Salute e alimentazione su Legacoop TV
1) SALUTE E ALIMENTAZIONE A CONVEGNO AL MACFRUT.
Interviste a:
- Dino Amadori (direttore scientifico IRST)
- Monica Fantini (direttore Legacoop)
- Eugenio Del Toma (nutrizionista)
- Giovanni Bissoni (assessore alla Sanità Emilia-Romagna)
- Laura Bianconi (senatrice)
- Massimo Radaelli (farmacologo clinico)
2) COOPERDIEM E BLACKBERRY
Intervista a Stefano Tacconi
3) AD ALTA VOCE TORNA A CESENA
Interviste a:
- Paolo Lucchi
- Daniele Gualdi
- Marcello Strada
- Rino Ruggeri
4) I 35 ANNI DI IDROTERMICA COOP
Interviste a Catia Ridolfi e Agostino Mainetti
Coop sociali, “Brutti ma buoni”, CEIF e VideoInfo nella nuova puntata di Legacoop TV (6/2009)
In sommario:
1) Le coop sociali verso il congresso con interviste ad Alberto Alberani (Legacoop Sociali), Enrica Mancini (Legacoop FC), Elena Grilli (Cad), Monica Fantini (Legacoop FC)
2) Brutti ma buoni alla Coop di Forlì
3) CEIF compie 40 anni
Il nuovo numero della Società Cooperativa
In sommario:
L’EDITORIALE: PER USCIRE DALLA CRISI SERVE L’IMPEGNO DI TUTTI
LE COOPERATIVE SOCIALI TRA PASSATO E FUTURO
Le risorse pubbliche calano, mentre i costi e i bisogni da soddisfare aumentano: intervista alla neodelegata al settore Enrica Mancini.
NUOVI INCARICHI DENTRO LEGACOOP FC
Legacoop Forlì-Cesena presenta l’aggiornamento dei ruoli, delle funzioni e delle responsabilità interne all’associazione.
ALIMENTAZIONE E SALUTE, ESPERTI A CONVEGNO AL MACFRUT
Il 9 ottobre a Macfrut Legacoop e IRST a confronto con esperti e protagonisti di fama internazionale.
DIREMO ADDIO ALLA MARINERIA?
Il comparto della pesca è in crisi profonda, anche perché l’UE realizza politiche che vanno a vantaggio solo dei grandi imprenditori ittici.
IL BIOLOGICO IN ITALIA SI CHIAMA APOFRUIT
Canova, la società del Gruppo Apofruit specializzata nel settore del biologico, alla fine del mese di luglio registra un incremento del 15%.
“BRUTTI MA BUONI” DALLA COOP ALLA MENSA DEI POVERI
Sbarca anche a Forlì-Cesena il progetto con cui Coop Adriatica destina alimentari invenduti a iniziative di solidarietà sociale.
CULTURA PROGETTO COMPIE VENT’ANNI
Appuntamento mercoledì 7 ottobre al Diagonal Club di Forlì con cena, premiazione del concorso fotografico e concerto dei “Nidi d’Arac”.
POLETTI ALLE GIORNATE DI BERTINORO PER L’ECONOMIA
Ci sarà anche il presidente di Legacoop nazionale Giuliano Poletti il 16 e 17 ottobre alle Giornate per l’Economia Civile di AICCON
TROTTOLA VIAGGI: COME CAMBIANO LE VACANZE
Turisti più attenti al budget, ma anche alla qualità. E si riscopre la riviera romagnola…
CAIEC RINNOVA LE CARICHE E CONFERMA I SUCCESSI
Nel 2009 il Consorzio ha acquisito ben 25 milioni di euro di appalti, grazie a lavori in Sardegna e Romania.
LE RUBRICHE DI PIETRO CARUSO, EMANUELE CHESI, FABIO GAVELLI, CRISTIAN MARETTI E LUCIANO LIUZZI
Il giornale è disponibile in formato PDF nell’area download.
