Archive for marzo, 2008
L’assalto ai forni
«Non bisogna forzare la natura, ma persuaderla, e la persuaderemo soddisfacendo i desideri necessari, quelli naturali se non recano danno, contestando invece aspramente quelli che recano danno» (Epicuro). Il pane comune è passato a costare tre euro al chilo; se poi ci si avventura nella sfiziosità dei forni (piadine salate e dolci, panini con ingredienti concorrenti alle tradizionali farine) il prezzo aumenta. Non c’è bisogno di fare i grandi economisti: se una qualsiasi famiglia di quattro persone spende al mese un centinaio di euro, vuole dire che in media un decimo/un dodicesimo del salario o dello stipendio se ne va soltanto in pane. Se ci aggiunge o latte, o vino, o birra, se ne va un altro decimo/dodicesimo dello stipendio. E poi ci sono i bisogni indotti, ma diventati necessari: le tariffe dei telefonini, le schede per i ragazzi e i bambini. Per non parlare dei rincari della benzina, del gasolio, del gas metano. Una società che voglia mantenere coesione ha da cambiare, soprattutto, il metodo di relazione con il popolo.
Solo che il popolo italiano, che oggi rifiuta questa definizione che non fa più chic, è anche suggestionabile almeno per la sua maggioranza ed è questa parte che poi risulta decisiva.
Fare capire che una politica di analisi e di trasparenza dei prezzi è vitale per la sopravvivenza della nostra economia di mercato è qualcosa di più marcato che pensare che la differenza la fa il prezzo del migliore offerente. Se vivessimo nel paradiso di Adam Smith sarebbe così. Siamo invece nell’inferno della concorrenza mancata e delle logiche di cartello. Un esempio per tutti: il prezzo delle benzine e i grandi marchi alimentari dietro ai banconi dei supermercati.
Il cliente-consumatore-utente si sente solo e, si sa, quando uno è solo pensa ad unirsi a una moltitudine urlante. Ce lo ha insegnato Alessandro Manzoni, ma evidentemente nella classe dirigente c’è chi non se ne ricorda.
Riparte Legacoop TV
La nuova serie di Legacoop TV è in onda sulle principali emittenti romagnole fino a metà maggio. Qui di seguito potete vedere la prima puntata. Argomenti: sicurezza sul lavoro e la presentazione di una linea di introvabili prelibatezze cesenati, Le Fattorie Malatestiane, promossa dalla cooperativa Alac.
Nessun commentoLe civette della politica
La caccia, essendo una pratica antica, diffusa, tradizionale, ha dato vita anche a linguaggi che sono entrati nel linguaggio comune come emblematici modi di dire, spesso assunti anche dalla politica e dal giornalismo. Ad esempio viene definita «civetta», in gergo giornalistico, la locandina dei giornali, davanti alle edicole, che «spara» i titoli più intriganti. E l’uso della civetta, quella vera (oggi è vietata) è stata per secoli un modo per attrarre certi migratori, prima a tiro di rete, poi a tiro di fucile. Nella tecnica venatoria capitano faccende che si possono trasportare anche alla percezione delle proposte elettorali da parte dei cittadini.
Certe tecniche d’inganno venatorio (detti anche «giochi» per la presenza di zimbelli, stampi ed altri marchingegni) funzionano solo con gli uccelli di «passo», inesperti dei nuovi luoghi e non ancora smaliziati. I selvatici, ed anche gli uccelli, sono infatti molto più «intelligenti» di quanto si possa pensare. Ad esempio: pensiamo agli storni, croce e delizia dei cacciatori romagnoli. Gli storni che hanno fatto il nido da noi, i cosiddetti «pasturoni», crederanno una volta soltanto agli ingegnosi «giochi» predisposti per loro: buscate le prime fucilate il branco se ne ricorderà benissimo. E nei giorni successivi, se sorvolerà l’appostamento di caccia, si porterà in quota di sicurezza, ad altezze da «contraerea». Forse anche ai cittadini elettori capita così: si può anche credere, talvolta, a lusinghe e «giochi» ingannevoli. Poi ci si smalizia e si viaggia verso siti ragionevolmente sicuri. Stiamo a vedere.
