Archive for settembre, 2007
IRST: le cooperative ci sono
Il nuovo Istituto Tumori di Meldola è stato inaugurato ufficialmente. Per chi non lo sapesse le cooperative di Legacoop erano presenti su tre livelli: hanno costruito la struttura (in quattro anni, nei tempi previsti), hanno finanziato l’evento inaugurale e hanno contribuito con una grossa somma (si parla di 700 mila euro, più o meno) all’acquisto della tomotherapy, acquistando spazi pubblicitari all’interno dell’IRST.
Nessun commentoUn negro alla BMW?
Ancora dalla conferenza stampa di Caprotti: la frase che non troverete mai da nessuna parte sui giornali. Testuale: «Io non ho niente contro i negri, ma ognuno deve fare il suo mestiere. Non chiediamo a un tedesco di ballare la samba, non chiediamo a un negro di fare il meccanico alla BMW". E, soprattutto, non chiediamo a una cooperativa di fare il mestiere dei padroni.
3 commentiO’sole nostro!
"Anche la parità di trattamento dei poteri forti è un’esigenza di questo paese".
Lo ha detto ("con ironia", è chiaro) Ferruccio De Bortoli alla conferenza stampa di Caprotti di questa mattina.
Il sillogismo nasce spontaneo: il direttore del Sole 24 ore era in quella sede a parlare male delle cooperative. Ergo, le cooperative non sono poteri forti.
Ma la cosa più divertente della conferenza stampa è quando la parola passa ai giornalisti e l’addetta stampa dice: «Per favore siate brevi, perché fra quindici minuti l’hotel ha un altro evento». Geniale.
Nessun commentoMamma, ho finito lo champagne!
Nel mezzo di un’estate flagellata da incendi e incidenti d’auto, una bella notizia: non c’è abbastanza champagne per tutti!
In poche parole lo sviluppo economico mondiale, che viaggia da anni a ritmi maggiori del 4%, genera nuovi ricchi che vogliono consumare le pregiate bollicine fini e ascendenti, mettendo in difficoltà chi ricco lo era già. Chi vuole bere champagne deve pagare di più, altrimenti gli tocca il Brachetto.
Questa notizia, per chi opera nel mondo agroalimentare, assume una valenza estremamente positiva. Contrariamente a quel che si crede lo champagne ha avuto in passato forti difficoltà nelle vendite e nei prezzi, ed è solo grazie ad una rigida ed inflessibile gestione dell’offerta a partire dagli anni ’90 che si è recuperato terreno dal punto di vista qualitativo, di immagine, ma soprattutto di adeguamento dell’offerta alla domanda solvibile e disposta a pagare il giusto prezzo. Quello, cioè, che fa tornare i conti a casa dei viticoltori.
Un esempio più unico che raro in un settore in cui dietro la bandiera della libertà d’impresa si è nascosto molto disordine, comportamenti opportunistici di piccola speculazione e l’assoluta insofferenza per qualunque azione di filiera e per la cooperazione tra imprese agricole. Tutti elementi che ci rendono l’anello più debole nella catena del valore, come si vede anche oggi nel dibattito sull’incremento (finalmente!) dei prezzi delle materie prime agricole: invece di dire «È il mercato bellezza, ieri a te, oggi a me» stiamo lì a cincischiare su quanta farina ci si mette a fare il pane. Come se l’acqua, il sale e il lievito li regalassero, e la commessa che lo vende facesse volontariato.
Nessun commentoNon si può salvar Caprotti e cavoli
Quando una grande azienda diventa troppo grande, poi finisce che in famiglia non si trovi più chi è in grado di guidarla come si deve.
Magari è solo perché in famiglia sono tutti impegnati a godersi il "capital gain" su motoscafi di lusso e ville ai Caraibi, o perché i padri litigano ferocemente con i propri figli. Capita, a dire il vero, anche in aziende non tanto grandi.
A quel punto i casi sono due: si incassa con savoir faire un assegno con tanti zeri, oppure si esce rovinosamente dai gangheri, perché tutto il denaro di questo mondo non può ripagare quello che, dal punto di vista esistenziale e umano, è un fallimento. Coop o no, i dipendenti di Esselunga non saranno poi così tristi di cambiare padrone.
Della (lunga e giusta) risposta di Poletti a Caprotti citiamo solo alcune righe. "Pare che la probabile vendita di Esselunga frutterà al signor Caprotti, secondo stime attendibili, circa 5 miliardi di Euro; se Esselunga fosse stata una cooperativa, egli avrebbe potuto recedere dal suo status di socio riprendendosi la propria quota di capitale sociale (circa 25 euro). C’è forse qualche differenza tra una cooperativa ed un’impresa capitalistica?".
Un’altra c’è: si lascia qualcosa di vero, non solo una pila alta così di bigliettoni col segno del dollaro.
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Quanto livore verso i giornalisti
Confesso: sono un autolesionista. Frequento abitualmente alcuni blog (per chi ancora non lo sapesse: quei posti su internet dove uno dice qualcosa e gli altri commentano litigando tra di loro) che trattano problemi legati al mondo dei mass media e dell’informazione.
Sono tutti accomunati da un livore verso i giornalisti che se per un verso mi infastidisce, per un altro mi fa pensare che non sia del tutto infondato.
Recentemente mi ha colpito la discussione (per la verità non troppo originale) sul giornalismo estivo, cioé sul presunto vizio dei media di infarcire i quotidiani ferragostani di discussioni oziose su argomenti di scarso spessore, vista la carenza di notizie ‘vere’. Quest’anno: il presunto Partito della libertà e il ruolo di Michela Brambilla (e le sue mitiche calze autoreggenti).
L’errore di prospettiva, a mio modesto avviso, è grave. La ristrutturazione dei partiti politici (a destra come a sinistra) è in moto e le questioni di ‘marchio’ non sono affatto secondarie.
Allo stesso modo non è vero che l’estate è stata avara di notizie ‘vere’: dalla crisi della politica militare ameicana in Iraq al rogo delle coste mediterranee. E perché no, il delitto di Garlasco con la telenovela dei Ris dei carabinieri, delle gemelle Cappa e dell’immancabile Corona. Non sono mancate la notizie, sono mancati i giornalisti capaci di affrontare la vicenda come specchio della società italiana, andando al di là di reperti organici, impronte ematiche e alibi.
Nessun commentoDalla parte dei sardoni

