Entries from febbraio 2008 ↓

Quando gli U2 cambiarono la PAC

Fino a non molti anni fa una delle critiche maggiori rivolte alla politica agricola comunitaria (PAC) era quella di sovvenzionare eccessivamente le produzioni europee. Si creavano, era l’accusa, immensi stock, costosi da mantenere, che venivano poi smaltiti con sovvenzioni all’esportazione. Quando quei prodotti arrivavano sottocosto nei paesi poveri distruggevano le locali economie agricole. Ricordo che quando Bob Geldof e Bono degli U2 organizzarono il Live Aid, coinvolgendo molti colleghi pop starnella lodevole iniziativa di eliminare le morti per fame dal mondo  inserirono tra i punti del loro manifesto proprio l’eliminazione delle sovvenzioni alle agricolture dei paesi ricchi, perché distorcevano il mercato. L’idea un poco frettolosa che passava al grande pubblico era che gli agricoltori, quei privilegiati, fossero complici di un crimine contro l’umanità. Nella PAC, da allora, qualcosa è cambiato: per molte produzioni l’aiuto viene dato indipendentemente dalla coltura seminata. Questo ha provocato, ad esempio, il dimezzamento delle superfici a grano duro. Poi sono arrivate le agroenergie (sulla spinta dei bassi prezzi dei cereali), i Cinesi che vogliono mangiare come gli occidentali carne e latte, il cambiamento climatico e la siccità nei granai del mondo. Risultato? Oggi la FAO lancia un grido d’allarme sulla penuria di materie prime agricole, sul rialzo dei prezzi, sulle riserve quasi azzerate, con la consapevolezza che l’aiuto alimentare per i paesi poveri oggi costa il doppio del 2006 e che le economie agricole africane sono messe esattamente come prima. Se aggiungiamo che pure in Europa qualcuno comincia a porsi il problema del prezzo del pane e della pasta vuol dire che vecchi scenari e prospettive si presentano ancora davanti a noi e perfino nei paesi ricchi qualcuno sta col fiato sospeso sull’esito dei raccolti della prossima campagna. Speriamo almeno che nel frattempo si siano ridotti i prezzi dei CD musicali.

Cristian Maretti

Nasce l’osservatorio permanente contro le coop “spurie”

È nato l’Osservatorio permanente sulla cooperazione di Forlì-Cesena. L’obiettivo è quello di contrastare le “cooperative spurie”, ovvero quelle imprese che si appropriano dei requisiti propri delle cooperative per sfruttarne i benefici, senza garantire ai lavoratori i trattamenti economici e le tutele previsti dalla legge e dai contratti nazionali di lavoro.

L’Osservatorio – in applicazione del protocollo nazionale siglato dal ministero del Lavoro a fine 2007 – è composto dalle tre Centrali cooperative (Legacoop, AGCI, Confcooperative), dalle Organizzazioni sindacali, dal Direttore dell’Ufficio Provinciale del lavoro, dal Direttore INAIL e dal direttore INPS di Forlì-Cesena.

L’organismo si muoverà nelle sue indagini sulla base di analisi settoriali di comparto e di segnalazioni da parte dei componenti, che potranno attivare i necessari controlli e le eventuali sanzioni da parte degli uffici ispettivi.

«Siamo estremamente soddisfatti per la costituzione di questo strumento – dichiara Guglielmo Russo, responsabile Welfare e Servizi di Legacoop Forlì-Cesena e membro effettivo dell’Osservatorio – perché può rappresentare uno strumento di contrasto efficace a quelle imprese che utilizzando in modo surrettizio la forma cooperativa danneggiano sia la qualità del mercato che i diritti dei lavoratori, per non parlare dell’immagine dell’intero movimento cooperativo».

Salotto Blu intervista Monica Fantini

 

 

La direttrice di Legacoop Forlì-Cesena, Monica Fantini, è stata ospite di "Salotto Blu", la popolare trasmissione dedicata ai protagonisti del territorio di Forlì-Cesena condotta dal giornalista Mario Russomanno sulle reti del gruppo Videoregione. La prossima replica è prevista per venerdì 15 febbraio 2008 alle 14,25. In alto trovate il video completo della trasmissione.

