L’erba del vicino che sa lavorare
Consumatori arrabbiati con i fornai. Fornai arrabbiati con i mugnai. Mugnai arrabbiati con gli agricoltori. E ogni giorno un bollettino di guerra sul vero prezzo dello sfilatino. Sempre più spesso leggendo i giornali ho l’impressione che il vecchio adagio “l’erba del vicino è sempre più verde” non sia mai stato così in voga. Sullo sfondo il signor Rossi che non arriva a fine mese, precario, malpagato e pure indeciso su chi votare alle prossime elezioni, non avendo più l’età per corteggiare la figlia di un miliardario. Qualcosa però non torna: l’arricchimento “illecito” viene sempre imputato ad altri, ma nessuno si mette in fila per cercare di partecipare all’incongruo banchetto, come di solito accade in Italia. Qui s’inceppa il meccanismo, perché secondo Unioncamere tra i mestieri artigiani in via di estinzione i panettieri sono al 4° posto, con una percentuale di presenza di lavoro extra comunitario pari al 22,7% e una difficoltà di reperimento del 53%. Per non parlare poi di operatori agricoli addetti alle semine e ai raccolti: qui la quota di lavoro extracomunitario arriva al 34,2% con punte del 60%. Percentuali che non fanno pensare a lavori particolarmente attraenti per i giovani dello Stivale. Forse le cose stanno in maniera molto più normale di come sembra; gli ultimi venti anni hanno portato una devastazione culturale sul valore del “lavoro”, a partire dal dettato costituzionale (L’Italia è una Repubblica fondata sul…). L’idea che un lavoro fatto onestamente e con passione, serva come ascensore sociale per migliorare la propria condizione reddituale è diventata sempre più rara. Così come l’idea che imparare un mestiere, magari molto faticoso nei primi anni, serva per poi mettersi in proprio e incrementare il proprio benessere. Sempre più rara… e, come tutti sanno, la rarità costa.
di Cristian Maretti
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