di Forlì (“Ecobricchetti”, per la cooperativa di produzione lavoro più ecocompatibile) e per la III D dell’Istituto Ruffilli-Melozzo (“Sorrisi”, sensibilità sociale e cultura). Ognuno si è aggiudicato un buono di trecento euro per l’acquisto di libri e materiale didattico.
Bellacoopia ha messo a confronto le classi per circa sei mesi con i valori e i principi dell’impresa cooperativa. Al termine del ciclo di lezioni gli studenti, suddivisi in gruppi di progetto, sono stati invitati a ideare le loro cooperative virtuali, ventisei delle quali sono giunte alla selezione finale.
La cerimonia finale del progetto “Bellacoopia”, sponsorizzato da Unipol/Assicoop Romagna e realizzato col contributo del progetto Promocoop 3 della Camera di Commercio, si è svolta mercoledì 14 maggio al Teatro Verdi di Cesena, di fronte a oltre duecento studenti.
I premi sono stati consegnati dall’assessore allo Sviluppo economico del Comune di Cesena, Leonardo Belli, dalla responsabile commerciale di Assicoop Romagna/Unipol, Laura Sirtoli, dalla rappresentante dell’assessorato alla Formazione provinciale, Rita Ricci, dal presidente di Around Sport, Davide Ceccaroni e dal responsabile Produzione lavoro di Legacoop Forlì-Cesena, Valdes Onofri.
La giuria era composta dai giornalisti Emanuele Chesi (Il Resto del Carlino) e Gaetano Foggetti (Corriere Romagna), dalla presidente dell’associazione Virginia Senzani, Enrica Mancini, dal responsabile del progetto, Emilio Gelosi, dalla direttrice di Legacoop, Monica Fantini, dal responsabile Agroalimentare di Legacoop, Massimo Brusaporci e dal fiscalista Paolo Balzani.
Nessun commentoCome Napoleone a Waterloo
Youtube l’ha massacrato. Striscia la notizia, annullando ogni possibile ‘digital divide’ (in questo caso benefico…), l’ha definitivamente consegnato al ludibrio nazionale. Roba da nascondersi fino alla fine dei giorni. Stiamo parlando del manager di una grande azienda di telecomunicazioni che nel corso di una convention s’è inventato un tragicomico discorso motivazionale per i suoi incolpevoli sottoposti: «Dovete essere vincenti come Napoleone a Waterloo!». E, tanto per gradire, ha sostituito i vetusti termini inglesi del vocabolario manageriale con dei più saporiti epiteti da bar Sport. Milioni di italiani comuni hanno riso di lui (ma forse c’è stato bisogno dei sottotitoli per spiegare ai più che Waterloo è stata la sconfitta più clamorosa dell’imperatore francese). Milioni di italiani intelligenti (o sedicenti tali) hanno invece pontificato sul senso profondo di questa messinscena aziendale, tirando in ballo la decadenza della classe dirigente, la supponenza cialtronesca dei manager tricolori, la permanenza degli stilemi fantozziani, eccetera eccetera. Tutto vero, ci mancherebbe. Smaltite le grasse e impieteose risate (magari come risarcimento invidioso verso un tipo che si porta a casa 900 mila euro l’anno, e non se li merita), a me resta però l’amara considerazione che bastano due minuti di riprese galeotte col telefonino –complice l’immane potenza e leggerezza della rete – a sfregiare irrimediabilmente l’immagine di una persona. Un “risultato” che i giornali nemmeno se lo sognano.
Emanuele Chesi
Nessun commentoDiritto al cibo, diritto negato
Come anticipato sulle colonne della Società Cooperativa pubblichiamo di seguito il testo dell’intervento di Massimo Brusaporci all’ultimo Human Rights Nights Festival. La foto, da Flickr, è di Justrollthedice.
Da alcuni mesi è tornato a farsi spazio sulle colonne dei quotidiani di tutto il mondo il grande tema del diritto al cibo. Per fattori climatici, demografici e di mercato i prezzi dei beni alimentari sono andati alle stelle, impoverendo le tasche delle popolazioni dell’emisfero nord, e depauperando le riserve già alquanto precarie di quelle dell’emisfero sud.
