“Verso territori socialmente responsabili”: dalla CILS una proposta operativa

Dal 1974, a Cesena, si è sviluppato un modello di cooperazione sociale moderno, efficiente, competitivo, ben organizzato e strutturato, in grado di competere sul mercato, nel non facile equilibrio fra il perseguimento degli scopi sociali,  la quadratura dei bilanci, e l’offerta di servizi di qualità a prezzi contenuti.

Nelle cooperative sociali di tipo b) operanti nel territorio di Cesena, risultano occupati 260 lavoratori svantaggiati, molti dei quali esclusi dal collocamento ordinario. Se a questi si aggiungono i lavoratori normodotati, risulta immediata la rilevanza sociale ed economica dell’economia civile nella nostra città.

Cesena può essere additata a livello nazionale come un modello concreto di attuazione di politiche di riforme del welfar. Infatti da oltre trent’anni è attivo un laboratorio di ricerca e di collaborazione fra Comuni, Provincia, ASL, HERA, ATR per l’integrazione di persone con scarse autonomie lavorative.

Questo patrimonio di solidarietà e di impresa  necessita di essere tutelato ed ulteriormente sviluppato per il miglioramento della qualità della vita nella nostra città , riguardo la coesione e l’integrazione sociale.

Nel perseguimento degli scopi sociali di integrare nel lavoro soci svantaggiati, con disabilità complesse, con disagio psichiatrico, o con storie di disagio sociale legato alla tossicodipendenza. la cooperazione di tipo b) si è evoluta alla soddisfazione di bisogni collettivi, diventando un partner importante degli Enti Locali ed integrandosi pienamente nelle politiche sociali di questi ultimi.
Per andare verso  “territori socialmente responsabili”, tema di un convegno nell’ambito di “Cesena, città che cammina”, è necessario attuare una moderna forma di sussidiarietà, che parta dai bisogni della cooperazione sociale, per trovare nuove opportunità di inclusione lavorativa, anche attraverso  modelli innovativi di collaborazione, coinvolgendo Enti Locali, imprese, Università, sindacati e cooperazione sociale.

E’, pertanto, necessario un tavolo di confronto fra profit e no profit per individuare collaborazioni oggi facilitate anche dalla cultura di responsabilità sociale d’impresa e dall’Art. 22 Legge Regionale n° 17/2005 (legge Bastico), che ha regolamentato l’art. 14 della Legge Biagi. 
Già da molti anni le imprese Mareco Luce , Romagna Plastic e la Cassa di Risparmio di Cesena hanno attuato scelte di responsabilità sociale affidando importanti commesse di lavoro alla CILS, che hanno prodotto l’inserimento di sedici persone con disabilità complessa.

L’Art. 22 della legge Bastico prevede che un’impresa possa assolvere parzialmente all’obbligo di assunzione di invalidi, previsto dalla L. 68, affidando commesse di lavoro a cooperative sociali.

La CILS, tre mesi fa, ha stipulato la prima convenzione provinciale con la ditta AUTOPRONTI, concessionaria Mercedes di Cesena, che, a fronte dell’appalto dei servizi di lavaggio delle auto e di pulizia degli uffici, ha comportato l’assunzione, da parte della cooperativa, di tre lavoratori disabili. Attualmente sta per essere stipulata un’analoga convenzione con il gruppo UNIBANCA per il servizio di contazione delle monete.
Alla luce del tema della responsabilità sociale territoriale,  la legge Bastico deve essere interpretata non solo come una mera possibilità di sgravio dagli obblighi di assunzione previsti dalla L.68,  ma come uno strumento concreto per favorire relazioni di partnership positive sul territorio.

La cooperazione sociale è ormai matura per affrontare collaborazioni innovative con il mondo imprenditoriale profit. Cito un esempio che la CILS ha attuato alcuni anni fa, sottoscrivendo una quota del capitale sociale del Consorzio C.C.C. che sta costruendo in project finansing il nuovo cimitero di Cesena. Da una parte due imprese di costruzione che attuano la loro mission nella realizzazione dell’opera e dall’altra una cooperativa sociale che attuerà la propria mission nella gestione di tutti i servizi cimiteriali per i prossimi ventitre anni.
In occasione del convegno ho proposto all’Amministrazione Comunale di istituire un tavolo permanente per l’attuazione di un sistema territoriale socialmente responsabile, aperto a rappresentanti degli Enti Pubblici, delle imprese, dell’Università, dei sindacati, della cooperazione sociale.

Poiché quest’anno ricorre il quarantesimo della morte di Don Milani, propongo che questo tavolo di lavoro sia denominato con il termine “ I CARE”, per significare il suo scopo di individuare le modalità più adeguate di partnership territoriali di sviluppo socio economico e di diffusione di buone prassi, nell’ambizioso obiettivo di coniugare crescita, sviluppo, integrazione, sostenibilità e partecipazione.

“ I CARE”, cioè mi interesso, mi importa di te che non hai pari opportunità per competere con gli altri; mi importa di te che rischi l’esclusione sociale a  causa di pregiudizi o di barriere culturali; mi importa della tua famiglia che, come te, vive l’emarginazione della tua diversità; mi importa di te, perché la qualità della vita delle nostre città è un bene primario da perseguire nonostante la carenza di adeguate risorse; mi importa di te, perché avvenga nel mondo del lavoro la stessa rivoluzione culturale che si è verificata nella scuola grazie all’integrazione delle persone con disabilità; mi importa di te, perché tu possa essere una risorsa e non un peso per la collettività; mi importa di te, anche se l’avanzare degli anni ha ridotto o compromesso le tue autonomie lavorative, per trovare nuove forme di sostegno o di integrazione adeguate a te oggi.

Giuliano Galassi  (presidente cooperativa sociale CILS)

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