Il populismo di Beppe Grillo
Beppe Grillo ha scatenato l’offensiva di primavera che culminerà nel secondo V-Day. Questa volta nel mirino del comico-blogstar genovese c’è il sistema dell’informazione. I media, e i giornalisti in particolare, sono accusati di essere la radice della crisi e delle nefandezze italiche. Imputazioni ben meritate, a guardare il pietoso piazzamento della nostra nazione nella graduatoria mondiale della libertà d’informazione. Ma chi è il responsabile di questa situazione? Grillo indica nello stretto legame tra politica e informazione il punto nodale del degrado della democrazia. In questo c’è del vero (non a caso la denuncia non è nuova nemmeno sulle pagine dei giornali), stupisce semmai che Grillo additi la responsabilità maggiore agli operatori dell’informazione, indicandoli come una vera e propria casta. Ma chi ha realmente in mente? Vespa, Mentana, Riotta oppure le migliaia di precari sottopagati che ogni giorno assicurano l’uscita in edicola dei quotidiani? I bonzi dell’informazione televisiva e i direttori nominati dai partiti oppure i professionisti senza contratto da due anni e mezzo? Un po’ di sano populismo è il sale di ogni protesta democratica, ma quando i toni prendono la mano e si sbaglia il bersaglio, si rischia di fare il gioco del vero responsabile. Di chi preferisce parlare ai cittadini dagli schermi televisivi senza la fastidiosa presenza di chi fa domande.
Emanuele Chesi
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