Te lo do io il Brasile

Bruxelles; sala del Sindacato europeo degli agricoltori e delle cooperative agricole, convegno dedicato alle agroenergie ed ai biocarburanti. In mezzo a relazioni che parlano di energia dalle balle di paglia in Danimarca e di meraviglie del salice in Svezia prende la parola una graziosa signora brasiliana in tailleur per esporre lo stato dell’arte in merito alla coltivazione della canna da zucchero in Brasile per produrre etanolo.

Silenzio in sala, nel giro di 10 minuti dalle sue diapositive partono i seguenti messaggi:

  1. la matrice energetica del brasile è già al 44,8% composta da energie rinnovabili;
  2. il Brasile è il maggior produttore al mondo di etanolo ed il principale esportatore;
  3. il bilancio energetico della canna da zucchero è molto positivo perché abbiamo minimizzato i trasporti e con i sottoprodotti dell’etanolo produciamo energia elettrica;
  4. la foresta amazzonica non è in pericolo perché a quelle latitudini non è conveniente produrre canna da zucchero, anzi crescono più che proporzionalmente le aree protette;
  5. il mercato dei generi alimentari non è a rischio perché parliamo di occupare l’1% delle terre arabili brasiliane.

Alla platea agricola europea,  che sta accusando  la preparazione e la completezza dell’esposizione arriva l’uno – due che manda al tappeto: i lavoratori della filiera dell’etanolo sono i meglio pagati di tutte le filiere agricole, dunque non sognatevi (produttori di etanolo europeo) di inventarvi misure antidumping per proteggere le vostre industrie perché al WTO vi inchiodiamo. Inoltre, data l’adattabilità della coltura, lo sviluppo della produzione della canna da zucchero è un’occasione d’oro per tutti i paesi in via di sviluppo ed il Brasile è pronto per dare assistenza tecnica e finanziaria.
Se alla parola Brasile pensate ancora a Pelè e al carnevale vuol dire che il mondo sta cambiando… in meglio più in fretta di voi.

Cristian Maretti

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