La Societa’ Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli’-Cesena

Archive for gennaio, 2008

La scala dei redditi

“L’ingiusta passione per la ricchezza è empia… l’eccessiva avarizia è comunque sordida” (Epicuro). Se guardiamo alla ricchezza delle famiglie descritte dagli analisti della Banca d’Italia negli anni che vanno dal 2001 al 2006 ci rendiamo conto che in un Paese dal senso dello Stato scarso la trasformazione da lira in euro ha costituito una ghiotta occasione per compiere piccole e grandi speculazioni. Non potevano certo compiere questo tipo di operazioni i dipendenti salariati e gli stipendiati. Qualsiasi governo, a meno che non ne facciano parte dei pirati della Filibusta, deve per questo stabilire quale politica dei redditi sia compatibile con le manovre finanziarie, gli assestamenti di bilancio che si rendano necessari. Tra l’altro è diverso se uno guadagna 1.200 euro a Trento o a Messina, ma ormai una certa differenza di capacità di acquisto si riscontra anche se uno abita a Forlì e un altro a Montiano. Questa articolazione di prezzi e di tariffe sul territorio produce un inevitabile disagio sociale che non può vedere le amministrazioni locali estranee dalle azioni di tenuta del versante del welfare sociale.
Non è indifferente se un bambino va in un asilo nido con una determinata retta oppure non ci va, cambia la vita sapere che un anziano non autosufficiente può essere seguito senza dovere prendere l’aspettativa dal proprio lavoro. E nonostante ciò tutto questo non basta. Un conto è partire insieme e poi ciascuno distanzia l’altro per maggiori capacità, minori incompetenze, migliori risultati. Altro paio di conti è invece se, partendo avvantaggiato per ceto, classe, condizione, cerca di ostacolare il merito degli altri. Se la scala dei redditi cambia a seconda di chi la percorre…si rischia di trasformare una competizione fra diversi ma solidali, nella lotta nella giungla della sopravvivenza. Dove la filosofia non ha mai avuto albergo.

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CEIF firma gli impianti elettrici del nuovo ospedale di Empoli

Porta anche una firma forlivese il nuovo ospedale di Empoli, un’opera rivoluzionaria costata 170 milioni di euro e quattro anni di lavori. Tutti gli impianti elettrici e speciali dell’ospedale, infatti, sono stati realizzati dalla cooperativa forlivese CEIF,  che ha anche apportato le modifiche e gli ampliamenti  al polo tecnologico esistente.

Le tecnologie adottate nel nuovo ospedale, che ha una superficie di 130 mila metri cubi e un totale di circa 400 posti letto, sono tutte di ultimissima generazione.

Le cartelle cliniche, ad esempio, sono scomparse, sostituite dai personal computer di cui sono dotati tutti i letti di degenza. Gli stessi computer, con un tocco, si trasformano in sistemi di intrattenimento con televisione, video e collegamento a internet.

Le sale operatorie sono 8, di cui una sperimentale, con proprieta autosterilizzanti: le pareti sono rivestite di biossido di titanio, sostanza che reagendo con particolari lampade a luce ultravioletta distrugge virus e batteri.

L’intero nuovo presidio ospedaliero è dotato di un impianto di posta pneumatica che servirà a ridurre sensibilmente gli spostamenti interni del personale e a velocizzare i servizi, consentendo la trasmissione di dati e informazioni da un reparto all’altro con codici di sicurezza.

Il nuovo ospedale è anche dotato di apparecchiature tecnologicamente avanzate come la TAC a 64 slice, l’angiografo digitale diretto, il sistema radiologico polifunzionale digitale diretto per il Pronto Soccorso, l’apparecchiatura di Risonanza Magnetica total body con campo da 1,5 tesla, nuovi sistemi di monitoraggio paziente per le aree critiche interfacciati ai sistemi informativi sanitari, il sistema RIS-PACS aggiornato all’ultima versione tecnologica, gli ecocardiografi di ultima generazione, le sale operatorie direttamente collegate ai sistemi informativi.

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Le grandi cooperative non sono vere cooperative

Quante volte abbiamo sentito questa panzana ripetuta in tutte le salse? Ok, su segnalazione di Lucio Nardi ecco l’argomento definitivo da usare in quella fatidica discussione al bar per zittire il qualunquista di turno: la lista delle 300 cooperative più grandi al mondo, pubblicata dall’International Cooperative Alliance.

Tra le prime venti non ce n’è neanche una italiana: le prime due sono di agricoltori giapponesi, poi vengono i francesi del Credit Agricole, coreani, americani, tedeschi, svizzeri, olandesi, inglesi, svedesi, finlandesi…

La prima azienda italiana, controllata da cooperative, è l’Unipol, ventiduesima, poi c’è la Cattolica assicurazioni, oltre il quarantesimo posto, Unicoop Firenze a quota 105, e poi a scendere Sacmi, Coop Lombardia e così via.

Negli altri Paesi qualcuno si pone il problema se una grande cooperativa è ancora una cooperativa?

Per curiosità, il 300 esimo posto è detenuto dalla mitica (per un giornalista) Associated Press, una delle principali agenzie di stampa al mondo.

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Cancelliamo le cooperative?

Per chi questa mattina non si è recato a Bologna per sentire il ministro Amato in collegamento telefonico al convegno organizzato da Legacoop Emilia-Romagna, Radio Radicale ha la registrazione completa degli interventi.

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Facciamo le pulci alla Finanziaria

Della legge Finanziaria i cittadini sanno molto poco. Sui giornali si leggono informazioni perlopiù dedicate alle novità fiscali, per singoli e aziende. Eppure è un documento che dà il senso dell’azione di governo. Da anni è al lavoro un gruppo di 47 associazioni della società civile che fa le pulci alla Finanziaria e ne propone una alternativa, riallocando le risorse partendo da altre basi: più sociale, ambiente, scuola e sanità, meno spese militari e grandi opere.

Il vincolo è di mantenere gli stessi costi. La campagna si chiama Sbilanciamoci (www.sbilanciamoci.org) e anche quest’anno non risparmia critiche severe alla Finanziaria, a partire dall’11% in più dei fondi destinati alla Difesa: in totale 23 miliardi di euro, uno dei quali andrà al progetto dei caccia Eurofighter. Il governo poi continua a dare soldi, col meccanismo Cip 6, alle energie “assimilate” alle rinnovabili, con la conseguenza che si finanzia una raffineria perché produce energia bruciando gli scarti di lavorazione del petrolio.

Tra le proposte di “Sbilanciamoci 2008” c’è la tassazione degli investimenti in pubblicità, l’introduzione di un serio prelievo fiscale sull’imbottigliamento delle acque minerali, la riconversione dell’industria bellica. Con questi e altri mezzi si potrebbe dar vita a un piano straordinario per costruire 3 mila asili nido e realizzare a un fondo (si parla di 450 milioni) di sostegno agli affitti per i cittadini a basso reddito. Per favorire il lavoro dipendente il governo dovrebbe riconoscere poi un credito d’imposta a chi assume un collaboratore. Corposo infine il capitolo riservato alle politiche ambientali: si mira a ridurre la CO2, a promuovere il trasporto pubblico e ad avviare una decisa lotta all’abusivismo edilizio.   

Fabio Gavelli

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La domenica all’Ipercoop

Un po’ di sana "autoironia": un gigantesco Giuseppe Giacobazzi, da Zelig Off.

 

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