CEIF, 40 anni ai vertici dell’impiantistica elettrica

Alta tecnologia, coesione interna e capacità di affrontare le sfide di una situazione di mercato difficile. CEIF, cooperativa forlivese ai vertici italiani della progettazione e realizzazione di impianti elettrici, si è presentata così a un appuntamento importante: l’anniversario dei 40 anni dalla fondazione, che è stato celebrato con una grande festa che ha coinvolto i soci della cooperativa e le loro famiglie.
Alta tecnologia, coesione interna e capacità di affrontare le sfide di una situazione di mercato difficile. CEIF, cooperativa forlivese ai vertici italiani della progettazione e realizzazione di impianti elettrici, si presenta così a un appuntamento importante: l’anniversario dei 40 anni dalla fondazione, che è stato celebrato il primo agosto con una grande festa che ha coinvolto i soci della cooperativa e le loro famiglie. CEIF è nota all’opinione pubblica per avere portato a termine con successo lavori di prestigio internazionale come il Teatro alla Scala di Milano, l’aeroporto Fontanarossa di Catania e il Villaggio Olimpico di Torino. Negli ultimi esercizi, però, la cooperativa ha ampliato ulteriormente il proprio raggio di specialità, confermandosi sempre ai massimi livelli.
Accanto al settore ospedaliero, da sempre punto di forza della cooperativa, è cresciuto in modo particolare quello ecologico-ambientale, che ruota intorno alla gestione del trattamento dei rifiuti ed agli investimenti che sono necessari per fronteggiare tali problemi.
«Oggi in Italia – afferma il presidente, Alberto Bonamici – gli impianti più avanzati per il trattamento dei rifiuti solidi urbani sono realizzati da CEIF, a cui viene riconosciuta l’eccellenza nell’impiantistica elettrica di questi apparati. La nostra cooperativa partecipa alla realizzazione degli impianti di Forlì, Ferrara, Rimini e Bolzano. Altri ancora sono attualmente in gara o in trattativa. A Imola stiamo realizzando un impianto di Cogenerazione e a Merano un Depuratore delle acque reflue».

L’impianto di cogenerazione realizzato di recente a Imola da CEIF
Complessivamente la produzione realizzata in questo settore è circa un terzo dell’intero fatturato, senza considerare gli impianti Fotovoltaici che incidono per un ulteriore 12% circa. Nel 2008 CEIF ha realizzato tre Impianti ad energia solare, il primo acquisito da Novenergia a Carpignano di Lecce, della potenza di 2 MWp e gli altri per Apofruit a Longiano e per Inres a Forlì di potenza, rispettivamente, di 189 KWp e di 73 KWp. Sono inoltre stati completati i 18 Impianti per i comuni della provincia di Bologna.
«Abbiamo consolidato la produzione di questo nuovo settore al quale ci siamo avvicinati appena 3 anni fa – prosegue Bonamici – e grazie alla competenza tecnica acquisita e alla capacità di acquisto dei materiali, riusciamo ad essere competitivi. Gli impegni assunti a livello nazionale in tema di energia prodotta da fonti rinnovabili, ci fanno intravedere buone possibilità di sviluppo in questa direzione».
Nel 2008 la cooperativa ha partecipato a 59 gare e ne ha vinte 17 per circa 28,5 milioni. Tra i lavori acquisiti segnaliamo il Termovalorizzatore di Bolzano, la ristrutturazione della casa di cura Villa Bianca a Roma, il nuovo sito per l’ubicazione dei gruppi elettrogeni all’Ospedale di Rovereto e il Centro Commerciale di Faenza».
Il bilancio 2008 della cooperativa si è chiuso con un valore della produzione di oltre 43 milioni di euro, un risultato oltre il budget e ottenuto, per di più, in controtendenza rispetto all’andamento generale dell’economia. L’utile, una volta pagate le tasse e distribuito il ristorno ai soci, è stato di oltre 600 mila euro.
«Un obiettivo – dice Bonamici – centrato grazie al lavoro di razionalizzazione dei nostri tecnici, alle politiche di approvvigionamento ed all’ acquisizione in corso d’anno di lavori con una buona marginalità, da realizzarsi nell’esercizio».