Nessun commentoMio capitano bagnati anche tu
“Al manini gli è arrivé, dall’inveran a sem scapè”
“Le manine sono arrivate, dall’inverno siam scappati”: è il detto romagnolo che apre (ricordate?) quel gran filn che è “Amarcord”, di Federico Fellini. In molti, per buona tradizione romagnola, volevano prendere le “manine”, cioè i semi piumati del cardo selvatico e di altre piante consimili. Una manina acchiappata significava buona fortuna. Inoltre, sempre secondo tradizione, una “manina” poteva anche essere posta vicina all’orecchio per ascoltare i suoi sussurri, provocati dal vento, e trarne consigli e presagi. Chissà, può valere anche oggi. Ad esempio, si può provare con le “manine” al posto degli “exit poll”, visto che siamo appena usciti da una turbinosa campagna elettorale. Inoltre, bonariamente volendo, anche i nostri dirigenti politici potrebbero utilizzare le “manine” (nel senso dei semi piumati), in modo figurato- s’intende – per capire il vento dell’opinione pubblica. Forse sarebbe bene rispolverare un piccolo-grande libro: “I ragazzi della Via Paal”, di Ferenc Molnar. Ricordate la trama di quel libro (di più che un libro per ragazzi)? Nella banda dei ragazzi della via Paal tutti erano capitani ed ufficiali: c’era solo un soldato semplice, Ernesto Nemecseck. E sarà proprio questo soldatino a salvare le sorti della sua banda di giovani amici, facendone di tutti i colori e buscandosi persino una poi fatale polmonite per bagni più o meno forzati, fuori stagione. Piccola morale: a forza di essere tutti “capitani” il rischio di diventare autoreferenziali c’è, ed è grosso. Né sempre si può contare sullo spirito di sacrificio dei Nemecseck di turno.
Perché oggi, probabilmente, il bravo Nemecsek direbbe: “perché sempre io devo nascondermi nell’acqua gelata della fontana dell’Orto Botanico per sfuggire all’inseguimento delle “Camice Rosse” di Feri Ats? Una volta tanto, cari amici capitani, qualche sacrificio fatelo un po’ anche voi”. Così è, se vi pare.
Nessun commentoSe non si investe in comunicazione
Alla luce delle dichiarazioni fatte in campagna elettorale, non soffia un vento favorevole alla cooperazione col nuovo governo. Eppure negli ultimi dieci anni in Italia il movimento cooperativo è cresciuto: le cooperative sociali per esempio sono 8 mila, hanno 3,4 milioni di utenti e 250 mila addetti.
Forse proprio per questo si assiste a un attacco nutrito da una forte carica ideologica. Un tema sviscerato bene da Carlo Borzaga, docente di politica economica all’Università di Trento, fra i maggiori esperti del ramo, in una intervista pubblicata sul numero di aprile della rivista Altreconomia (www.altreconomia.it). «Il codice civile italiano ha favorito l’impresa for profit con finalità speculativa – dice il professore – e a livello globale ci troviamo di fronte all’effetto culturale del Washington Consensus, secondo cui un’economia di mercato popolata solo da attori for profit è superiore alle altre. Si costruiscono modelli economici irrealistici per creare istituzioni». In altre parole: l’impianto ideologico fortemente supportato dal denaro disegna un modello politico e culturale, a volte negativo alla prova dei fatti, ma venduto come vincente.
Non è sul piano economico e sociale che la cooperazione ha bisogno di dimostrare le proprie qualità. È sul fronte della comunicazione e dell’immagine che pare schiacciata davanti alle corazzate del “profitto a qualunque costo”. Borzaga giustamente insiste sul fatto che le cooperative spesso producono beni e servizi migliori a minor prezzo, che i fini sociali risultano portatori di maggior benessere all’intera collettività, che l’impresa cooperativa è (o dovrebbe essere) gestita in forma democratica.
Tutti fattori noti a chi opera in modo mutualistico, clamorosamente ignorati da molti cittadini (e dagli elettori), che ormai si sono bevuti la storiella che le cooperative non pagano l’Iva e l’Irap…
Lo studioso prevede ancora ampi spazi di sviluppo per il movimento, considerando che recenti ricerche mettono in evidenza che l’impresa capitalistica spesso non riesce a garantirsi la fedeltà del lavoratore. Ma se non si investe in informazione, restano puri desideri.
Fabio Gavelli
4 commentiAcquarello vi invita al suo musical!
