La Società Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli'-Cesena

Archive for novembre, 2007

Generazioni si presenta

Il servizio di Legacoop TV sull’anteprima di "Generazioni", il network dei giovani cooperatori di Legacoop presentato a Bertinoro. 

 

 

La trasmissione è in onda su Nuovarete giovedì 29/11 alle 19,15 e il venerdì mattina in replica alle 6,15 e alle 8,15. Ancora da decidere gli orari su TeleRomagna, mentre sono questi, invece, i passaggi su Videoregione e Canale 11 fino a tutta la prossima settimana.

 

Videoregione   Canale 11  
Lunedì

10.45

Lunedì

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Martedì

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Martedì

19.45

Mercoledì

21.05

Mercoledì

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Giovedì

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Giovedì

14.05

Venerdì

13.05

Venerdì

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Sabato

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Sabato

21.45

Domenica

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Domenica

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Dal forum di Report

Claudio scrive:

salve piero riccardi, ai redattori di report ed ai forumisti; giornalisticamente il servizio di ieri m’ha sconcertato:
a) si tratta della malasanità e delle cooperative bianche che speculano sulla pelle dei lavoratori, facendosi pagare dalla profumatamente dalla comunità, dai contribuenti e non fornendo servizi adeguati all’utenza (visto che hanno il contratto da pulitori pur operando in sala operatoria);
b) essendo la denuncia di cui sopra molto forte, per le pari oppurtunità ovvero per spirito bipartisan bisogna avanzare dei sospetti di speculazione edilizia su una cooperativa rossa;
c) dell’appalto gestito dalla cooperativa rossa attraverso i suoi lavoratori delle cooperative, non si approfondisce nulla rispetto allo stipendio, ai contributi, ai ristorni… pertanto presumo che sia tutto regolare;
d) allora, fermo restando il rispetto e l’interesse per i vs. servizi, non mi sembra che in questo caso abbiate fatto un servizio alla comunità… come doveva essere sgombrato il campo nomadi? con un bando pubblico così si barricavano nello stesso?
e) ma qual è il messaggio che fate passare? che l’unica occupazione valida sia quello dell’impiego pubblico? ma non siete voi che mandate in onda le inefficienze, le raccomandazioni, la spesa fatta nell’orario di lavoro proprio dei dipendenti pubblici? (fermo restando che quelli bravi ed onesti stanno pure lì);
f) non è vero che i soci di cooperativa possono esere licenziati dal c.d’a. sono invece equiparati ai dipendenti d’azienda;
g) infine, mi sembra d’aver assistito ad una trasmissione "terzista" -nè con Dio, nè con lo stato- ovvero – nè con l’urss, nè con la nato-, sarebbe meglio essere propositivi: qual è la soluzione? molti dei soci detenuti delle cooperative non possono essere assunti dagli enti pubblici ed allora? proponete di modificare le norme di accesso alla pubblica amministrazione ma con un controllo del cittadino sulle commissioni valutative degli esami al fine di evitare raccomandazioni;
h) sempre legato al propositività del punto g) il messaggio è forse che vogliamo tutto concentrato nelle mani dello stato (assunzioni, lavori ecc…) modello simil "pianificazione economica sovietica"? per carità ne possiamo discutere però dobbiamo essere più chiari, precisi e coraggiosi;
W REPORT!
ciao, claudio

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Cooprevenzione si presenta

Cooprevenzione è un progetto innovativo di Legacoop (in collaborazione con l’IRST e la LILT) per portare la prevenzione oncologica nelle aziende. Se ne parla nella quarta puntata di Legacoop TV, che potete vedere qui. In coda servizi flash su COAP, CAC e sul blog www.lasocietacooperativa.it

 

 

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Una cooperativa contro la mafia

"Ma chi te l’ha fatto fare?" è la domanda che gli fanno più spesso. Salvatore Gibiino è il presidente della cooperativa "Pio La Torre", una delle ultime nate tra le imprese sociali di "Libera Terra" che coltivano i terreni sequestrati alla mafia in Sicilia. Questa mattina ha incontrato gli studenti di Forlì del concorso Bellacoopia.