Per quanto riguarda gli altri settori, che pure rappresentano importanti specializzazioni che CEIF vuole sviluppare ed incrementare, vanno citati i centri commerciali di Milazzo e Faenza e le manutenzioni dell’Ospedale Pierantoni di Forlì e dell’IRST di Meldola.
«Nell’area impianti civili-industriali – aggiunge Bonamici – abbiamo ancora opere di prestigio quali il Palacongressi di Riccione e una piccola quota nella realizzazione della nuova sede della Regione Lombardia, mentre gli impianti speciali e telefonici riguardano, come di consueto, lavori acquisiti da committenti privati come Banche ed Assicurazioni».
CEIF è attiva con oltre 40 cantieri su tutto il territorio nazionale, in particolar modo in Emilia-Romagna, Lombardia, Campania, Alto Adige, Toscana e nelle Isole.
«Facendo una breve considerazione sui nostri primi quarant’anni – aggiunge con comprensibile orgoglio il presidente – possiamo asserire che abbiamo saputo impostare la nostra crescita in maniera dinamica, affrontando con maturità momenti di difficoltà e tensione, superando impegnative crisi economiche con coesione e sacrificio, risolutezza ed energia, capacità ed intelligenza, sempre e comunque sostenuti da quello straordinario spirito imprenditoriale-solidaristico che ha premiato la professionalità e la costante propensione alla valorizzazione dei soci e dei lavoratori».
CEIF, infatti, è una cooperativa a mutualità prevalente e lo scambio mutualistico si attesta al 79%.
Un’attenzione particolare viene rivolta alle risorse umane. Ad ogni lavoratore viene assicurato un percorso di crescita professionale, col sostegno di specifici piani di formazione.
Nel 2008 sono state impiegate 1.176 ore per la formazione in aula nell’ambito di 14 corsi organizzati con l’ausilio di docenti interni ed esterni.
«Il perseguimento degli scopi mutualistici avviene attraverso tutte le attività aziendali che sono volte ad offrire opportunità di lavoro ai soci alle migliori condizioni professionali e retributive, rafforzando il patrimonio sociale e contribuendo allo sviluppo di un contesto sociale sano, meritocratico e solidale» conclude Bonamici.
Potate gli alberi senza manifesti

Non posso fare a meno di notarlo. È un grande manifesto che recita trionfalmente «Già potati in questo quartiere 8.500 alberi». Sotto – siamo a Roma, nei pressi di Villa Torlonia – ferve un piccolo cantiere. Gli operai, tutti di arancione vestiti, stanno mettendo in posa geometrica dei plinti metallici. Non resisto alla tentazione e chiedo a quale scopo si stia sbrecciando del sampietrino romano per posizionare strutture metalliche dall’incerto significato. La risposta, corale: «Ma non vede che sono i basamenti dei pali a cui poi verranno agganciate le biciclette del Municipio da prendere a noleggio?». Iniziativa lodevole, ma di dubbia riuscita: in sei anni di permanenza a Roma avrò avvistato in totale una decina di bici. In realtà, capisco di essere il solito conservatore travestito da progressista. Di sicuro ci sono folle di turisti olandesi che desiderano vedere Roma spingendo sui pedali, incuranti dei colli.
Il tempo è passato e quei “poveri plinti” sono ancora lì, ricoperti da un telo di plastica che va via via degradando. Senza pali e, soprattutto, senza biciclette.
Un mese fa, uscendo dal Copa Cogeca a Bruxelles, ho notato distrattamente che stavano scavando sulla strada. Due giorni fa, al mio ritorno, al posto dei lavori c’erano delle magnifiche biciclette di color giallo fiammante. Sono rimasto interdetto dalla velocità di esecuzione dei lavori. Perché? In effetti l’opera non appare grandiosa, per una città normale.Poco più di una manutenzione ordinaria. Ecco appunto: per una città normale, in un paese normale, che pota le piante quando vanno potate, senza fare i manifesti.
