Addio al piano per i cereali

Roma, 23 gennaio 2008, sala Marcora del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: presentazione del Piano Nazionale Cerealicolo alla presenza del sottosegretario Guido Tampieri e di tutta la filiera. L’incontro assume un tono da evento per due motivi principali. Primo, da alcuni decenni il ministero non produce un piano nazionale di settore. Secondo, tutta la filiera riunita attorno al tavolo è concorde nel valutare positivamente gli assi portanti dello stesso. Il giudizio della filiera è tanto più importante, se si considera che una simile unanimità di intenti nel settore agroalimentare è assai rara. Inoltre, dati gli elementi di tensione che si riscontrano sul mercato dei cereali e arrivano al mercato del pane e della bistecca, l’idea di mettere in fila una serie di azioni per rendere più efficiente il funzionamento della filiera è senz’altro da apprezzare. Non immaginatevi un piano quinquennale in stile kolkhoz sovietico. No, tutt’altro. Semplicemente una pianificazione strategica delle azioni, in cui le risorse finanziarie già esistenti vengono coordinate senza quasi aggiungerne altre. Qualcosa di snello, partecipato e condiviso dalle parti. Qualcosa, perdonate la parola grossa, di «moderno». Alla fine della riunione si respirava fiducia e l’attesa era positiva per il proseguimento dei compiti che ci si era dati. Ahimé, la sera al Senato, per i noti «motivi familiari», il Governo ha perso la fiducia ad appena 20 mesi dall’insediamento. Tra elezioni, nuovo governo, nuovo ministro e nuove riunioni tutto il 2008 passerà e depositerà anche un poco di polvere sull’oggetto di tante elaborazioni e riunioni già fatte. Inutile dire che non possiamo più permettercelo.

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