La Società Cooperativa

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Il giornalismo e Britney Spears

I mass media vengono giustamente massacrati dall’opinione pubblica perché si occupano più di Britney Spears smutandata che dei massacri in Sudan (va da sé che la stessa opinione pubblica legge con molta più attenzione le tragedie dei cantanti piuttosto che quelle dei poveri del terzo e quarto mondo). Sfogliando i giornali o facendo zapping tra i canali tv si nota spesso un’enfatizzazione delle notizie che lascia sgomenti (eppure attrae). E non risparmia nessuno dei media in gioco. C’è chi tira in ballo la corsa sfrenata all’audience, le richieste della pubblicità, qualche disegno complottista di rimbecillimento della popolazione. Tutto può essere. Ma la spiegazione forse è più semplice. E rimanda alla responsabilità diretta degli operatori dell’informazione, dei giornalisti, sempre più incapaci di muoversi al di fuori del ‘pensiero unico’ che come melassa avvolge la società dei consumi. Così la notizia stessa diventa intrattenimento. E come intrattenimento dev’essere divertente, sensazionale, al limite dell’isteria. «È la legge della concorrenza»: questo lo slogan dietro cui si barricano tutti. «Lo fanno gli altri, dobbiamo farlo anche noi» è il mantra che cala dalle direzioni dei media sui singoli giornalisti.  L’enfatizzazione, il ‘caso’ pompato oltre ogni limite, non è però solo uno spettacolo innocuo.  Le parole pesano e, a volte, chi finisce sul palcoscenico non si becca solo gli applausi, qualcuno rischia anche la ghigliottina. I giornalisti non dovrebbero dare al pubblico solo quello che vuole. Attenzione. Dio ci liberi da ogni pretesa pedagogica dei media: basterebbe però tornare alla notizia. Quella che serve per decidere consapevolmente. E magari anche quella che qualcuno non vorrebbe farti pubblicare.  Enzo Biagi la pensava così. E faceva ottimi ascolti (quando glielo consentivano).

Emanuele Chesi

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