Sentirlo parlare è veramente un’emozione, e nell’aula magna dell’ITIS non volava una mosca, nonostante ci fossero più di 100 persone: un conto è sentire al telegiornale certe notizie, un altro è sentire il racconto delle mille illegalità, intimidazioni, violenze e  sopraffazioni dalla viva voce di chi le subisce. E ciò che è più incredibile è che  questi giovani, che tutti i giorni convivono con la paura, trasmettono un messaggio di grande speranza, di dignità umana e consapevolezza personale.

A questi ragazzi Legacoop Forlì-Cesena e CIA hanno donato un trattore, perché lo stato gli aveva assegnato più di 100 ettari di terra, ma nemmeno un piccolo mezzo con cui ararla.

Noi possiamo sostenerli continuando a comprare i prodotti di Libera Terra. Sono buonissimi, biologici, e fanno bene in tutti i sensi.

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Cartucce e cartuccine

Ogni buon cacciatore sa che le cartucce vanno sempre commisurate al proprio fucile. Sparare “cartuccioni corazzati” in un’arma inidonea provoca guai seri: rottura del fucile, canne deformate ed anche peggio. Ad esempio, la possente sparatoria nel mucchio (cosa che un buon cacciatore mai farebbe) di Beppe Grillo, come avrete già capito, non ci è piaciuta.

Meglio, molto meglio le “cartuccine” di Daniele Luttazzi (comico corrosivo e raffinato). Secondo noi, Luttazzi parla alla testa, Grillo alla pancia.
Tornando alle storie italiane, ogni tanto sembra che ci dimentichiamo che il fascismo è nato, nel nostro Paese, dal socialismo massimalista, qual era il nostro conterraneo Benito Mussolini nella sua prima ora politica.
Riprendendo il nostro paragone “cacciatoresco” anche Benito Mussolini, aveva a casa, da buon romagnolo, una bella doppietta. Ed una volta divenuto Capo del Governo si fece vedere anche lui nei campi di “tiro al piccione”, allora molto in auge. Tuttavia “e tìston”(il testone, come lo chiamavano a Predappio) smise presto tale pratica.

Secondo le fedeli memorie del suo autista, Benito, come cacciatore e tiratore, non ci prendeva proprio.  Era molto nervoso e, abituato com’era tirare nel mucchio, sul tiro mirato andava in confusione, prendendosela poi con l’incolpevole fucile: portavoce, in ciò, di quella certa pancia italica per la quale la colpa è sempre di qualcun altro o qualcos’altro.

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Fonti rinnovabili per le coop sociali

Il modello cooperativo può essere applicato con successo anche nel campo delle energie da fonti rinnovabili. Un’esperienza del genere è in corso in Piemonte, dove un gruppo di cittadini si è messo insieme con lo scopo di finanziare un impianto fotovoltaico di piccole dimensioni (15 kw di potenza) che sarà installato nella cooperativa sociale Corim, che ricicla materie plastiche. Sotto lo slogan «Adotta un chilowatt di energia pulita» l’8 settembre è nata l’associazione «Solare collettivo» (www.solarecollettivo.it) che ha  l’obiettivo di promuovere la realizzazione di centrali solari con la partecipazione diretta dei cittadini.

Chi intende associarsi deve far parte della cooperativa Proteo in qualità di socio sovventore (la quota minima è di 500 euro). L’ammortamento è ventennale e in questo periodo di tempo si riceverà una rivalutazione annuale del 5%, che sarà consentita grazie agli introiti del conto energia.
L’energia autoprodotta in eccesso rispetto al fabbisogno può infatti essere ceduta all’Enel o a un altro gestore alle tariffe stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Al termine dei vent’anni, al socio sarà restituito anche il capitale investito. Da gennaio, in virtù dell’impianto fotovoltaico, la cooperativa sociale Corim pagherà una bolletta più bassa. Il costo della centrale sfiora i 100 mila euro e il traguardo non è lontano.