Cristian Maretti
Lascia un commentoCulturali e ricreative tra luci e ombre
rudente ottimismo per i risultati conseguiti nel 2008 dalla cooperazione ricreativa, la quale, pur iniziando a risentire della crisi, ha saputo tenere. Il settore riunisce le case del popolo attive sull’intero territorio provinciale, molte delle quali vere e proprie “istituzioni” per le comunità locali di riferimento (per quartieri o interi paesi), per un totale di soci che si attesta oltre quota 5 mila. Si tratta per lo più di realtà ben patrimonializzate e alquanto longeve, che hanno saputo dare attuazione ad uno dei principi cardine della cooperazione, quella intergenerazionalità che le ha portate a costruire dal nulla non solo le fondamenta materiali, ma anche a dare corpo allo spirito solidaristico e alla mutualità, tramandati nel corso del tempo. In attivo l’esercizio sia per Unica che per Novacoop.
La prima riunisce gran parte delle case del popolo del forlivese, e ha fatto registrare nell’anno trascorso un valore della produzione di oltre 600.000 euro, con un utile di poco inferiore ai 10.000 euro (a determinare il quale hanno però inciso anche fattori contingenti, quali l’alienazione di parte di un immobile di proprietà).
Quanto a Novacoop, nella quale sono confluite molte delle strutture cooperative ricreative del cesenate, a fronte di un valore della produzione di circa 360.000 euro, l’utile si è attestato oltre i 17.300 euro. Significativi, in entrambi i casi, anche i dati del prestito da soci, che confermano la fiducia che la base sociale continua a riservare a queste cooperative.
Tendenzialmente in linea con questi risultati anche gli andamenti delle altre cooperative che compongono il settore, non ricomprese in Unica o Novacoop: pur a fronte di una generalizzata contrazione nei consumi, conseguenza della crisi in atto, queste realtà mantengono viva la loro missione, rinnovando l’attenzione ad introdurre elementi di innovazione, legati anche al ricambio generazionale e alle nuove esigenze della cittadinanza. Qualche ombra in più invece nell’ambito della cooperazione culturale nel 2008: il settore, che pure annovera cooperative di esperienza consolidata e professionalità qualificate, riconosciute ormai non più solo a livello locale, ha risentito del non facile momento, le cui ripercussioni si fanno sentire in maniera più consistente in questo comparto, nel quale non sono mancate contrazioni nelle risorse disponibili.
Enrica Mancini
L’aumento dei costi mette in difficoltà le coop sociali
eno investimenti pubblici sul welfare, costo del lavoro in aumento, basi d’asta che non recuperano gli incrementi contrattuali: questi i principali motivi che stanno determinando tensioni non irrilevanti sui bilanci delle cooperative sociali di Forlì-Cesena. «Che però stanno ragionando e affrontando la stiuazione con grande consapevolezza – afferma il responsabile di settore di Legacoop Forlì-Cesena, Guglielmo Russo – approntando processi di miglioramento dell’organizzazione interna». Dalle assemblee emerge comunque la richiesta di una forte iniziativa politica da parte di Legacoop, che sta promuovendo con forza un sistema di sinergie tra cooperative.
«Non ci nascondiamo, infatti, che le chiusure dei primi bilanci evidenziano uno stato di sofferenza del mercato». I motivi? «Il netto ridimensionamento dell’investimento pubblico sul welfare, determinato da un taglio dei trasferimenti pubblici dal governo centrale alle pubbliche amministrazioni. La definitiva fuoriuscita dal regime contributivo del salario medio convenzionale. L’applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro che mediamente ha determinato un incremento di costi superiore al 12%.
Se aggiungiamo che le basi d’asta delle gare che stiamo monitorando non seguono l’incremento di costi delle cooperative si comprende perché la situazione non è semplice».
Le richieste che provengono dalle cooperative sociali sono sostanzialmente due. «Risolvere il problema dei tempi di pagamento – afferma Russo – e lotta al massimo ribasso, con l’applicazione integrale dell’offerta economicamente vantaggiosa nelle gare».