Gabriele Papi
Nessun commentoIl coraggio di cambiare ruota
(la foto è di J.Salmoiral, tratta da Flickr)
Gli olandesi la considerano il mezzo di trasporto per eccellenza, a Parigi il comune ne ha disseminate 20 mila in 1500 mini-stazioni e ora Londra intende copiare i francesi. Parliamo di biciclette, sistema di locomozione ottocentesco che risulta più moderno ed efficiente di tanti altri, nati dopo. Messa sconsideratamente da parte negli anni Sessanta e Settanta, la bici oggi ha recuperato importanza e ‘appeal’, grazie al fatto che permette di spostarsi agevolmente senza inquinare. Nella capitale transalpina il progetto Velib ha riscosso un notevole successo: a ogni pensilina si trovano a disposizione in media una ventina di biciclette che si possono prendere tramite carta di credito. Gli abbonamenti costano 1 euro (per una giornata), 5 euro il settimanale e 29 (quello di un anno). Il passo successivo, annunciato dal sindaco di Parigi, è la diffusione di 2 mila auto elettriche. Intanto Londra si attrezza per incentivare gli inglesi a salire in sella: si comincerà con 6 mila mezzi a due ruote.
In Italia la bicicletta è abbastanza usata in Emilia-Romagna e in qualche altra area del Nord, meno nelle regioni del centro ed è un oggetto raro nel sud. La responsabilità pesa anche sulle spalle delle miopi amministrazioni che ora devono fare i conti con alti tassi di inquinamento e una popolazione che tende sempre più al sovrappeso. Di recente uno studio della London School of Hygiene ha proposto contro l’obesità di ripensare le strutture urbane, su misura di pedoni e ciclisti. Le città dovrebbero insomma essere realizzate in modo da facilitare il movimento fisico. È singolare che molti trascorrano ore in auto tutto il giorno e poi non vedano l’ora di andare in palestra dove pedalare su cyclette. Per dimagrire. La cooperazione non è affatto estranea a questi fenomeni. In alcuni centri, piccole cooperative gestiscono già la gestione e la manutenzione delle biciclette in affitto. Ma le prospettive potrebbero essere ben più ampie se si avesse il coraggio di cambiare… ruota.
Fabio Gavelli
Il populismo di Beppe Grillo
Beppe Grillo ha scatenato l’offensiva di primavera che culminerà nel secondo V-Day. Questa volta nel mirino del comico-blogstar genovese c’è il sistema dell’informazione. I media, e i giornalisti in particolare, sono accusati di essere la radice della crisi e delle nefandezze italiche. Imputazioni ben meritate, a guardare il pietoso piazzamento della nostra nazione nella graduatoria mondiale della libertà d’informazione. Ma chi è il responsabile di questa situazione? Grillo indica nello stretto legame tra politica e informazione il punto nodale del degrado della democrazia. In questo c’è del vero (non a caso la denuncia non è nuova nemmeno sulle pagine dei giornali), stupisce semmai che Grillo additi la responsabilità maggiore agli operatori dell’informazione, indicandoli come una vera e propria casta. Ma chi ha realmente in mente? Vespa, Mentana, Riotta oppure le migliaia di precari sottopagati che ogni giorno assicurano l’uscita in edicola dei quotidiani? I bonzi dell’informazione televisiva e i direttori nominati dai partiti oppure i professionisti senza contratto da due anni e mezzo? Un po’ di sano populismo è il sale di ogni protesta democratica, ma quando i toni prendono la mano e si sbaglia il bersaglio, si rischia di fare il gioco del vero responsabile. Di chi preferisce parlare ai cittadini dagli schermi televisivi senza la fastidiosa presenza di chi fa domande.