Arriva ormai l’autunno, tempo di caccia, di pesca e di fibrillazioni politiche. A proposito: nelle scorse settimane abbiamo letto, curiosi, dell’esordio in politica nazionale d’una nuova stella, o stellina (ancora non è dato di sapere) del centro destra, la giovane e bella Michela Brambilla, imprenditrice del nord che, raccontano le cronache, ama vivere tra cani e gatti ed altre simpatiche bestiole.
La patente da “animalista” (che è cosa diversa dall’ambientalismo) sembra ormai un requisito di rilievo- anche per una certa sinistra radicalc-chic, se è per questo- per chi pratica aspirazioni di carriera politica. Apprendiamo poi che l’imprenditrice in questione gestisce un’azienda ittica che distribuisce buoni gamberetti e salmoni.
Ed ecco allora spuntare (a prescindere, come diceva Totò, dalla Brambilla) una contraddizione della mentalità corrente della nostra società nel suo rapporto con gli animali. C’è gente che si indigna e si mobilita contro la caccia a tordi e beccacce. Cefali, sgombri e sardoncini vengono invece ignorati, anzi preferiti a “scottadito”: i pesci hanno meno “appeal” rispetto agli uccelli. Ragion per cui i cacciatori sono considerati barbari invasori, i pescatori sportivi no. Una faccenda curiosa, dal punto di vista della logica e della coerenza. Sono diverse le chiavi lettura di questo fenomeno. Eccone una: sardoni, triglie e sgombri emozionano meno rispetto a codoni (tipo di anatre) e passere d’Italia (il nome autentico dei nostri passerotti&passerotte). Quindi non fanno notizia. E oggi dove vai se la notizia non la fai?

A proposito di fotonotizie. I fotoreporter romagnoli sono alla ricerca, come segugi da caccia, di una foto della Brambilla di anni non lontani nella nostra Romagna. Corre voce, infatti, che il personaggio in questione, da ragazza ed in virtù della sua avvenenza abbia giustamente partecipato ad uno dei numerosi concorsi che ogni estate fioriscono sulla nostra riviera. Ed una eventuale foto di MVB in versione Miss Romagna, magari con costumino da bagno succinto e doverosamente sgambato, potrebbe spuntare discrete quotazioni sul mercato delle foto per i “magazine” e dei periodici rosa- shocking. Stiamo a vedere…
1 commentoMarino a Poletti: «Prima di unirsi bisogna conoscere il DNA del partner»

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COMUNICATO STAMPA
UNIFICAZIONE DELLE CENTRALI COOPERATIVE: SI APRE IL DIALOGO
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“Prima di unirsi – ha concluso Luigi Marino – bisogna conoscere il dna del. partner”. Altro punto di distanza tra Confcooperative e Legacoop riguarda la …
www.festivaleconomia.it/docs/
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