Non è mai la solita pizza
Ognuno di noi va volentieri, con gli amici, a mangiarsi una buona pizza. Provate, se volete, a pensarci su. Perché è davvero straordinaria la storia della “pizza” che nell’arco del Novecento, da cibo tutto locale-italiano, diventa poi specialità apprezzata in tutto il mondo. Fu grande marketing internazionale? Niente affatto, almeno all’inizio. La pizza rappresenta il made in Italy prima del made in Italy: portata cioè fuori dai confini d’Italia da milioni di emigranti italiani dapprima come segno d’identità gastronomica e subito dopo proposta con gran successo in tutto il mondo. Quello della “pizza” fu fenomeno spontaneo, di creatività popolare, ben diverso, ad esempio, dal successivo progetto industriale costituito dalla “Coca Cola”. Non ci fu nessun “imperialismo” nell’avanzata della “pizza”. Fu solo un modo di sentirsi italiani e di proporre cibi nostrani, che piacquero perché simili ad altre buone cose da mangiare, comuni ad ogni popolo, elaborate della sapienza popolare grazie ad ingredienti semplici, non costosi, però propizi ad un nutrimento gustoso. Per gli stessi motivi sopra elencati, non dobbiamo stupirci che ci siano oggi, nelle nostre città, negozi di “kebab” e di altri prodotti di comunità emigrate da noi. Prima di avere la “puzza sotto il naso”, riflettiamoci un po’, pensando a quei negozi come proposta di assaggio interculturale. Poi, quelle loro specialità, ci potranno piacere o meno. Ma questo è un altro discorso. Guai però a dimenticarsi dello stupore che destarono le prime pizzerie italiane, in America o in Europa, in tempi non troppo lontani… (il lettore che volesse saperne di più, al riguardo, può consultare il buon libro: “La pasta e la pizza”, di Franco La Cecla, Società Editrice “Il Mulino”, 1998). E infine, venendo alla nostra attualità, è facile pensare che l’odierna “politica” sia la solita “pizza”. Però, in questo caso, val sempre la pena verificare gli ingredienti ed anche la qualità dei “pizzaioli”. Anche Gesù, dicono, ha moltiplicato pani e pesci: ma non risulta che avesse forni, né pescherie. Vedete voi.
Gabriele Papi
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