Emanuele Chesi
Nessun commentoAddio al piano per i cereali
Roma, 23 gennaio 2008, sala Marcora del ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali: presentazione del Piano Nazionale Cerealicolo alla presenza del sottosegretario Guido Tampieri e di tutta la filiera. L’incontro assume un tono da evento per due motivi principali. Primo, da alcuni decenni il ministero non produce un piano nazionale di settore. Secondo, tutta la filiera riunita attorno al tavolo è concorde nel valutare positivamente gli assi portanti dello stesso. Il giudizio della filiera è tanto più importante, se si considera che una simile unanimità di intenti nel settore agroalimentare è assai rara. Inoltre, dati gli elementi di tensione che si riscontrano sul mercato dei cereali e arrivano al mercato del pane e della bistecca, l’idea di mettere in fila una serie di azioni per rendere più efficiente il funzionamento della filiera è senz’altro da apprezzare. Non immaginatevi un piano quinquennale in stile kolkhoz sovietico. No, tutt’altro. Semplicemente una pianificazione strategica delle azioni, in cui le risorse finanziarie già esistenti vengono coordinate senza quasi aggiungerne altre. Qualcosa di snello, partecipato e condiviso dalle parti. Qualcosa, perdonate la parola grossa, di «moderno». Alla fine della riunione si respirava fiducia e l’attesa era positiva per il proseguimento dei compiti che ci si era dati. Ahimé, la sera al Senato, per i noti «motivi familiari», il Governo ha perso la fiducia ad appena 20 mesi dall’insediamento. Tra elezioni, nuovo governo, nuovo ministro e nuove riunioni tutto il 2008 passerà e depositerà anche un poco di polvere sull’oggetto di tante elaborazioni e riunioni già fatte. Inutile dire che non possiamo più permettercelo.
Nessun commentoLa Società Cooperativa di febbraio 2008

È disponibile il numero di febbraio della Società Cooperativa
- Storia di copertina: Dieci anni di otto marzo Legacoop
- Editoriale: Un impegno concreto contro le cooperative spurie, di Guglielmo Russo
- Nasce l’osservatorio provinciale contro le cooperative spurie
- Il rapporto semestrale del gruppo di lavoro sulla cooperazione sociale
- Sicurezza sul lavoro: i corsi di formazione di Legacoop
- Nasce MD Magazine
- Conad Montefiore e ATR, comarketing di successo
- Apofruit investe a Longiano e punta sul fotovoltaico
- Gli anniversari 2008 delle cooperative
- Ortomac, evento di riferimento
- Le cooperative a Romagna In-Pagina
- Intervista a Davide Ceccaroni (Around Sport)
- I sapori tipici cesenati con Le Fattorie Malatestiane
- Cagnacci: visite per le cooperative
- Riparte Verba Volant
- Festa per i 60 anni della Costituzione in memoria di Loris Romagnoli
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Come diventare consigliere di zona della Coop

Parte la campagna per il rinnovo degli organi sociali di Coop Adriatica. Complessivamente saranno eletti 407 consiglieri di zona che, suddivisi nei 14 consigli territoriali, parteciperanno come volontari alla vita di Coop Adriatica, in rappresentanza di tutti i soci della Cooperativa.
Le elezioni per il rinnovo degli organi sociali, che hanno cadenza triennale, si terranno dal 14 al 24 aprile coinvolgendo tutti i soci, ma già in questi giorni è in corso la definizione delle liste elettorali per le quali viene utilizzato il metodo dell’autocandidatura.
COME CI SI CANDIDA
Dal 20 febbraio al 20 marzo tutti i soci di Coop Adriatica in regola con il versamento della quota sociale possono avanzare la propria candidatura a consigliere di zona, compilando e consegnando i moduli a disposizione nei punti vendita oppure direttamente on-line, sul sito dedicato alle elezioni Coop Adriatica (a cui si accede da www.adriatica.e-coop.it).
I consiglieri di zona, oltre ad adempiere agli impegni istituzionali, sono coinvolti nella realizzazione delle iniziative proposte sia da Coop Adriatica che dal Sistema Coop, e possono a loro volta proporne di nuove, sui temi sociali strategici per la cooperativa: solidarietà, consumo consapevole, ambiente, cultura e tempo libero. Tutto ciò in collaborazione con le associazioni di volontariato del territorio e con gli enti locali. Ogni consigliere può scegliere in base ai propri interessi e specifiche competenze, su quale di questi grandi temi impegnarsi maggiormente, ma può dare il proprio contributo a ideare, organizzare e realizzare tutte le attività sociali.
