Entries from luglio 2007 ↓

La Società Cooperativa di luglio/agosto

Il numero di luglio/agosto della Società Cooperativa è disponibile per il download in formato PDF.

In sommario:

  • Cristina Marzocchi e Catia Ridolfi: nuove presidenti per Formula e Idrotermica Coop
  • L’ONU celebra il giorno delle cooperative
  • L’editoriale: Contratto delle coop sociali, facciamo il punto
  • Archiviazione sostitutiva: le regole del Ministero
  • Nuove rubriche: I professionisti rispondono
  • Around Sport si aggiudica l’appalto per il Seven di Savignano
  • Fotovoltaico: le coop all’avanguardia
  • Un "tutor" per l’innovazione
  • Legacoop e Multifor, tirocini in azienda
  • Servicefest, un 2006 di soddisfazioni
  • "Vite e vino in Romagna": nuovo volume da Sapim
  • La Forlivese di Edificazione consegna 21 alloggi alla Cava
  • Mercuzio protagonista della "megaestate"
  • Accademia Perduta ricorda Ustica
  • Villaggio Marino, un sogno di integrazione
  • Trofeo CILS: vince la solidarietà
  • Cooperative sociali, le preoccupazioni dell’ANMIC
  • CEIF firma l’aeroporto Fontanarossa di Catania

Quando il mulo era bipartisan

Se Garibaldi, di cui quest’anno ricorre il bicentenario, tornasse a nascere, che penserebbe? Certo sarebbe perplesso nel vedere che in Italia la prassi “Libera Chiesa in Libero Stato”, prospettata da Cavour, non sia ancora pienamente compiuta. Sappiamo che nel “buen retiro”di Caprera Garibaldi aveva anche un asinello affettuosamente chiamato Pio IX, il pontefice che illuse i patrioti del Risorgimento.

Va detto peraltro che l’intrepido Garibaldi fu salvato, nel 1849, proprio in Romagna, da un prete coraggioso, Don Giovanni Verità, di Modigliana, ed è lecito ritenere che il nomignolo dato all’asinello sia un contraccolpo di quella rocambolesca trafila
romagnola.

Nell’agosto del 1849, caduta la Repubblica Romana (ma era solo il primo round delle guerre per l’indipendenza d’Italia), Garibaldi ed i suoi garibaldini cercavano di raggiungere Venezia che ancora si batteva contro lo straniero: ma avevano gli Austriaci alle calcagna. Garibaldi si salverà per un soffio e deve la sua salvezza alla trafila dei patrioti romagnoli e soprattutto di Don Verità che, approfittando della sua passione per la caccia, con la doppietta a tracolla, prelevava Garibaldi, lo nascondeva per fargli poi valicare l’Appennino verso il Tirreno, passando per scoscese mulattiere.

Nell’occasione, il prete garibaldino aveva assoldato un carrettiere che aveva un mulo chiamato Garibaldi. L’Eroe dei Due Mondi, sentendosi chiamare per nome (ma il richiamo era rivolto al mulo) fu sul punto di tradirsi, ma tutto poi andò bene.

Gabriele Papi

Se Kati è truffata

Ingessata in quei vecchi jeans, il viso struccato, gli occhi grigi screziati di verde dietro le lenti sottili, Kati con i suoi cinquanta anni non appare come è stata. Era una bellissima ragazza ungherese piena di speranze. Quando il muro di Berlino fu fatto crollare sotto le sue colpe Kati era sposata, aveva tre figli, era stanca di un regime dove era meglio parlare senza voce.

Con grande entusiasmo accettò di seguire il marito in Italia. Solo che il lavoro trovato dal consorte non bastava a mantenere in modo decoroso una famiglia così vasta. Kati non aveva letto “Pinocchio” e non sapeva che ad una persona ignara ed entusiasta la compagnia di un gatto e di una volpe non fanno mai difetto.

E così accettò d’indebitarsi con gli “amici” per comprarela licenza di un bar. Passavano i mesi e gli anni e tutti i guadagni andavano per pagare gli interessi, spesso a tassi d’usura.

