Le lacrime di A’isha
Quando lo “zio” di Lagos era arrivato nel villaggio di A’isha, tutto il clan della ragazza era stato felice per quel giorno. Nel nord della Nigeria, infatti, i gruppi che parlano la lingua Hausa avevano salutato la partenza della “doguwar yarinya” (la ragazza alta) verso l’Europa per “andare a studiare e lavorare” come un segno di ascesa. Un riscatto.
A 19 anni è bello sognare. A’isha non è arrivata su un barcone, ma dopo essere sbarcata a Roma su un normale volo di linea aveva sognato di cominciare la nuova vita.
Invece la sua casa è diventata una stanza di un residence a Nettuno e il suo luogo di lavoro l’Aurelia. La “mamy” che gestiva venti ragazze era terribile: ad A’isha hanno spaccato un braccio, poi quando era convalescente è scappata. L’ha incontrata Antonio, un ragazzo calabrese disoccupato, ma quell’amore giurato è finito in meno di un mese. Tante botte, nuova fuga ma adesso A’isha ha 20 anni.
Adesso batte sulla “Romea”, fra le ragazze albanesi e quelle dominicane. La solidarietà fra colleghe puttane non esiste. Ognuno difende il suo spazio: la parola d’ordine è guadagnare per smettere. A’isha schiva il pericolo tutti i giorni. Adesso vive nel centro storico di Forlì, in una casa decorosa. Paga 900 euro, ma ne quadagna in media 2.500 al mese. Vuole trovare un marito che sia buono, meglio se italiano, ma non “calabrisi”, si raccomanda.
La ragazza alta, ogni tanto, piange silenziosa su un tavolino di un bar di corso Diaz. I romagnoli più umani le chiedono cosa ha fatto. Lei risponde, sgarbata: «Cosa vuoi, lasciami perdere». Anche A’isha abita la nostra città del terzo millennio. Il mondo corre con passo più veloce di quanto riusciamo a comprenderlo. Tanti stranieri assommano le loro paure e i loro problemi a quelli che già abbiamo noi. È umano che ne abbiamo le scatole piene, ma dentro il frullatore della globalizzazione dobbiamo imparare a vivere, cercando di commettere meno errori possibili. Cercando di capire che il nostro stile di vita cambia e che non è detto sarà migliore di quello che abbiamo conosciuto. Solo che il mondo non si ferma, anche se abbiamo chiesto di scendere.
Lascia un commentoAncora nessun commento. Sii il primo a lasciarne uno.
Scrivi un commento