Passando al multiservizi la più grande realtà del comparto affronta con grande forza imprenditoriale un difficile andamento di mercato. «L’assemblea di Formula Servizi con 515 voti ha approvato all’unanimità il Bilancio 2008 che si chiude con un fatturato di 47.726.310 euro incrementato del 7,53% rispetto all’anno precedente», racconta Russo. «Dopo un 2008 ancora positivo si guarda al futuro con realismo e con la consapevolezza di dover superare sfide impegnative in un contesto economico difficile che ha manifestato una forte contrazione della domanda già a partire dagli ultimi mesi del 2008. Un risultato che riduce l’utile rispetto agli esercizi precedenti ma che consente di distribuire il ristorno ai soci per un ammontare totale di circa una mensilità per ciascun lavoratore».
Per la logistica e il facchinaggio la situazione è difficile. «Anche qui registriamo sofferenze nei bilanci determinate dalla forte contrazione che diversi settori produttivi (metalmeccanico e edilizia) stanno vivendo in questi tempi di crisi più generale. Calo delle commesse, accorciamento del portafoglio ordini, unito anche per questo settore alla parificazione del regime contributivo con il resto del settore produttivo italiano, hanno determinato uno squilibrio sul regime dei costi e dunque finanziario particolarmente preoccupante per coop scarsamente patrimonializzate», spiega Russo. «Anche in questo settore le cooperative stanno mettendo a punto operazioni di consolidamento e ricapitalizzazione, grazie – come è accaduto nella realtà cesenate – al fondamentale apporto dei soci».
Emilio Gelosi
Le cooperative dell’acqua

Grande è bello, se si parla di servizi di pubblica utilità. Questo almeno è il credo diffuso da un quarto di secolo dagli economisti che poi ha contagiato anche la politica. Con le conseguenze che le vecchie società municipalizzate che gestivano acquedotti e smaltivano rifiuti, sono state spazzate via da società multiservizi (private o miste) che a loro volta assumono dimensioni sempre maggiori. Fra qualche anno scadranno concessioni e affidamenti anche in Romagna e si procederà ai nuovi bandi, cui potranno prendere parte società di tutta Europa. Il binario ormai tracciato è quello della holding multiservizi: ora Hera (da Modena a Rimini), in futuro si vedrà. Sembra quasi impossibile, eppure esistono ancora in Italia esperienze del tutto diverse, gestite proprio da cooperative. Parliamo di piccoli paesi, ma che devono garantire gli stessi servizi delle città maggiori. È il caso di Appiano, in provincia di Bolzano, dove l’approvvigionamento idrico è fornito da una cooperativa che nel 2007 ha distribuito 550 milioni di litri e fatturato 145 mila euro. Tariffa: 0,25 euro a metro cubo (non comprende il servizio depurazione, in capo al Comune). Un esempio più strutturato si trova nel Biellese, dove sono presenti 34 cooperative di cittadini che gestiscono l’acquedotto nelle loro frazioni. Si sono associate e hanno costuito un consorzio e conserveranno fino al 2023 la concessione degli acquedotti della zona di Mezzana Montaldo.
Sono casi marginali, senza dubbio. Ma a fronte di aziende con staff dirigenziali pletorici, strutture ridondanti e consiglieri di amministrazioni pagati centinaia di migliaia di euro (costi che finiscono inevitabilmente in bolletta), è in atto un ripensamento generale sulla gestione dei servizi. La flessibilità non è infatti caratteristica delle maxi aziende, che non a caso puntano a diventare proprietarie degli acquedotti e delle reti infrastrutturali, per ora in mano pubblica. L’acqua sarà un terreno su cui si misurerà, fra i politici, la reale volontà democratica e la disponibilità a chiamare i cittadini a compiere scelte decisive.