Adesso Kati è separata, ha dovuto coinvolgere un figlio nella gestione fallimentare del suo esercizio e metterlo a repentaglio di reputazione. Ormai le restano solo gli occhi per piangere. La sua non è la cronaca di un incidente imprenditoriale. È il resoconto di una morte economica annunciata. Solo chi parte con una base minima d’investimento, di questi tempi, può rischiare. Inutile illudersi, conterranei inclusi.

Se sei straniero, poi, rischi due volte. Alle tue spalle non hai garanzie dei familiari e gli “amici” hanno sempre, o qua-
si, un vile tornaconto. Ieri sotto la dittatura non avevi diritto di lamentarti, perché eri una dsfattista. Consolati Kati, almeno qui hai avuto la possibilità di raccontare la tua sfortuna.

Intanto gli “amici” stanno per tirare un altro bidone: “storico esercizio pubblico in posizione panoramica… offresi senza intermediario”. E sì, il denaro circola…

Come organizzare un’iniziativa pubblica

Devo organizzare un’iniziativa pubblica per la mia cooperativa, ma non so da dove cominciare. Come mi muovo?

Organizzare una iniziativa pubblica comporta attività complesse di vario genere: comunicazione, organizzazione, individuazione del pubblico di riferimento, gestione dell’immagine, grafica… Il primo consiglio, quindi, è di affidarsi a dei professionisti qualificati, se possibile. Altrimenti, tenete i nervi ben saldi e cercate di non fermarvi mai alla prima impressione.

Ad esempio un bellissimo scenario privo di parcheggio o difficile da raggiungere rischia di essere controproducente, così come una sala immensa nella quale siano occupate solo le prime file: un danno di immagine, oltre che economico.

Pensate di risparmiare sull’amplificazione? Non c’è niente di più sgradevole per un relatore di un microfono che funziona a scatti. Se avete ospiti “importanti” verificate la disposizione dei posti in sala secondo le apposite regole del cerimoniale (fissate da un decreto della presidenza del Consiglio) nessuno ammetterà di farci caso, ma tutti si offenderanno a morte se non li sistemate a dovere.

Pensate di comunicare l’iniziativa alla stampa? Ci sono regole e tempistiche precise da rispettare. Fiori, decorazioni e rinfresco completano il quadro.

Ma, soprattutto, l’elenco degli invitati è fondamentale: meglio perdere qualche ora in più a far mente locale sulle persone da coinvolgere, piuttosto che commettere gaffe grossolane con istituzioni e soci.

Enrica Mancini

Italia prima, per una volta

Il commercio equo e solidale può riuscire dove sono fallite la bicamerale e altri tentativi di approvare norme col concorso di maggioranza e opposizione? È presto per dirlo, ma le premesse ci sono.

L’11 luglio scorso è stato presentato un disegno di legge bipartisan, firmato da 39 senatori e 80 deputati di opposti schieramenti, dal titolo «Disposizioni per la promozione del commercio equo  e solidale». Se il decreto si trasformerà in legge, l’Italia una volta tanto arriverebbe prima in Europa, almeno su questo tema. Ora che il movimento ha un giro d’affari superiore ai 100 milioni di euro, prodotto da 112 organizzazioni, i tempi sono maturi perché  regole trasparenti ma codificate scoraggino l’arrivo degli ‘equofurbi’ che potrebbero beneficiare di una credibilità conquistata negli anni con molta fatica e serietà da parte di operatori e volontari.

Non solo, ma il ddl propone anche il sostegno finanziario del commercio equo, che una recente ricerca delle Università Cattolica e Bicocca di Milano promuove anche sotto il profilo squisitamente economico e finanziario. I deputati e senatori firmatari hanno convenuto che leorganizzazioni che adempiono ai requisiti fissati potranno essere iscritte a un Albo nazionale, gestito da un’Autorità istituita presso il ministero delle attività produttive.

