Alcuni spunti dalla relazione di Pasolini all’assemblea 2007 di Legacoop
Appunti e sensazioni tirate giù velocemente. La relazione completa la trovate qui.
1) Non è che ci sia poi tanta differenza tra chi critica le cooperative da destra e chi le apprezza da sinistra: si parte sempre da un pregiudizio ideologico, dovuto alle origini storiche del movimento cooperativo. E alla fine, da tutte e due le parti, si guarda con sospetto alle cooperative che diventano "grandi".
2) Nel movimento cooperativo manca una cultura della comunicazione: i cooperatori non investono abbastanza per comunicare la loro distintività e il risultato è che pochi sanno quello che fanno. Quindi le polemiche tipo "Falce e Carrello" trovano un terreno fertile.
3) Le cooperative non si sentono più alternative al sistema capitalistico, ne hanno accettato le regole. Ma questo non toglie che sia ora più che mai necesario proporre un progetto che coniughi "l’eccellenza dell’impresa con l’eccellenza della società civile", per dirla con le parole di Vincenzo Bellavista. Crescere, insomma, non vuol dire cedere al liberismo più sfrenato.
4) Dopo la riforma del codice civile tutte le cooperative hanno liberamente scelto di non dividere i patrimoni e di renderli indisponibili, per preservarli per le future generazioni di soci. E’ una scelta politica, che può consentire di trasformare il potere economico di questi patrimoni in valore sociale. Ma serve una società che sia pronta a riceverlo.
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