Fra i cittadini sono già stati raccolti 64 mila euro e altri 15 mila li investe la stessa Corim. Dopo 3 anni chi vuole recedere sarà liquidato. Il caso piemontese dimostra che si sta lentamente diffondendo la consapevolezza che la costruzione di piccoli impianti alimentati con fonti rinnovabili siano una risposta concreta e sostenibile ai problemi di carenza energetica. Non inquinano e risultano vantaggiosi dal punto di vista economico.

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I rami secchi della politica

Il taglio ai rami secchi della politica è un grido populista? Non lo so, io sto solo cercando di tagliare, più modestamente, una decina di robinie mezze secche dietro casa mia, per rinvigorirle un poco. In comunità montana, del resto, mi hanno detto che i rami secchi si possono tagliare. Basta una comunicazione (in duplice copia) in cui indicare la particella catastale, l’età dell’albero e la superficie complessiva. La prima volta – era maggio – mi sono sentito dire che tale operazione si può compiere solo da ottobre ad aprile. La seconda volta, quindi, sono andato per consegnare la domanda, ma mi hanno detto che occorre farlo in settembre, perché tanto in estate non si può  potare.

Giunto finalmente settembre mi sono baldanzosamente presentato con la duplice copia della domanda, completa di fotocopia di cartina e visura catastale. Risposta dello stupefatto funzionario: «Ah! Ma la Robinia ha più di 11 anni, allora occorre un’autorizzazione, con marca da bollo di 16 euro e 62. Poi veniamo a vedere ed entro due mesi vi arriverà per posta il permesso alla potatura». Ma saranno al massimo una decina di piante!

E il funzionario, occhi al cielo: «La normativa non fa distinzione tra dieci piante o dieci ettari». Naturalmente dopo essermi complimentatato mentalmente con il “normatore” mi sono chiesto perché tocca fare tanta fatica per rispettare le leggi. Ma soprattutto perché, oltretutto, le informazioni vengono erogate a rate e non attraverso un modesto vademecum, oppure alla sezione “taglio alberi” del sito internet che sicuramente tutte le comunità montane hanno. Che qualcuno, sentendo parlare di taglio dei rami secchi, si sia sentito chiamato in causa?

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I grandi gialli in stile CSI

I grandi gialli dell’estate, tipo il delitto di Garlasco, sono la Waterloo dell’informazione televisiva, ma i diretti interessati (giornalisti e dirigenti) continuano a non accorgersene. Mentre i telespettatori ridono a ogni nuova puntata.

La cronaca, sempre più alla ricerca di colpi di scena, si è trasformata in telenovela e spesso l’immagine è la notizia stessa. Questo non sarebbe neanche un male, anzi probabilmente qualche fine massmediologo direbbe che in tv l’immagine è tutto. Ma è difficile resistere a scene come quelle della povera inviata sul campo che fa inquadrare all’operatore un citofono da cui escono solo maledizioni. O come quella del parente della vittima che, giustamente, alla dodicesima richiesta di dichiarazione quotidiana esplode nel gesto dell’ombrello.Prontamente ripreso e mandato in onda nell’ora di massimo ascolto.

E i continui (e falsi) colpi di scena dei ritrovamenti di impronte di scarpe, tracce ematiche, liquidi corporei e presenze impalpabili decrittate solo dall’occhio attento dei Ris? E la pornografia del dolore? Genitori e figli di vittime piangenti a tutta scena. Queste immagini aggiungono qualcosa? No, dice il buon senso. E’ come buttare uno stantio pezzetto di peperoncino in una zuppa insipida. Invece l’incrocio tra il mezzo televisivo e il racconto dei grandi delitti potrebbe portare facilmente alla realizzazione di inchieste su cos’è la provincia italiana, la famiglia italiana, la realtà sociale italiana. Pensiamo solo ai temi che si potrebbero vedere in controluce nelle vicende di Garlasco o di Erba.