Gli associati potranno attingere a finanziamenti pubblici per iniziative culturali e di formazione e per avviare le botteghe del mondo (ormai  500 in tutta Italia). Fondi in vista anche per le scuole che intendono inserire nelle loro mense i prodotti equosolidali — molti istituti di Forlì e Cesena l’hanno già fatto — e che vogliono tenere corsi sull’argomento. Finora varie regioni italiane avevano approvato leggi sul commercio equo, ma una norma nazionale darebbe un ulteriore impulso a uno dei pochi settori in costante crescita negli ultimi anni. Purché alle buone intenzioni dei parlamentari seguano i fatti.

Divampano ogni anno a luglio

Aspettando il 2043 la carta vince

I nuovi media e le nuove forme di comunicazione, tv interattiva e blog sopra a tutti, soppianteranno i media tradizionali cartacei.

È questo il mantra che si ripete ossessivamente da qualche anno. Sarà vero. Aspetteremo il 2043 (il fatidico anno in cui, secondo un autore americano, si stamperà l’ultima copia del New York Times) per verificarlo. Intanto però giungono segnali contrastanti.
Come quello di Colby Buzzell, un militare americano che ha spopolato col suo blog in diretta dall’Iraq (cbftw.blogspot.com).

Un vero e proprio caso giornalistico che ha entusiasmato le più celebri firme dei media a stelle e strisce e che è stato benedetto da un autore di culto come Kurt Vonnegut.

Le sue corrispondenze dalla prima linea, giorno per giorno, in presa diretta, senza filtri giornalistici, hanno fatto toccare con mano agli specialisti e al grande pubblico l’incredibile potenza di internet.
Contagiando migliaia di altri fanti e marines.

Tanto che le autorità militari americane, prima concentrate ossessivamente sull’esclusione dei giornalisti dalle zone di guerra, hanno dato un giro di vite all’accesso dei soldati alla rete.

Ma che ha fatto infine l’eroe del blog in tuta mimetica?

Ha giustamente capitalizzato il successo inanellando una serie di collaborazioni con prestigiosi mensili patinati, poi ha pubblicato il libro “My war: killing time in Iraq”, e in conclusione ha staccato la spina al suo blog. Anzi, lo ha tenuto attivo, ma tutti i post sono scomparsi e i link rimandano invariabilmente a un sito da cui ordinare il suo libro.

Come dire, almeno per questa volta la carta ha vinto.

Tutti in coda nel deserto

Chiunque di voi abbia visto il film “Taxisti di notte” ricorderà certamente l’episodio in cui Roberto Benigni svelava una Roma notturna e deserta, e proprio per questo affascinante e magica.

È lo stesso fascino notturno che provo sul nodo tangenzial–autostradale di Bologna dopo le 22, nonostante la lunghissima coda di macchine e camion (tutti in attesa di capire il perché sono in coda) non rappresenti proprio l’immagine del deserto.

Tutti sanno che ci sono dei lavori, ma forse questa sera c’è anche un incidente (si legge su un cartello che dall’inizio dell’anno ce ne sono stati già 22). Potrebbe bastare un cartello a messaggio variabile che dica a chi arriva dall’aeroporto: «7 km di coda in tangenziale per Ancona – Consigliamo ingresso in autostrada a Bologna Casalecchio».

Se il messaggio è troppo lungo potrebbero utilizzare i vecchi cartelli delle code che si facevano per il cambio del guard rail di due anni fa. Se ci fosse una pattuglia di polizia municipale, provinciale, stradale, statale o venatoria chiederei consiglio, ma il fascino del deserto torna a colpirmi con forza. E un pover’uomo che comincia ad avere le palpebre pesanti deve constatare desolato che in autostrada si corre che è una meraviglia, mentre per noi in tangenziale c’è solo noia.

Passano le ore e non si è ancora visto un giubbottino rifrangente che possa consigliare percorsi alternativi. Poi finalmente il motivo di tanta attesa: un normalissimo cantiere per il rifacimento dell’asfalto, e non la costruzione di un viadotto sopra San Lazzaro. Finalmente A14, e la prima informazione utile per il cliente: “Fino alle 5 caffè gratis in Autogrill”.

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