La Società Cooperativa

Il blog delle cooperative di Forli'-Cesena

Italia prima, per una volta

Il commercio equo e solidale può riuscire dove sono fallite la bicamerale e altri tentativi di approvare norme col concorso di maggioranza e opposizione? È presto per dirlo, ma le premesse ci sono.

L’11 luglio scorso è stato presentato un disegno di legge bipartisan, firmato da 39 senatori e 80 deputati di opposti schieramenti, dal titolo «Disposizioni per la promozione del commercio equo  e solidale». Se il decreto si trasformerà in legge, l’Italia una volta tanto arriverebbe prima in Europa, almeno su questo tema. Ora che il movimento ha un giro d’affari superiore ai 100 milioni di euro, prodotto da 112 organizzazioni, i tempi sono maturi perché  regole trasparenti ma codificate scoraggino l’arrivo degli ‘equofurbi’ che potrebbero beneficiare di una credibilità conquistata negli anni con molta fatica e serietà da parte di operatori e volontari.

Non solo, ma il ddl propone anche il sostegno finanziario del commercio equo, che una recente ricerca delle Università Cattolica e Bicocca di Milano promuove anche sotto il profilo squisitamente economico e finanziario. I deputati e senatori firmatari hanno convenuto che leorganizzazioni che adempiono ai requisiti fissati potranno essere iscritte a un Albo nazionale, gestito da un’Autorità istituita presso il ministero delle attività produttive.

Gli associati potranno attingere a finanziamenti pubblici per iniziative culturali e di formazione e per avviare le botteghe del mondo (ormai  500 in tutta Italia). Fondi in vista anche per le scuole che intendono inserire nelle loro mense i prodotti equosolidali — molti istituti di Forlì e Cesena l’hanno già fatto — e che vogliono tenere corsi sull’argomento. Finora varie regioni italiane avevano approvato leggi sul commercio equo, ma una norma nazionale darebbe un ulteriore impulso a uno dei pochi settori in costante crescita negli ultimi anni. Purché alle buone intenzioni dei parlamentari seguano i fatti.

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