Il numero di gennaio 2008 della Società Cooperativa

Nel primo numero del 2008 della Società Cooperativa (clicca qui per scaricarlo) si parla di

  • Cooperdiem, il gruppo di acquisto per le imprese promosso da Legacoop Forlì-Cesena
  • Giuliano Amato a "Cancelliamo le cooperative"
  • Salute e Lavoro: nuova convenzione con Legacoop
  • Cooprevenzione: le foto degli incontri di Forlì e Cesena
  • CEIF realizza il nuovo ospedale di Empoli
  • Cooperativa Forlivese di Edificazione inaugura il nuovo sito
  • Around Sport: i programmi per la formazione
  • CasaFC.it fa il pieno di visitatori
  • L’incontro tra CGIL, istituzioni, e associazioni d’impresa per discutere sul patto dello sviluppo
  • Il rapporto del centro studi di Legacoop nazionale sulla consistenza del movimento cooperativo
  • Consolio premiato a Montegridolfo
  • Frutta Snack: andamento sopra le aspettative
  • Cultura Progetto: tanti corsi in arrivo
  • CESVIP: il progetto di videoterapia per i disabili

Il giornalismo e Britney Spears

I mass media vengono giustamente massacrati dall’opinione pubblica perché si occupano più di Britney Spears smutandata che dei massacri in Sudan (va da sé che la stessa opinione pubblica legge con molta più attenzione le tragedie dei cantanti piuttosto che quelle dei poveri del terzo e quarto mondo). Sfogliando i giornali o facendo zapping tra i canali tv si nota spesso un’enfatizzazione delle notizie che lascia sgomenti (eppure attrae). E non risparmia nessuno dei media in gioco. C’è chi tira in ballo la corsa sfrenata all’audience, le richieste della pubblicità, qualche disegno complottista di rimbecillimento della popolazione. Tutto può essere. Ma la spiegazione forse è più semplice. E rimanda alla responsabilità diretta degli operatori dell’informazione, dei giornalisti, sempre più incapaci di muoversi al di fuori del ‘pensiero unico’ che come melassa avvolge la società dei consumi. Così la notizia stessa diventa intrattenimento. E come intrattenimento dev’essere divertente, sensazionale, al limite dell’isteria. «È la legge della concorrenza»: questo lo slogan dietro cui si barricano tutti. «Lo fanno gli altri, dobbiamo farlo anche noi» è il mantra che cala dalle direzioni dei media sui singoli giornalisti.  L’enfatizzazione, il ‘caso’ pompato oltre ogni limite, non è però solo uno spettacolo innocuo.  Le parole pesano e, a volte, chi finisce sul palcoscenico non si becca solo gli applausi, qualcuno rischia anche la ghigliottina. I giornalisti non dovrebbero dare al pubblico solo quello che vuole. Attenzione. Dio ci liberi da ogni pretesa pedagogica dei media: basterebbe però tornare alla notizia. Quella che serve per decidere consapevolmente. E magari anche quella che qualcuno non vorrebbe farti pubblicare.  Enzo Biagi la pensava così. E faceva ottimi ascolti (quando glielo consentivano).

Emanuele Chesi

Te lo do io il Brasile

Bruxelles; sala del Sindacato europeo degli agricoltori e delle cooperative agricole, convegno dedicato alle agroenergie ed ai biocarburanti. In mezzo a relazioni che parlano di energia dalle balle di paglia in Danimarca e di meraviglie del salice in Svezia prende la parola una graziosa signora brasiliana in tailleur per esporre lo stato dell’arte in merito alla coltivazione della canna da zucchero in Brasile per produrre etanolo.

Silenzio in sala, nel giro di 10 minuti dalle sue diapositive partono i seguenti messaggi:

  1. la matrice energetica del brasile è già al 44,8% composta da energie rinnovabili;
  2. il Brasile è il maggior produttore al mondo di etanolo ed il principale esportatore;
  3. il bilancio energetico della canna da zucchero è molto positivo perché abbiamo minimizzato i trasporti e con i sottoprodotti dell’etanolo produciamo energia elettrica;
  4. la foresta amazzonica non è in pericolo perché a quelle latitudini non è conveniente produrre canna da zucchero, anzi crescono più che proporzionalmente le aree protette;
  5. il mercato dei generi alimentari non è a rischio perché parliamo di occupare l’1% delle terre arabili brasiliane.

Alla platea agricola europea,  che sta accusando  la preparazione e la completezza dell’esposizione arriva l’uno – due che manda al tappeto: i lavoratori della filiera dell’etanolo sono i meglio pagati di tutte le filiere agricole, dunque non sognatevi (produttori di etanolo europeo) di inventarvi misure antidumping per proteggere le vostre industrie perché al WTO vi inchiodiamo. Inoltre, data l’adattabilità della coltura, lo sviluppo della produzione della canna da zucchero è un’occasione d’oro per tutti i paesi in via di sviluppo ed il Brasile è pronto per dare assistenza tecnica e finanziaria.
Se alla parola Brasile pensate ancora a Pelè e al carnevale vuol dire che il mondo sta cambiando… in meglio più in fretta di voi.

Cristian Maretti