Fabio Gavelli
1 commentoPL in frenata, in calo volumi e portafogli
Prudenza e consapevolezza di stare vivendo un momento di crisi generalizzato. È quanto emerge dalla prima tornata di assemblee di bilancio delle cooperative di produzione lavoro, già sufficiente però a tracciare un quadro piuttosto preciso di quello che è l’andamento generale del settore “pesante”: industria, costruzioni, cantieristica. «Dalla chiusura dei bilanci del 2008 – spiega il responsabile di settore di Legacoop Forlì-Cesena, Valdes Onofri – si riscontra che nella quasi generalità delle cooperative si è riscontrato un freno nell’attività. Già alla fine del 2008, quindi, le imprese hanno preso coscienza del cambiamento di prospettiva. Questo si nota solo in parte nei bilanci 2008, su cui tutto sommato la recessione ha avuto un’influenza negativa piuttosto leggera». La soddisfazione, però, è destinata a scontrarsi con le asperità della crisi economica. «La situazione di difficoltà ha perdurato e sta perdurando per tutto il 2009 – prosegue Onofri – e si riscontra, come considerazione complessiva, un contenimento del portafoglio ordini e una riduzione delle marginalità sui lavori. Quindi il 2009 è un anno cruciale: bisogna capire come avverrà e se ci sarà la ripresa». Entrando nello specifico i segnali sono differenziati. «Per il settore edile e costruzioni (opere pubbliche e altro) si ravvisa ancora una frenata e non c’è ombra di ripartenza. Sull’immobiliare le cooperative non sono molto impegnate, però in questi ultimi due-tre mesi si è vista una lieve rivitalizzazione delle vendite, soprattutto nel residenziale».
Buone soddisfazioni provengono soprattutto dalle cooperative di dimensioni medio-grandi che si occupano di attività connesse all’edilizia e competono ormai a livello nazionale.
«Ci sono imprese di dimensioni importanti – dice Onofri – molto forti dal punto di vista tecnologico e della progettazione che hanno chiuso bilanci soddisfacenti e hanno per il 2009 un portafoglio ordini buono».
Le difficoltà più severe, come detto, riguardano le imprese che hanno l’attività più propriamente connesse alle costruzioni.
«Abbiamo riscontrato una forte crisi in alcuni settori specifici, legati alle opere pubbliche, a causa dei ritardi di pagamento e del calo dei volumi dei fatturati. A questo si aggiunge il problema del portafoglio ordini ridimensionato in seguito alla contrazione generale del mercato».
Il falso problema dell’identità
L’Italia si allontana dall’Europa. Solo che anche l’Europa si allontana da se stessa. È il risultato di un peggioramento netto nato a Nizza nel 2000, quando per l’ennesima volta fu allontanata l’idea di approvare una vera Costituzione europea. Poi è arrivato Bush, l’attentato alle Torri gemelle, l’oscuramento storico che prosegue, mitigato dal sogno di Obama, ma non privo di contraddizioni in corso. L’Italia sente come ossessione il problema dell’identità, come se improvvisamente avessimo scoperto di non avere salde radici. Anziche ritrovarle in una nuova sintesi fra passato e futuro, le individuiamo in un eterno presente che deve rimediare a tutte le nostre paure: l’uomo nero che ti porta via (e che ti violenta la madre, la figlia, la nipote, magari anche te stesso), la perdita della sicurezza economica (che è anche colpa – in questo delirio di irriflessione – dei sindacati, disposti a tutelare solo i garantiti), la stampa indiscreta e impicciona, gli immigrati. Il mondo della cooperazione deve pensare più in grande, perché ha un’antica consapevolezza della socialità in tutte le sue forme. Nessun imprenditore privato sembra porsi il problema delle prospettive di futuro. Se fossimo in condizioni di uscire dalla crisi solo con le nostre gambe, non avremmo bisogno degli altri. Solo che rischiamo molto se proseguiamo in questo modo. Non sono fra coloro che intendono alimentare il “gossip” sul premier. Ci pensa da solo ad alimentare un modo di fare informazione sulla quale lui e le sue aziende hanno guadagnato miilioni di euro. Ora c’è il rischio, come in “Quinto Potere” che la “macchina” assorba e indebolisca anche il suo artefice. Cosa ci sarebbe da stupirsi? Sono invece preoccupato per il fatto che invece di osservare il nostro cielo preferiamo osservare le nostre interiorità. E non credo che tutti lo stanno facendo partendo dalla bocca… E allora? Rinvio la memoria di chi legge ai segnali di pericolo per la tenuta della nostra democrazia e per quella che regola la convivenza pacifica nel mondo. Fate qualcosa, se non è già troppo tardi.
Pietro Caruso
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