La Società Cooperativa

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Quando il mulo era bipartisan

Se Garibaldi, di cui quest’anno ricorre il bicentenario, tornasse a nascere, che penserebbe? Certo sarebbe perplesso nel vedere che in Italia la prassi “Libera Chiesa in Libero Stato”, prospettata da Cavour, non sia ancora pienamente compiuta. Sappiamo che nel “buen retiro”di Caprera Garibaldi aveva anche un asinello affettuosamente chiamato Pio IX, il pontefice che illuse i patrioti del Risorgimento.

Va detto peraltro che l’intrepido Garibaldi fu salvato, nel 1849, proprio in Romagna, da un prete coraggioso, Don Giovanni Verità, di Modigliana, ed è lecito ritenere che il nomignolo dato all’asinello sia un contraccolpo di quella rocambolesca trafila
romagnola.

Nell’agosto del 1849, caduta la Repubblica Romana (ma era solo il primo round delle guerre per l’indipendenza d’Italia), Garibaldi ed i suoi garibaldini cercavano di raggiungere Venezia che ancora si batteva contro lo straniero: ma avevano gli Austriaci alle calcagna. Garibaldi si salverà per un soffio e deve la sua salvezza alla trafila dei patrioti romagnoli e soprattutto di Don Verità che, approfittando della sua passione per la caccia, con la doppietta a tracolla, prelevava Garibaldi, lo nascondeva per fargli poi valicare l’Appennino verso il Tirreno, passando per scoscese mulattiere.

Nell’occasione, il prete garibaldino aveva assoldato un carrettiere che aveva un mulo chiamato Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi, sentendosi chiamare per nome (ma il richiamo era rivolto al mulo) fu sul punto di tradirsi, ma tutto poi andò bene.

Gabriele Papi

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