Nel ventennale della sua fondazione, la cooperativa Acquarello festeggia proponendo un musical originale, “Beauty Center Show”, per la regia ed ideazione di Alberto Ricci, che andrà in scena sabato 31 maggio al Teatro Fabbri e il cui ricavato verrà devoluto integralmente in beneficenza. In scena, le ragazze di Acquarello nelle vesti delle protagoniste di questo inedito show di parrucchiere, clienti e shampoo speciali.
Filo conduttore, la colonna sonora di vent’anni di canzoni, eseguite dal vivo dal cast: da “Bruci la città” a “50 Special”. In un noto centro di bellezza, il “Viola Beauty Center Shop”, un gruppo di donne balla, spettegola e canta in tutta la sua bellezza. Irene dirige con passione il negozio della scorbutica Viola, anche se il suo vero sogno è di aprirne uno tutto suo dove poter sperimentare un suo balsamo dalla formula segretissima e dalle virtù quasi magiche. L’occasione capita il giorno in cui si presenta al Centro la nuova lavorante, Giò…
Per informazioni e prevendita: tel. 0543 20854.
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La mano invisibile è quasi morta
L’inizio del 2008 sta riservando agli addetti del settore agroalimentare una grande notorietà. Certamente l’effetto prezzi è determinante e la presenza di nuove possibilità di investimento sulle materie prime agricole aiuta, ma nell’agenda dell’opinione pubblica “planetaria” e dei direttori dei giornali sono tornati temi per troppo tempo delegati ai soli addetti ai lavori. Basti pensare al fabbisogno alimentare nei paesi poveri da un lato, e al dibattito sugli aiuti all’agricoltura europea dall’altro.
Alcuni elementi di riflessione profonda stanno investendo perfino le fondamenta dell’azione politica ed economica di Istituzioni internazionali sorte dopo la Seconda Guerra Mondiale, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale. Ma quello che più sorprende è la rimessa in discussione dei “sacri” principi liberisti che hanno guidato – o meglio avrebbero dovuto guidare – la famosa “mano invisibile” del mercato in maniera certa. Ci si è accorti che questa mano, anziché ripartire benessere per tutti, sta arraffando a più non posso profitti di cortissimo periodo. A beneficio di pochi, grandi speculatori di borsa.
In una fase di grande volatilità dei prezzi, in una fase di incertezza sulla sostenibilità di alcune filiere agricole di assoluto valore, in una fase in cui gli andamenti climatici riportano sul fare agricoltura le antiche incertezze (troppo presto dimenticate). Lo dico forte e chiaro: c’è bisogno di più cooperazione, c’è bisogno di più organizzazione, c’è bisogno di più politica.
Cristian Maretti
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«La parola fede deriva chiaramente, io credo, da fare ciò che si è promesso» (Cicerone)
Di questi tempi va molto di moda attendere l’onda della crisi economica alla stregua di quella vissuta nel “big crash” del 1929. Non si tiene conto che proprio quella crisi ha insegnato al mercato della finanza e alle istituzioni che presiedono il mondo del credito a non offrire l’intero fianco all’esposizione dei movimenti oceanici del denaro. Eppure una parte di quello che succede, per esempio, nelle speculazioni sui prodotti petroliferi sfugge al senso comune. E se qualcuno chiede l’elenco delle banche che hanno concesso credito facile, esigenti rate, a chi la casa non se la poteva permettere è tutto un cercare di nascondere i più alti livelli di responsabilità. Del resto sono tempi nei quali al rigore economico e finanziario dei liberisti si è sostituito il sogno populista. Non è dunque escluso che ad aprire i rubinetti della demagogia interessata al voto sia negli Usa quella stessa amministrazione che da quando è al potere ha vissuto solo l’economia di guerra.
Da questo punto di vista le organizzazioni dei consumatori e i sindacati sono state spesso al di qua delle responsabilità collettive che sono loro demandate. Non c’è bisogno che si scomodi il Fondo monetario internazionale per capire che gli oneri dei pericolosi mutui “subprime” interessano, per il 40 per cento, il sistema bancario europeo. Proprio perché siamo in piena interconnessione finanziaria dovremmo porci il problema di quanto nuoccia a tutto questo lo strato demagogico che si è avvertito in taluni toni in campagna elettorale italiana e di cosa abbia veramente bisogno il Paese. Stiamo aspettando l’onda che arriverà, ma cercheremo di aggrapparci alle nostre convinzioni e alla forza di chi vuole sfidare il clima tempestoso. No, non dobbiamo farci piegare dalle avverse fortune.
Pietro Caruso
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