Potrebbero essere buoni servizi tv, se fossero un po’ più ‘Blu Notte’ e un po’ meno ‘CSI’.

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Le lacrime di A’isha

Quando lo “zio” di Lagos era arrivato nel villaggio di A’isha, tutto il clan della ragazza era stato felice per quel giorno. Nel nord della Nigeria, infatti, i gruppi che parlano la lingua Hausa avevano salutato la partenza della “doguwar yarinya” (la ragazza alta) verso l’Europa per “andare a studiare e lavorare” come un segno di ascesa. Un riscatto.

A 19 anni è bello sognare. A’isha non è arrivata su un barcone, ma dopo essere sbarcata a Roma su un normale volo di linea aveva sognato di cominciare la nuova vita.

Invece la sua casa è diventata una stanza di un residence a Nettuno e il suo luogo di lavoro l’Aurelia. La “mamy” che gestiva venti ragazze era terribile: ad A’isha hanno spaccato un braccio, poi quando era convalescente è scappata. L’ha incontrata Antonio, un ragazzo calabrese disoccupato, ma quell’amore giurato è finito in meno di un mese. Tante botte, nuova fuga ma adesso A’isha ha 20 anni.

Adesso batte sulla “Romea”, fra le ragazze albanesi e quelle dominicane. La solidarietà fra colleghe puttane non esiste. Ognuno difende il suo spazio: la parola d’ordine è guadagnare per smettere. A’isha schiva il pericolo tutti i giorni. Adesso vive nel centro storico di Forlì, in una casa decorosa. Paga 900 euro, ma ne quadagna in media 2.500 al mese. Vuole trovare un marito che sia buono, meglio se italiano, ma non “calabrisi”, si raccomanda.

La ragazza alta, ogni tanto, piange silenziosa su un tavolino di un bar di corso Diaz. I romagnoli più umani le chiedono cosa ha fatto. Lei risponde, sgarbata: «Cosa vuoi, lasciami perdere». Anche A’isha abita la nostra città del terzo millennio. Il mondo corre con passo più veloce di quanto riusciamo a comprenderlo. Tanti stranieri assommano le loro paure e i loro problemi a quelli che già abbiamo noi. È umano che ne abbiamo le scatole piene, ma dentro il frullatore della globalizzazione dobbiamo imparare a vivere, cercando di commettere meno errori possibili. Cercando di capire che il nostro stile di vita cambia e che non è detto sarà migliore di quello che abbiamo conosciuto. Solo che il mondo non si ferma, anche se abbiamo chiesto di scendere.

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Il numero di ottobre 2007 della Società Cooperativa

Il numero di ottobre 2007 della Società Cooperativa è disponibile in formato PDF e può essere scaricato cliccando qui.

In sommario:

  • La relazione di Pasolini all’assemblea annuale
  • Il Bilancio di sostenibilità di Legacoop
  • Intervista a Vasco Errani
  • Conscoop vince l’appalto per l’ospedale di Lagonegro
  • Convention d’autunno, grande successo per il Seven
  • I pasticceri di COAP a scuola dal campione
  • Galassi (CILS): "Serve un tavolo tra profit e non profit"
  • Apofruit sbarca in Sicilia
  • Un trattore contro la mafia
  • Carisp Forlì entra in Apofruit come socio sovventore
  • La formazione Fon.Coop. fa crescere la cooperazione
  • Gli uomini di Idrotermica Coop che hanno lavorato all’IRST
  • Pollicino e i suoi fratelli in tournée in Francia
  • Brusaporci: "La qualità teatrale non nasce dal nulla"
  • Due giorni di "Alta Voce" a Cesena
  • C.A.C. forma le nuove generazioni
  • Il metano vince con Florgas
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